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Sala polivalente per Castelsantangelo:
«Ma la pazienza è finita,
da lunedì ci aspettiamo i fatti»

SISMA - Da mezza Italia c'è stata la cooperazione per sostenere il progetto della Croce Rossa di Osimo. Oggi il taglio del nastro sul piccolo pianoro di Gualdo. La rabbia del sindaco Falcucci per la situazione della ricostruzione: «Pretendiamo che le promesse vengano mantenute»
sabato 28 Settembre 2019 - Ore 20:41 - caricamento letture
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Il sindaco Falcucci taglia il nastro

di Maurizio Verdenelli (foto di Luciano Carletti)

Tutte (o quasi) le ‘lingue’ d’Italia questa mattina sul piccolo pianoro di Gualdo, appena sopra Castelsantangelo, per un altro grande atto di generosità, in attesa dello Stato. Lombardi/valtellinesi, emiliani-romagnoli, toscani, umbri, marchigiani, laziali, abruzzesi, campani: tutti hanno cooperato con la Croce Rossa di Osimo nel realizzare la sala polivalente che da quest’inverno vedrà aggregata la piccola comunità gualdese (11 famiglie, 25 persone in tutto) che resistono nelle Sae in questo angolo di ’paradiso’ tra l’azzurro del cielo e il verde delle montagne dirimpetto. «Tuttavia la pazienza è finita, da lunedì vedremo da Roma se alle promesse seguiranno i fatti! Pretendiamo che queste siano mantenute, in ogni caso esigiamo la verità. Altrimenti è finita. Il 13 scorso abbiamo avuto ospite Conte (il quarto presidente del Consiglio e con Mattarella il terzo Capo di Stato nella mia attività di sindaco di un paese fortemente sismico come ‘Castello’): Conte lui sa tutto, è a conoscenza di tutte le problematiche.

Il sindaco con don Giuseppe Branchesi

Ha detto, il presidente del Consiglio, che il problema-terremoto è al primo posto della Sua agenda. E lunedì il CdM vara il Def. Ci aspettiamo un aiuto fiscale, la zona franca cioè ed una Legge della Montagna che serva per tutta l’Italia non solo per la gente dei Sibillini, percossi dal sisma». Parole di Mauro Falcucci, tra le tute rosse della Croce Rossa, quelle gialle della Protezione Civile, le penne degli alpini, le mimetiche dell’esercito, le divise dei carabinieri e i tanti volontari accorsi dappertutto per un esercizio di generosità di collettiva che segnala come la solidarietà delle associazioni in Italia ancora non è morta. Il sindaco di Osimo, Simone Pugnaloni, ha una lunga cravatta azzurra: è renziano della prim’ora ma non seguirà (mi rivela) il leader in Italia Viva a differenza dell’amico Francesco Fiordomo. «Voglio bene a Matteo ma stavolta non mi sono piaciuti i tempi dell’operazione messa in piedi». Pugnaloni (dal comune di Osimo, 5mila euro, e dal comitato cittadino della Cri, 20mila, la spinta finanziaria per la sala polivante) a Falcucci ha detto: «Siamo marchigiani, tutti insieme senza steccati pensiamo a risorgere e a darci una mano, in modo solidale». A Gualdo ci sono anche i volontari di Croce Rossa di Sondrio (responsabile Giuliana Gualtieroni), Bologna (Marco Migliorini) e del sottocomitato di Visso (la milanese Serena Amati che ha fatto nelle Marche una scelta di vita). E c’è soprattutto il presidente regionale di Croce Rossa, Fabio Cecconi.
Un’operazione, a Gualdo che segue quella del capoluogo (struttura similare a cura degli ‘Amici del Trentino’) e precede quella programmata a Norcia a cura dei sette comuni del Distretto del Cormor (Udine) e della Protezione civile del Friuli-Venezia Giulia.

Gli italiani della montagna del Nord aiutano gli italiani dei Monti Azzurri. Una gara di solidarietà dal ‘basso’ a coprire la scarsa presenza, finora, dello Stato nel ‘cratere sismico’. «Ormai i problemi li conoscono tutti: maggioranza, poi diventata minoranza, ed ora tornata ad essere governo, e pure opposizione, diventata maggioranza, e poi ancora minoranza» tuona Falcucci che ancora contesta la definizione di “cratere sismico”, «va bene per L’Aquila non per noi.

