Soluzioni abitative d’emergenza,
la manutenzione passerà ai Comuni

SISMA - A stabilirlo un'articolo del decreto Crescita, che comprende anche le aree e le strutture commerciali. Un onere che scatterà fermo restando l'obbligo di garanzia dei fornitori iniziali. Gli enti locali avranno a disposizione, nelle quattro Regioni, 2,5 milioni di euro. Il deputato Morgoni (Pd): «Diventerà un problema se non parte la ricostruzione». Il governatore Ceriscioli: «Aumenta l'incertezza e si riducono le risposte»
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di Federica Nardi

La manutenzione ordinaria e straordinaria delle soluzioni abitative d’emergenza, relative aree e delle strutture emergenziali per le attività commerciali passerà ai Comuni terremotati. A stabilirlo una norma del decreto Crescita, che assegna per questo obiettivo anche 2 milioni e 500mila euro come tetto massimo per gli enti locali che avranno l’onere di occuparsene. Un onere che scatterà “fermi restando gli obblighi di manutenzione coperti da garanzia del fornitore”.

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Mario Morgoni, deputato del Pd

Nel caso della nostra provincia i fornitori delle sae sono i consorzi Arcale e Cns che le hanno realizzate. Mentre le strutture commerciali sono perlopiù della Protezione civile. La cifra a disposizione, divisa per tutte le strutture delle quattro Regioni colpite dal sisma,  «ammonta a 700/800 euro a sae», spiega Mario Morgoni, deputato del Pd. «Non è una cifra irrisoria – prosegue Morgoni -, ma il problema è sul lungo periodo. E dipende soprattutto dai tempi della ricostruzione». Nelle sae infatti vivono le persone che hanno le case completamente distrutte dal sisma e che, in media, non hanno un altro posto dove andare a vivere nelle vicinanze dato che dove il terremoto ha colpito più forte (montagne in primis), il patrimonio immobiliare pubblico e privato è decimato. Già nella Finanziaria 2018 si stabiliva che le sae sarebbero passate nel patrimonio dei Comuni terremotati, con una serie di convenzioni da stipulare poi per la manutenzione. Contro il provvedimento si è scagliato oggi anche Luca Ceriscioli, presidente della Regione che ha incontrato i sindaci del cratere ad Ancona. «Si tratta di un altro impegno dato ai Comuni  senza strumenti per poter gestire anche questo compito. Aumenta l’incertezza e si riducono le risposte – ha detto Ceriscioli. L’invito è dunque quello che il Papa ha fatto al Governo assente nella sua visita ufficiale a Camerino, di una presa di coscienza per poter recuperare questo gap guardando in faccia i problemi, affrontandoli e mettendo a disposizione quanto serve». Il testo del provvedimento è stato approvato a Montecitorio ed è definitivo, considerando che va approvato entro il 29 giugno e che quindi andrà al Senato con la fiducia, non essendoci i tempi tecnici per ulteriori passaggi alla Camera.



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