Una chiesa di legno
per don Candido
PIEVE TORINA - Il sacerdote non ha mai smesso di celebrare la messa dopo il sisma, accoglieva i fedeli in una stanzetta della canonica. Oggi il taglio del nastro della struttura, è l'unico edificio di culto del comune

Il taglio del nastro
di Monia Orazi
«Qui non c’era più nulla, siamo rimasti in pochi, prima del terremoto tanti venivano in estate, adesso chi tornerà più, hanno tutti paura. Anche ieri sera ero seduta fuori ed ho sentito una scossa». Sta tutta nelle parole di Nella, una delle abitanti più anziane che non se ne sono mai andate, la storia di Val Sant’Angelo, frazione di Pieve Torina lungo la strada per Colfiorito, che da oggi pomeriggio ha ritrovato una chiesa provvisoria, tutta in legno, 70 metri quadrati di speranza, dove l’anziano e tenace parroco don Candido Pelosi che sinora ha usato un’angusta stanzetta della canonica, tornerà a dire messa davanti ad un altare. Piccolo, dinoccolato e dalla voce ferma e gentile, per tutti don Candido è un’istituzione vivente. Provetto fotografo, ha dispensato consigli e insegnamenti ad intere generazioni.
All’ombra del campanile dell’antica chiesa è stato per ben 57 anni, le scosse hanno devastato le case, che però con la tenacia della roccia sono ancora in piedi, così come la chiesa, che però presenta lesioni alla facciata e nella parte interna. Non ha mai smesso di dire messa, sinora ha utilizzato una stanzetta della canonica dove vive, sinora risparmiata dalla distruzione del sisma. Ha parlato con i parrocchiani, con i concittadini, dando sempre un messaggio di speranza. Oggi per lui e la piccola comunità è stata festa grande. Grazie all’associazione San Vito Italia, presieduta da Lino Sechi e che raccoglie alcune decine tra comuni, parrocchie ed associazioni dove la venerazione per San Vito, martire siciliano, è il filo conduttore, si è scatenata una gara di solidarietà, che ha reso possibile la realizzazione in due mesi della nuova chiesa in legno. Oggi pomeriggio al taglio del nastro c’erano insieme a don Candido i parrocchiani di sempre e quelli di ritorno, i brandelli di una comunità che si è ritrovata unita e piena di gioia, in un pomeriggio di festa semplice ed intenso della tarda primavera. A tagliare il nastro anche l’arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro, il sindaco Alessandro Gentilucci, i rappresentanti dei carabinieri, della polizia municipale. «L’anno scorso durante il meeting annuale in cui ci ritroviamo come associazione – ha detto Lino Sechi presidente di San Vito Italia – abbiamo deciso di aiutare qualche realtà colpita dal terremoto, la scelta è caduta sulla parrocchia di San Vito a Val Sant’Angelo di Pieve Torina. Alle nostre quote annuali, che destiniamo alla solidarietà, si sono uniti altri importanti contributi e siamo riusciti a realizzare questo progetto. Anche il comune di Monte San Vito ha voluto donare una somma a don Candido». Sono intervenuti il gruppo di Nole (Torino), San Vito Romano dal Lazio, i marchigiani da Monte San Vito e San Vito di Recanati, altre città d’Italia. La chiesa è stata costruita in soli due mesi. E’ l’unica di tutta Pieve Torina, che ha tutti i luoghi di culto resi inagibili dal terremoto. Soddisfazione è stata espressa dall’arcivescovo Brugnaro che ha ringraziato tutti per la grande solidarietà e la vicinanza mostrata alla comunità locale. «Grazie all’associazione, ai comuni e alle parrocchie di San Vito, con tenacia il nostro piccolo grande parroco don Candido, per tutti noi punto di riferimento – ha detto il sindaco Gentilucci – col passo lento del montanaro, ha portato a casa una bellissima struttura per la comunità. Non si possono lasciare indietro le chiese, che sono parte della tradizione e delle radici della nostra cultura, oggi possiamo fare festa grazie alla collaborazione di tutti».















