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Tra le polemiche Farabollini-Spuri
e il sindaco multato in zona rossa:
il terremoto dei problemi continui

COMMENTO - La ricostruzione non parte e il direttore dell'Usr chiede 100 tecnici per accelerare l’iter. La polemica con il commissario. Dieci milioni dell’Ue destinati alle piste ciclabili. Sanzionato il primo cittadino di Matelica che voleva salvare gli affreschi. Ancora bloccati i risarcimenti danni delle assicurazioni. Oltre le criticità, le idee: un “Museo del terremoto” proposto dal vescovo di Camerino
venerdì 1 Febbraio 2019 - Ore 18:40 - caricamento letture
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Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

Quella appena trascorsa è stata sicuramente una settimana densa di avvenimenti non certo esaltanti per la gente terremotata dei nostri Sibillini. Innanzitutto c’è stata la presentazione avvenuta in Parlamento “tra il lusco e il brusco” (e la citazione non è puramente casuale) della relazione del commissario per la ricostruzione Piero Farabollini sulla situazione nella zona investita dagli eventi sismici. Situazione ovviamente deludente, come andiamo dicendo da mesi, in quanto su 46.000 edifici inagibili nelle Marche sono stati aperti soltanto 850 cantieri (cioè 1,84%). Inoltre sono state presentate soltanto 4.317 pratiche dall’Ufficio ricostruzione, che rappresentano appena il 9,38% degli edifici danneggiati. E’ stata evidenziata anche l’inadeguatezza della piattaforma Mude che determina ritardi e disservizi basandosi su internet explorer obsoleto (ma sono in elaborazione “strumenti e procedure integrative”) mentre fortunatamente gli Uffici per la ricostruzione hanno una migliore dotazione con piattaforme proprie.

Cesare Spuri

Altro evento la polemica tra il commissario per la ricostruzione Farabollini e il direttore dell’Ufficio speciale ricostruzione Marche, Cesare Spuri. Una frase rilasciata in una intervista dal commissario Farabollini lasciava intendere, molto esplicitamente, precise responsabilità «perché erano state cantierate subito le scuole fuori cratere» anziché «procedere secondo regole certe, linee guida univoche e condivise nella logica della ricostruzione consapevole e responsabile». Immediata la reazione di Cesare Spuri che ha così sintetizzato tutto: «Cerca altrove il tuo bersaglio…su questi aspetti la mia incidenza è zero». Ma Spuri è andato oltre e ha sottolineato che se l’Ufficio ricostruzione rilascia un’autorizzazione entro 180 giorni «è soltanto perché ho ottimi funzionari che hanno sempre lavorato a testa bassa impiegando tempi assai ridotti rispetto al lavoro necessario, secondo quanto previsto dalle norme vigenti». Poi è stato ancora più categorico: «Avanzano 30 pratiche a settimana. Pochissime! Con cento tecnici in più potremmo risparmiare dieci anni di tempo…L’autocertificazione potrebbe incidere molto sulla velocità di istruzione delle pratiche».

Francesco Pastorella

C’era già molta carne al fuoco quanto è esploso il caso della Giunta regionale che il 22 gennaio ha stanziato dieci milioni del Fondo europeo per la “messa in sicurezza di itinerari e percorsi ciclabili e ciclo-pedonali”. E’ insorto immediatamente il coordinamento dei “Comitati Terremoto centro Italia” e il suo esponente di punta, Francesco Pastorella, ha dichiarato: «Abbiamo perso 12.000 posti di lavoro. La viabilità non è stata ripristinata. La ricostruzione è totalmente ferma. Gli artigiani e le piccole imprese non lavorano più. I nostri paesi si stanno desertificando e non vediamo un futuro. Anche questa decisione ci arriva come uno schiaffo alla nostra situazione, uno schiaffo alla dignità di chi ha sempre lavorato senza mai chiedere niente!». Non si è fatta attendere la replica della Giunta regionale che, con la vice presidente Anna Casini, ha dichiarato che i fondi destinati alle ciclovie mare-monti sono europei ma non sono per la ricostruzione. E questo risponde al vero ma chi contesta questo investimento sostiene giustamente che, rispetto alle piste ciclabili, sono ben altre le priorità nell’area terremotata. «E’ assurdo pensare– ci ha dichiarato un sindaco dell’entroterra – che il turismo della costa arrivi a Frontignano o a Monte Prata mediante le piste ciclabili…». Intanto il Coordinamento dei Comitati Terremoto centro Italia ha contattato il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani informandolo della decisione della Giunta regionale, ricevendo come risposta la notizia che nei prossimi giorni sarà la commissione europea ad esaminare la situazione.

