Sisma, il volto dell’entroterra
è l’incapacità della politica

L'INTERVENTO di Lorena Polidori -Prima Il Pd, ora il governo giallo-verde: entrambi hanno responsabilità perché tutto rimane fermo. Con il ritmo attuale ci vorranno tar i 30 e i 40 anni per finanziare i 77mila progetti della ricostruzione
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Castelluccio di Norcia

 

Da Lorena Polidori, ex segretario provinciale di Forza Italia (si è dimessa lo scorso anno), riceviamo un intervento sulla ricostruzione post-sisma: 

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Lorena Polidori

Una gita a Castelluccio di Norcia per godere delle bellezze della natura di quei luoghi si è subito trasformata in un’angosciosa riflessione sullo stato dell’arte della ricostruzione post sisma. Alla grandezza ed alla forza della natura, alla bellezza dei campi anche se ancora poco infiorati, ai segni evidenti degli effetti del sisma sul monte Vettore, si contrappone l’incapacità e l’insipienza manifestata dai politici che si sono occupati di questi territori. Il Pd prima, ed il governo attuale in questa situazione a trazione grillina dopo. Sembra non si voglia rinunciare ad usare la ricostruzione come terreno di battaglia politica, in barba alle necessità della popolazione, senza il benché minimo “buon senso del padre di famiglia”. Così, norme nate per il sisma dell’Emilia, tutto in pianura, si è pensato bene di mutuarle nei nostri territori, collinari e montani con grande dispendio di risorse : come non riflettere su chi ci avrà guadagnato? Di certo non la popolazione.

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Luca Ceriscioli

La realtà è che i Cinque Stelle hanno paura di modificare l’impianto normativo, che andrebbe totalmente rivisto, perché temono l’opposizione del Pd. Già il Pd, che si comporta come se non avesse colpe, a partire dal livello nazionale per finire al vicecommissario Ceriscioli. Il quale comunque ha trovato il modo di far pervenire un po’ di fondi nella sua Pesaro: un po’ lontano dal cratere no? Ma che importa, della popolazione, delle attività, della visione dello sviluppo, della memoria dell’identità: concetti che chi li sostiene viene considerato, una “scocciatura”. Ma 77mila progetti, chi crede si possano finanziare con il credito di imposta? Con il ritmo attuale ci vorranno tra i trenta ed i quaranta anni. Per chi quindi la ricostruzione, se non per i giovani? La politica però si è guardata bene dal proporre per loro una strategia mirata. Speriamo si faccia ora. Ma quanto bisognerà ancora aspettare? Le prossime elezioni regionali il prossimo anno? L’eventuale nuova legislatura che potrebbe essere più vicina di quanto si pensi? Nel frattempo la popolazione residente, resiliente, sarà ancora presente, o si attende cinicamente che ci pensi il tempo che passa? E dell’opposizione chi ha preso posizione? Il silenzio è tombale: Leu difende il suo Errani, Forza Italia non pervenuta, nonostante qualche passerella sgangherata dell’ormai ex presidente del Parlamento Europeo con il fido Fiori.

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Piero Farabollini

Tutti hanno paura di farsi male con il problema: ma è da vedere se si fanno più male non occupandosene. Evidentemente la gestione del sisma di Ceriscioli è condivisa. Inciucio o co-interesse? E così ci siamo visti piombare in campagna elettorale alle europee il vice segretario Pd Paola De Micheli a pontificare: lei che non doveva nemmeno parlare. Ma ovvio con l’attuale impalpabile Piero Farabollini come Commissario straordinario se lo è potuto permettere. A proposito doveva essere il Commissario espressione della Rete delle Professioni tecniche, invece si sta comportando come il peggiore nemico dei progettisti. E intanto i tecnici vengono sottoposti a continue pressioni al limite del deontologico, selezionando quando possono i progetti per non rimetterci troppi soldi: perché il pubblico ha speso e spaso denaro a volontà, per la ricostruzione privata, nonostante la campagna del “tutto è pagato”, in realtà si va sempre in accollo: cioè il privato deve metterci soldi suoi! Ma questo, nessuno lo dice, è la sorpresa a fine istruttoria. Così ci nasce pure qualche lite ancora prima di iniziare il cantiere. Oltre il danno anche la beffa. Ritorno mesta e riflessiva da Castelluccio di Norcia lasciandola lì tra le macerie ancora non rimosse, dove il tempo sembra essersi fermato tre anni fa. L’Italia, questa nostra amata Italia, ma che paese è diventato?

 

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La devastazione del terremoto in una frazione di Castelsantangelo

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Visso



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