Ormai le speranze di ricostruire laddove abbiamo vissuto noi, e prima di noi i nostri padri sono per la maggior parte cadute. La perimetrazione indicherà dove nascerà Castelsantangelo 2.0, ma non imporremo ad alcuno di restare. Resta comunque il progetto ambizioso di non far morire il paese. Abbiamo finora raccolto 500mila euro, 250mila impegnati subito per la nuova Casa di riposo. Il resto lo teniamo intatto per altri importanti progetti tesi alla sopravvivenza della comunità. Abbiamo buone sensazioni: le quattro attività economiche sono rimaste a cominciare dallo stabilimento Nerea con 25 dipendenti». E’ uno sforzo, quello attualmente in opera nell’epicentro del terremoto, che ha visto l’impegno di tanti. Gli stessi che hanno collaborato, principalmente con gli osimani del presidente Adriano Antonella (raccogliendo l’invito di Cecconi) a Gualdo: Fondazione Maria Grazia Balducci Rossi; Nerea spa (presente l’ad Tommaso Rossi) Astea; associazione don Tonino Bello di Avellino (presente Sirio Di Capua); Irpino; GT Line; Umani e Ronchi e l’associazione Alpini (Mauro Corradetti). In particolare, l’associazione Polentari d’Italia di Santa Maria in Selva (Treia) ha donato un’importante fetta dell’incasso 2018 della Sagra. In diretta da Arborea (Oristano) è intervenuto il presidente nazionale Bastiano Arcai, che da Falcucci ha ricevuto l’invito a recarsi a Castelsantangelo. Il parroco Don Giuseppe Branchesi, anima del gruppo treiese, ha benedetto la cerimonia ed ha promesso che alla Sala Polivalente “Solferino 1864, lì dove è nata l’idea di Croce Rossa” (come denominata) si recherà a “fare una partita a carte, nelle sere d’inverno”. Magari portando con sè il compaesano Antonio Pettinari, presidente della Provincia, che oggi a Gualdo non è potuto salire (producendo …certificato medico) e neppure l’assessore regionale Angelo Sciapichetti, impegnato altrove.
Tante, comunque, le presenze di chi senza essere sponsor, ha collaborato in modo generoso: My House Legno (ha costruito bene la sala polivalente) Inveni; Big Mat Sbaffi; Irdem; Alberghiero di Bologna (ha offerto lo splendido buffet); famiglia Tiezzi; Mattoni a Fumetti per I Terremotati; Bikers 4 life di Fano; Buck e il terremoto; famiglia Messi; Istituto Marco Polo di Roma. E l’associazione ‘Vivi Castelsantangelo e l’Alto Nera’ che ha donato l’arredo della ‘Solferino 1864’. Racconta il presidente Vittorio Andalò, che abita a Gualdo: «La prima scossa fece piombare sulla mia abitazione un palo della luce. Pian piano ci siamo ripresi. Nessuno di noi vuole lasciare questo posto così bello con il monte Cardosa che pare quasi di toccarlo con la mano: c’era fino in cima una strada panoramica da dove si poteva ammirare a precipizio la splendida prospettiva di Preci. Ma ora, dopo il sisma, è impraticabile e ci sono altre priorità».
E Vittorio Vincenti, ingegnere, professionista da Città di Castello, consigliere comunale d’opposizione (lista civica di centro destra) nell’assise tifernate: «Siamo da due generazioni vicini a Castelsantangelo sul Nera, attualmente sto lavorando a due progetti. Ma se continua così, dovrò andarmene: tengo famiglia. Perchè uno dei nodi più grossi della ricostruzione sta proprio nella capacità di Stato ed enti di pagare i professionisti impegnati in questa questa gigantesca operazione di recupero. Falcucci? La penso diversamente da lui, ma lo ammiro per lo spirito di abnegazione che ci mette per salvare il paese. E’ un volontario puro». PS. (Da parte sua Falcucci smentisce d’essere di sinistra: «Chiacchiere fatte girare ad arte: sono un sindaco e basta. Qui a Castelsantangelo la politica conta davvero poco»).



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