Slot machine e videolottery,
la nuova frontiera dell’azzardo:
Civitanova gioca al rialzo

BATTAGLIA - Urgono regolamentazioni particolarmente restrittive per arginare la ludopatia in crescita ma l'amministrazione della città costiera starebbe ampliando le maglie del vecchio regolamento con un’apertura delle sale giochi senza pause dalle dieci del mattino fino alle due o alle tre di notte
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Giuseppe Bommarito

 

di Giuseppe Bommarito*

Un morbo contagioso e a volte anche letale si aggira per l’Italia, e colpisce sempre più duro aiutato dall’evoluzione tecnologica degli ultimi decenni e da irresponsabili provvedimenti legislativi, causando costi umani e sociali impressionanti. Si tratta del morbo patogeno diffuso dalla potentissima industria del gioco d’azzardo che nel giro di pochi anni ha trasformato l’Italia nel paese europeo dove si gioca di più; che colpisce senza pietà giovani e adulti; che ha creato quasi un milione di giocatori considerati patologici (cioè affetti da dipendenza vera e propria, tecnicamente definita ludopatia) e oltre due milioni di giocatori problematici a rischio di dipendenza; che costituisce ormai una voce molto importante del bilancio delle varie mafie (una cinquantina i clan impegnati attraverso una molteplicità di canali in questo colossale business, sul versante legale e ancora più su quello del sottofondo illegale, quasi sempre con situazioni connesse di riciclaggio e usura).

SalaVLT_SlotMachine_FF-3-325x216Il gioco d’azzardo esiste da sempre e consta di molteplici varietà, ma nell’ultimo periodo l’impennata spaventosa di questo settore è sicuramente imputabile alla sempre maggiore diffusione delle cosiddette macchinette mangiasoldi, cioè le slot machine e le videolottery, veri e propri macchinari da guerra in mano a gente senza scrupoli che stanno distruggendo migliaia di famiglie e, insieme ai tagliandi delle lotterie istantanee, hanno inaugurato e sdoganato l’era dell’azzardo di massa. E’ il frutto perverso di discutibili scelte politiche teoricamente finalizzate a garantire importanti entrate fiscali e tributarie nelle casse pubbliche e nel frattempo pervenute, mentre gli operatori del settore fanno indisturbati i matti soldi, al paradossale risultato di causare costi – per le terapie della conseguente dipendenza comportamentale – notevolmente maggiori delle somme incassate dallo Stato a tale titolo.

E proprio delle macchinette ora intendiamo parlare, considerato che a Civitanova, una delle città italiane in cui più si gioca (ben 87 sono gli esercizi pubblici cittadini dove si pratica gioco d’azzardo, tra i quali, se non vado errato, la sala giochi più grande del centro Italia) e dove, come altrove, i due terzi della spesa totale per l’azzardo se ne vanno appunto per questi infernali apparecchi, si sta proprio in questi giorni discutendo, tra mille polemiche, un nuovo regolamento sulle sale da gioco teoricamente finalizzato a limitarne gli orari di accessibilità.

