Una facoltà della ricostruzione:
l’obiettivo per San Ginesio
PROGETTO - Presentato il dottorato di ricerca per creare un modello innovativo e senza precedenti. Partner di Unicam lo studio dell'architetto Giuseppe Bocci che da 20 anni affronta il tema: «Serve una legge quadro. Si cambia ogni volta e non è un problema di risorse, qui luogo ideale per ospitare un corso sulle emergenze e le ricostruzioni post calamità e catastrofi»

Convegno organizzato dallo Studio Bocci sulla ricostruzione del terremoto de L’Aquila del 2009. Presenti il sindaco e l’amministrazione comunale
E’ un sogno che può diventare realtà, lo presenta Giuseppe Bocci, architetto di San Ginesio che con il suo studio ha affrontato le ricostruzioni degli ultimi 20 anni in Italia e lavora a progetti importanti in Turchia, una terra tra le più sismiche del pianeta: una facoltà che possa formare nuove professionalità nel settore delle emergenze e delle ricostruzioni post calamità e catastrofi con sede proprio a San Ginesio. Il primo mattone è stato posato con la partenza del dottorato di ricerca che vede l’università di Camerino rappresentata, dal tutor didattico Lucia Ruggeri, della scuola di Giurisprudenza e la Società d’Ingegneria Bocci and partners srl rappresentata dal tutor aziendale Paola Morlupo. La dottoranda Silvia Montecchiari dovrà lavorare sulla creazione di un “modello di ricostruzione post sisma e linee guida per l’istituzione di una legge quadro”.
«Ci sono parecchi centri – spiega Giuseppe Bocci – nella zona terremotata vocati, offrendo i propri immobili da ristrutturare e riutilizzare, ad ospitare una nuova Facoltà. Per esempio San Ginesio. che è anche sede dell’istituto Alberico Gentili che si occupa di studi di diritto internazionale e questa circostanza può costituire una opportunità e una leva per dare alla nostra ricerca e tutto ciò che ne consegue, un respiro di carattere internazionale. La ricerca ha l’obiettivo di creare un modello di ricostruzione che affronti tutti gli aspetti interessati. Dall’urbanistica al rilancio del territorio, dalla tecnologia innovativa d’intervento agli strumenti normativi, fornendo al legislatore le informazioni e proposte necessarie per l’istituzione di una tanto attesa “legge quadro”»
L’architetto ripercorre i fatti che hanno seguito la sequenza di eventi sismici che a partire dal 24 agosto 2016 hanno interessato il Centro Italia per una una riflessione sul destino delle aree interne soprattutto sulla “macchina” della ricostruzione: «Dopo due anni e mezzo, riguardo alle modalità operative da seguire nella ricostruzione si registra una certa confusione sia dal punto di vista normativo che procedurale. Le esperienze degli ultimi vent’anni (il terremoto in Umbria-Marche del 1997, quello in Abruzzo del 2009, quello in Emilia-Lombardia del 2012) non hanno condotto alla messa a punto di un modello unico di ricostruzione, riconosciuto a livello nazionale. Avendo avuto l’opportunità di lavorare sulle ricostruzioni di questi terremoti abbiamo provato a mettere a confronto i vari modelli adottati per quelle ricostruzioni. Le conclusioni che ne sono scaturite risultano desolanti. Non c’è modello che si somigli neanche un po’. Ogni volta ogni Regione e/o ogni Commissario straordinario si sono inventati il proprio sistema che, per essere perfezionato, ha allungato di anni la ricostruzione, pur disponendo di adeguate risorse finanziarie. Infatti il problema non è, come comunemente si pensa, “non ci sono i soldi”, bensì “i soldi ci sono, ma non si riesce a spenderli”».
Un situazione burocratica e normativa definita da Bocci caotica e con domande a cui non è stata data una risposta: «Perché lo Stato non ha mai provveduto ad elaborare un modello di intervento dispensando gli amministratori, gli operatori e i tecnici dall’adottare fantasiose interpretazioni burocratiche, nonché dalla applicazione di normative e regolamenti sempre nuovi e mutevoli? Perché trattare la ricostruzione in modi differenti all’interno del medesimo contesto e del medesimo sisma, come sta accadendo nel comune di L’Aquila rispetto ai restanti 50 comuni del cratere, o in Emilia rispetto alla confinante Lombardia? Perché ogni volta Regione o Commissario Straordinario devono “inventarsi” la propria ricostruzione, spesso senza valutare criticamente i risultati raggiunti in precedenza?»
«Sono queste le premesse – continua Bocci – che hanno dato l’idea di far partire il laboratorio sperimentale utile al legislatore per istituzionalizzare un modello definitivo. Una legge quadro che integri e abolisca le esistenti, che semplifichi i processi burocratici, che chiarisca tempi, responsabilità. Che stabilisca fondi da utilizzare sia per la prevenzione ordinaria, sia in fase di emergenza che di ricostruzione. Creare un impianto normativo del genere non è affatto semplice poiché l’art. 117 della costituzione è in agguato. Di conseguenza occorre orchestrare bene le prerogative dello Stato Centrale con le prerogative delle Regioni. Per questo motivo il lavoro che andremo a realizzare, pur coinvolgendo molteplici discipline, sarà sempre filtrato e decantato da questo dottorato con base giuridica, proprio per evitare di fare un lavoro “perfetto”, ma anticostituzionale.
Le indagini da effettuare e le proposte da formulare interessano la normativa, la geologia, l’urbanistica, l’architettura, aspetti strutturali e tecnologici, aspetti finanziari (gestione delle risorse e loro impiego), aspetti sociologici e macroeconomici, aspetti turistici, culturali e rilancio del territorio. Nello sviluppo della ricerca saranno condotte indagini sul campo, acquisite informazioni tecniche e legislative, effettuate interviste, analizzati casi studio nazionali e internazionali. Saranno approfonditi aspetti tecnologici innovativi. Saranno inoltre valutati aspetti sociologici ed economici. «Si cercherà di dimostrare – conclude Bocci – che per lo Stato una calamità naturale, sia nella fase di ricostruzione che, soprattutto, in quella di prevenzione, può costituire una opportunità economica e non solo un costo. Una leva finanziaria, un volano con effetto moltiplicatore che determina la crescita economica di un territorio. La ricerca si avvarrà di workshop per sperimentare soluzioni progettuali e di convegni tematici per alimentare un confronto nazionale e internazionale sul tema in oggetto».