Altra vicenda che farà molto discutere è quella del sindaco di Matelica, Alessandro Delpriori, che è stato raggiunto da un decreto penale di condanna al pagamento di 40 euro di multa per essersi introdotto in un cantiere senza autorizzazione, in zona rossa di Castelsantangelo sul Nera, e senza essere accompagnato dai vigili del fuoco. E come mai un sindaco che dovrebbe conoscere le norme vigenti ha commesso questa infrazione? Semplicemente perché si era reso conto che ci era creata una situazione di emergenza in un cantiere in frazione Nocelleto. Si doveva mettere in sicurezza la chiesa francescana di S.Maria in Castellare dotata di affreschi assai importanti. Il sindaco di Matelica, il 25 aprile del 2018, essendo andato a curiosare spinto dalla passione per l’arte, ha notato che il cantiere era aperto e che pezzi d’altare erano accatastati insieme ad altre macerie e quindi soggetti anche ad essere asportati da qualsiasi passante. Si era infatti reso conto che «Si stava distruggendo un patrimonio che per secoli era stato custodito e conservato dai francescani prima e dagli abitanti poi. Tutti affreschi scoperti dopo il terremoto del 1997 e in gran parte ancora da studiare bene». Immediatamente scrisse alla Regione per segnalare la grave situazione e subito sono intervenuti i tecnici per mettere in sicurezza i preziosi affreschi mediante un nuovo appalto.
Ma intanto qualcuno aveva segnalato alla Procura che un sindaco si era introdotto nel cantiere in zona rossa senza l’accompagnamento dei vigili del fuoco e senza autorizzazione. Il magistrato di turno non ha potuto far altro che firmare il decreto penale. Grazie a Dio ora Delpriori potrà fare ricorso e quindi la vicenda sarà chiarita in tutti i suoi contorni e il decreto dovrebbe essere annullato. E il sindaco storico dell’arte ha promesso: «Una somma equivalente ai soldi della multa la regalerò in beneficenza all’arcidiocesi di Camerino».

La zona rossa di Camerino

Altra grana mai risolta è quella dell’indisponibilità, da parte dei Comuni, delle somme loro dovute a seguito delle assicurazioni fatte a suo tempo per il risarcimento dei danni del terremoto. Così ad esempio il Comune di Camerino non riesce ad ottenere dalla Compagnia di assicurazione, con cui era stata stipulata la polizza, il denaro di sua spettanza. «Polizza – si sottolinea – che era stata pagata con il denaro dei cittadini». Pertanto la mancata liquidazione dei danni sta creando non poche difficoltà all’amministrazione comunale che ha già inviato una diffida alla compagnia e si accinge ad assegnare ad un legale il compito di citarla in giudizio. Diversa la situazione del Comune di Sarnano, come di molti altri Comuni, nel senso che, per un’ordinanza dell’ex commissario Paola De Micheli, tutti i soldi delle liquidazioni sono stati come “confiscati” perché potessero essere impiegati per il restauro delle opere pubbliche peraltro già finanziate dallo Stato. E’ stato quindi il sindaco di Sarnano, Franco Ceregioli a sollevare il problema con il sottosegretario Crimi sostenendo che, dovendo avere una liquidazione di 3 milioni e 500.000 euro, quei soldi gli servono subito per il restauro dell’edificio scolastico.

Silvia Bonomi

Tra le tante brutte notizie ce n’è almeno una che riapre il cuore alla speranza, ma non è merito delle istituzioni, bensì di una donazione dell’Enel e di Legambiente che ha consentito di realizzare una stalla all’allevatrice ussitana Silvia Bonomi, una donna tutta coraggio ed energia che da dieci anni porta avanti il recupero della razza ovina sopravissana che produce una lana nota come “cachemire italiano” tipico dell’alta valle del Nera. «Farò di tutto – ha dichiarato Silvia Bonomi – per creare un sistema di economia circolare, che possa aiutare anche chi è rimasto senza lavoro, persone adulte che difficilmente possono reinserirsi nel mercato, realizzando una rete di piccole imprese. Noi, nonostante le leggi e la burocrazia, resistiamo e da qui non ce ne andiamo».

Francesco Massara

Ancora più esaltante la proposta fatta dall’arcivescovo di Camerino, mons. Francesco Massara, che, con grande lungimiranza ma soprattutto con tanta concretezza, ha lanciato l’idea di creare un “Museo del terremoto” per far tornare nel nostro territorio «il più grande patrimonio culturale delle Marche, con migliaia di beni culturali nei depositi». Ed ha aggiunto: «Non dobbiamo avere paura di creare quello che chiamo “museo del terremoto”, un polo dei beni culturali per i nostri figli, i nostri nipoti, ma anche per i turisti che vorranno venire a conoscere queste belle opere d’arte».
Ovviamente ci potranno essere delle difficoltà da parte di alcuni Comuni che vorranno tenere per sé le loro opere. Ma questo ostacolo va superato pensando che soprattutto ora è urgente far rientrare tutte le opere portate via alla svelta e disperse in vari depositi. Ma per fare ciò occorre avere una struttura adeguata, magari da costruire ex novo, soprattutto antisismica ma anche dotata di tutti i sistemi di sicurezza. Ovviamente la sua localizzazione non potrà essere decisa da un “algoritmo” della Regione ma dovrà essere realizzata nell’ambito del territorio maggiormente colpito dal terremoto.



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