slotmachineIl problema è tanto grave – non solo a Civitanova, ovviamente – quanto colpevolmente sottovalutato. E’ facilissimo con questi aggeggi scivolare nella problematicità e poi, ecco il passo successivo, nella vera e propria dipendenza compulsiva, garantendo in tal modo guadagni notevolissimi agli operatori del settore, per i quali ovviamente il cliente migliore e più redditizio è proprio il ludopatico, vittima della costante illusione di poter controllare il caso. A differenza delle altre tipologie di azzardo, ormai, grazie alle macchinette posizionate in apposite sale, ma anche nei bar, nei supermercati e nei negozi di tabacchi sotto casa, la “giocata” è diventata infatti immediatamente accessibile per tutti, semplicissima nelle modalità, sempre ripetibile nella quotidianità (il giocatore, cioè, può decidere di giocare ogni volta che vuole, facilitato dall’amplissima offerta e non essendo legato alla necessaria presenza di altre persone) e completamente sganciata dalla benchè minima socializzazione che potrebbe svolgere una qualche azione frenante.
Non c’è bisogno di altri perché non si gioca con altri come accadeva al tavolo verde, per cui ciò che uno perdeva veniva guadagnato da un altro seduto allo stesso tavolo. No, oggi il giocatore è in solitudine davanti ad uno schermo accattivante dove basta cliccare un tasto per trovarsi immersi in una combinazione di luci, colori e suoni, e dove, senza bisogno di alcuna particolare abilità, si confronta (si fa per dire, perché nella stragrande maggioranza dei casi perde senza remissione) esclusivamente con la macchina, con l’apparecchio che freddamente punta alla sua rovina. E non basta, perché un’altra caratteristica del gioco così concepito è la velocità della sessione di gioco, che si consuma nello spazio di pochi istanti, con la macchinetta che rimane lì e invita immediatamente ad una nuova partita nel vano tentativo di rifarsi, e poi ad un’altra, e poi ad un’altra ancora, e così via senza tregua e senza limiti temporali, perdendo progressivamente il controllo di se stessi e senza la possibilità di fermarsi a ragionare e di razionalizzare il proprio comportamento. Tra l’altro, nelle pochissime volte in cui si vince, anche l’incasso è immediato, per cui chi gioca, eccitato e confortato dall’evento favorevole, è ovviamente portato a reinvestire subito nel gioco per sfruttare il “momento buono” e rientrare (pura utopia) delle innumerevoli perdite precedenti. D’altra parte, come sempre accade in tutti i comportamenti ripetitivi indotti dalle dipendenze, ogni giocata, sino a quella immediatamente successiva, è sempre l’ultima.
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L’azzardo a portata di mano è tra l’altro facilitato anche dai bassi costi iniziali, che non impressionano e sono alla portata di molti (adulti, giovani a caccia di sensazioni forti, lavoratori, disoccupati in cerca di qualche soldo, donne lavoratrici e casalinghe una volta del tutto al di fuori del circuito dell’azzardo, sino a qualche anno fa appannaggio esclusivo degli uomini, ecc.), fino a quando, finita la fase della cosiddetta “luna di miele” con il gioco e della sottovalutazione del problema, non ci si rende conto che la faccenda è completamente sfuggita di mano con una progressione veloce e pesante e che nel frattempo, rovinata a volte irrimediabilmente la famiglia, si sono buttati al vento migliaia e migliaia di euro, in qualche caso anche centinaia di migliaia di euro nell’arco di due o tre anni vissuti nella crescente disperazione, tra sotterfugi, scuse puerili e menzogne a volte inverosimili, e nell’ansia feroce e vana di azzeccare finalmente la giocata buona, la giocata miracolosa, quella che avrebbe potuto consentire di recuperare le perdite sino a quel momento sofferte, ma che in realtà non arriva mai.
Nel panorama devastante e complessivamente avventato dell’azzardo, oggi quindi sono proprio le macchinette quelle che consentono i giochi a maggior rischio ed espongono ai maggiori disastri. E sono quelle che, nella continua rincorsa delle inevitabili perdite, maggiormente espongono alla ludopatia vera e propria (tant’è che la maggior parte delle persone che si rivolgono alle strutture specializzate per dipendenza dall’azzardo sono proprio i frequentatori delle slot machines), con una serie di problemi conseguenti letteralmente terrificante: interi patrimoni bruciati, indebitamenti con strozzini e usurai, perdita del posto di lavoro, rotture familiari, scivolamento in altre dipendenze contigue (alcol e droga), furti e rapine commessi per approvvigionarsi di soldi per nuove giocate “decisive”, a volte anche omicidi e suicidi.
Ecco perché le macchinette mangiasoldi non possono essere trattate come altri giochi d’azzardo, pure da combattere, ed ecco perché il compito delle istituzioni è senza ombra di dubbio quello di cercare di limitare al massimo la loro fruibilità. C’è al riguardo una legge regionale, risalente al gennaio 2017, che, per esigenze di salute e quiete pubblica, prevede campagne di sensibilizzazione e di prevenzione e vieta l’installazione di apparecchi e congegni per il gioco nei pressi di “luoghi sensibili” tipo istituti universitari, istituti di credito bancomat, compro oro e simili, demandando agli enti locali di individuarne ulteriori (ad esempio, scuole e impianti sportivi) e soprattutto di regolamentare in senso restrittivo gli orari di apertura delle sale giochi contenenti le micidiali macchinette, con un massimo consentito di dodici ore.

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I sindaco di Civitanova Fabrizio Ciarapica

Ebbene mentre alcuni comuni, come ad esempio Appignano, si sono schierati apertamente contro il gioco d’azzardo, approvando celermente un regolamento che limita moltissimo le fasce orarie di apertura delle sale giochi e premia quegli esercizi che decidono di dismettere le slot machine, a Civitanova si sta proprio in questi giorni svolgendo un dibattito surreale centrato su una palese volontà di procrastinare interventi al riguardo, minimizzando la problematica e studiando nel frattempo una nuova bozza di regolamento che, alla luce delle notizie uscite sulla stampa, peraltro confermate dallo stesso sindaco Ciarapica, sembrerebbe, anziché restringere rispetto ad un vecchio regolamento del 2004, profilare addirittura un’apertura ampliata delle sale giochi senza pause dalle dieci del mattino fino alle due o alle tre di notte.
Se così fosse, se anziché tutelare la salute pubblica e la tranquillità delle famiglie, si puntasse a favorire ulteriormente il cosiddetto turismo ludopatico, già massiccio sulla costa, verrebbe da chiedersi con quale faccia gli esponenti del Comune di Civitanova potranno poi continuare a presentarsi al tavolo costituito presso la Prefettura di Macerata, impegnato a prevenire tutte le dipendenze, non solo quelle da sostanze, ma anche quelle da comportamenti (la ludopatia in primo luogo).

Di questo se ne parlerà domani sera nell’aula consiliare di Civitanova nell’incontro promosso dal vicecapogruppo Pd Francesco Micucci, con esperti e dati a due anni dalla legge regionale (leggi l’articolo).

*Giuseppe Bommarito, presidente associazione “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”

 

La lotta alle ludopatie, “male oscuro da combattere”

 

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