Nuova luce sulle Sae
con il progetto Unicam-iGuzzini

RICERCA - La scuola di Architettura Eduardo Vittoria a Pescara del Tronto con il progetto Configuring Light per comprendere come si possono realizzare migliori condizioni di socialità e di vivibilità negli insediamenti temporanei di emergenza
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Il gruppo di lavoro a Pescara dle Tronto con Giuseppe Losco

 

Nuova luce sui villaggi Sae con il progetto formativo dell’università di Camerino con iGuzzini. L’azienda di Recanati e l’ateneo con la Scuola di Architettura tracciano le linee guida per una progettazione ‘sociale’ della luce nelle soluzioni abitative di emergenza. Il progetto si inserisce nel ciclo Social Lightscapes Workshops ideato da Configuring Light, team di ricerca interdisciplinare della London School of Economics. A Pescara del Tronto nei giorni scorsi sono stai presentati i risultati di quattro giorni di workshop  sul tema della competenza e la consapevolezza della ricerca sociale nell’ambito del lighting design come mezzo di valorizzazione dello spazio pubblico.

unicam-2-325x241Alla guida del team di progetto Don Slater, co-director di Configuring Light e associate professor (reader) in Sociology della London School of Economics (Lse), ed Elettra Bordonaro, lighting designer e co-fondatrice del Social Light Movement. I futuri progettisti hanno svolto un attento lavoro di studio e osservazione diretta degli spazi fisici e dell’uso di questi ultimi da parte dei cittadini, culminato nel confronto con la comunità locale. Il team ha poi elaborato delle soluzioni migliorative per le diverse aree prese in esame, attraverso l’installazione temporanea di apparecchi di illuminazione e puntuali interventi di arredo urbano. I risultati sono stati poi presentati ai residenti, alle autorità locali e agli enti interessati, come metodologia che può essere adottata peril futuro. Il workshop ha messo in luce come un’illuminazione attentamente studiata possa favorire la coesione e l’integrazione delle persone che abitano uno spazio sociale, riqualificando al contempo il luogo stesso.

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Il Social Lightscapes Workshops. Social Research in design for lighting professionals  ha avuto inizio nel 2015 e ha toccato Londra, Muscat, Timiŝoara, Brisbane, Roma e Parigi – andando a prendere in esame contesti urbani e tematiche molto diverse tra loro.  «I temi del workshop Social Lightscapes Design – ha detto Giuseppe Losco, direttore della Scuola di Architettura e Design  – sono stati la comprensione di come si possono realizzare migliori condizioni di socialità e di vivibilità negli insediamenti temporanei di emergenza, in che modo la luce possa aiutare a rendere più vivi e praticabili gli spazi pubblici nascosti, anonimi e privi di qualità tra le schiere delle abitazioni provvisorie, di ricordare e rivivere gli spazi d’incontro della città distrutta, creando un legame tra le due realtà. Gli studenti e gli abitanti hanno così potuto comprendere il ruolo che la partecipazione sociale può svolgere nei processi di progettazione urbana ed il ruolo del design come guida ai processi di trasformazione degli spazi e dei servizi pubblici».

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Don Slater ed Elettra Bordonaro

«Questo workshop ci ha permesso di lavorare – spiega Don Slater  – a stretto contatto con gli abitanti delle zone colpite dal terremoto, capendo come poter ricostruire le loro vite profondamente cambiate dalla tragedia. Partendo dall’illuminazione e sfruttando delle installazioni capaci di mostrare come la luce possa influire concretamente sugli spazi urbani, abbiamo lavorato applicando una visione d’insieme che unisce gli aspetti tecnici di design a quelli più legati alla comprensione sociale. Creare un collegamento tra la luce o, più in generale, tra elementi di design e i bisogni concreti delle persone è un processo non semplice. Il workshop ha però permesso di dar vita a una breve ma intensa collaborazione tra gli studenti coinvolti e i residenti, esplorando a fondo il loro modo di intendere lo spazio sociale e sviluppando le soluzioni più adatte ai loro bisogni».   «È stata la prima volta – conclude Elettra Bordonaro – in cui abbiamo lavorato in un contesto abitativo di emergenza temporanea. La comunità, nonostante il trauma ancora vivo del sisma, ha ci ha accolto come fossimo una famiglia, contribuendo in maniera superlativa al risultato del workshop. La luce rivela come la popolazione viva e quali siano le loro attività, quali possano essere ancora svolte e quali no. La ricerca sociologica ci ha portato in breve tempo a comprendere meglio i problemi di Pescara del Tronto e speriamo sia stato utile anche ai residenti per capire quale via percorrere nel processo di ricostruzione».

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