Fondazione Carima in Apm,
conferme e perplessità in Consiglio
MACERATA - Il sindaco Carancini ha risposto all'interpellanza del consigliere Marchiori: «E' un'opportunità ma bisogna approfondire l'aspetto tecnico»
di Federica Nardi
Una quota dell’Apm alla Fondazione Carima? Dopo la conferma delle trattative in atto della presidente Rosaria Del Balzo Ruiti arriva quella del sindaco Romano Carancini. Anche se, come ha specificato il primo cittadino in risposta all’interpellanza del consigliere di minoranza Andrea Marchiori, «non si può considerare una mera operazione finanziaria ma deve coinvolgere un progetto più ampio di collaborazione». E soprattutto prima «bisogna superare l’aspetto tecnico – ha sottolineato più volte Carancini -. Stiamo verificando questo primo step perché l’investimento dovrebbe essere tale da non mettere in dubbio la possibilità per Apm della gestione in house, cioè di poter gestire i servizi pubblici. Se non ci sono inoltre le condizioni per fare entrare una Fondazione in Apm, la discussione è quasi inutile. La mia opinione personale è che può essere un’opportunità, ma la decisione sarebbe in ogni caso del Consiglio comunale». Il sindaco parla di “reciprocità senza scendere nel dettaglio: «Pensiamo ci debba essere – ha detto -. una reciprocità espressa in diversi modi, che però in questa fase teniamo per noi».
Tra benefici che verrebbero alla Fondazione quello di «poter investire sul territorio, avendo un dividendo significativo ogni anno dato che Apm ha consolidato da decenni i propri utili». L’interesse è stato palesato tempo fa durante una riunione tra enti, in modo informale da parte della presidente della Fondazione Rosaria Ruiti Del Balzo. La quota di interesse ancora non è stata precisata. Marchiori da parte sua ha sollevato perplessità su due aspetti principali: la tempistica e le possibilità future. Dato che Apm punterebbe a estendere la gestione dei servizi anche in provincia, «il valore del capitale sociale va valutato anche in questa prospettiva – dice Marchiori -. Inoltre il fatto che questo argomento venga toccato a fine mandato fa nascere delle perplessità aggiuntive. L’altro dubbio – ha concluso il consigliere – è quale sorte avrebbero quelle quote se poi la fondazione volesse cederle a sua volta. Potrebbero finire in mani diverse. Forse sarebbe il caso di fare un bando pubblico in modo da non rischiare un ricorso.
(foto Falcioni)
Fondazione Carima in Apm: «Interesse per quota di minoranza»


La gestione “in house”! Chi la tocca “muore”! Come mai? Perché? Concetti di “mercato” e “concorrenza” completamente ignorati.
Sono contrario alla partecipazione di privati ad una partecipata che tratta i beni comuni che ritengo debba essere gestiti da società con partecipazione solo pubblica. Inoltre una società come l’APM che produce bilanci positivi a sostegno del Comune di Macerata. Altre sono le opportunità a favore della città in cui la Fondazione può investire in particolare nella cultura e nell’economia locale.