Padre Maggi: Tante scuse a sorella morte,
in caso di lutto evitate i religiosi

MACERATA - L'ex "frate eretico" fa il pieno di pubblico e di applausi agli Incontri d'autunno. Dopo "Chi non muore si rivede" stasera ha presentato l'ultimo successo editoriale: "L’ultima beatitudine, la morte come pienezza di vita"
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Padre Alberto Maggi stasera all’hotel Claudiani

 

di Maurizio Verdenelli

“Bravoooo!”. Tifo da stadio, applausi ripetuti, onde sonore di allegria nel piccolo auditorium del ‘Claudiani’ sold out (mai così in assoluto) stasera per l’ex ‘frate eretico’ di Montefano parlando di morte. Che per due ore due attraverso una grande terapia di gruppo, ha liberato l’entusiasta platea fatta di cinquantenni (tra i quali l’assessore Narciso Ricotta) ed anziani (tra i quali l’on. Adriano Ciaffi) dall’ansia per la ‘Nera Mietitrice’. Per padre Alberto Maggi, direttore del centro studi Biblici ‘Vannucci’ del paesino al confine tra Macerata ed Ancona, un’esperienza che nasce nell’aprile del 2012 “quando stavo per morire”. “Mi trasportarono in ambulanza all’ospedale di Civitanova, tuttavia a metà strada compresero che era necessario un automezzo più attrezzato. Il trasbordo avvenne all’altezza di un cimitero. Dissi agli infermieri: ‘Ragazzi, siamo già arrivati?’ Tutti a ridere. E sotto la maschera dell’ossigeno atteggiai il viso ad un sorriso, perché anche al momento della morte bisogna continuare a dare…” racconta don Alberto introdotto dall’amico quarantennale Roberto Mancini (‘quella notte’ gli fu accanto a vegliare) chiamato dal circolo Aldo Moro al quarto degli Incontri d’Autunno. Quello con il presbitero dell’Ordine dei Servi di Maria era il più atteso dopo che lo scorso anno ‘saltò’ per il terremoto –ha ricordato l’assessore regionale Angelo Sciapichetti. Un inizio peraltro travagliato da problemi fonici mentre l’onda lunga del pubblico arrivava a lambire compatta ed attorniare il tavolo dei relatori.
Su quella drammatica esperienza di cinque anni fa, don Alberto ha scritto poi un libro di successo ‘Chi non muore si rivede’ “che non pensavo di scrivere mai e che invece risultò il più venduto”. Sul tema è ritornato ora con ‘L’ultima beatitudine’ – La morte come pienezza di vita’. “L’editore –ha ricordato- non voleva assolutamente che sulla copertina apparisse la parola morte: non si vende…eppure siamo alla terza edizione…”. Il tema proposto riprendendo quel titolo poi imposto dall’autore, recitava così: “Riflessioni sul fine vita”. Un titolo perlomeno mal posto considerato che l’argomento –ancora incagliato in Senato dopo il ‘sì’ della Camera circa il testamento biologico- non è stato trattato per nulla. Considerato che per l’uomo che traduce i testi biblici per riportarli al loro originario significato (stesso impegno sul versante laico di Erri De Luca) “la vita per continuare a vivere ha bisogno della morte”. Tuttavia ad una precisa domanda finale sul cd accanimento terapeutico, padre Maggi si è schierato “per la dignità della persona a fianco delle sue scelte qualunque esse siano”.

 

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L’intervento di Angelo Sciapichetti

In ogni caso negli interventi nessuno ha pensato di schierarsi contro il ‘pietismo’ e la malinconica ritualistica destinati però a lasciare subito nella solitudine chi ha subito un lutto. A mostrarsi ‘contro’ ci ha pensato infatti don Alberto, con il suo ‘tocco’ in più e il sorriso da ‘eretico’ simpaticissimo. “Evitate le persone religiose, l’aria fritta di conforto tanto al chilo. Evitate i manifesti dove la parola morte viene sostituita da giri di parole tra i quali regna sovrano: E’ tornato alla Casa del Padre”. E: “Sono ancora pieno di indignazione per l’omelia di quel parroco che celebrando la messa funebre di un bambinetto di due anni, lo ha definito ‘un angelo volato in cielo per rendere più bello il paradiso”.  In particolare: “La differenza basilare è tra i significati delle antiche parole greche bios (vita) e zoe (vita per sempre). La prima deve essere alimentata, la seconda alimenta ed è perenne. Avete presente Francesco di Assisi e il Cantico delle Creature? Lui a differenza di tanti altri nella storia della Chiesa ha visto giusto, lui che la definiva Sorella: ‘sora nostra morte corporale’, la ‘morte secunda’ che non fa male a chi si trova nelle ‘santissime voluntati’ di Dio”.

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Il filosofo Roberto Mancini con padre Maggi

Come morire? “E’ ormai pensiero comune che morire nel sonno sia la ‘cosa’ migliore. Eppure c’è una giaculatoria che dice: ‘Dalla morte improvvisa, liberaci o Signore’. Al momento del disfacimento definitivo del corpo, si gode in realtà di un grande sollievo. Quando il bambino nasce lancia un grido ed intorno a lui c’è allegria, al contrario il morente ha un quieto sorriso nella mestizia generale. Sorride perché vede finalmente i suoi cari ‘defunti’ che gli sono stati vicino per tutta la vita, proteggendolo invisibili. Bisogna mettersi in ascolto ed intercettare quelle presenze sempre al fianco di tutti noi viventi”. Padre Maggi spiega: “E’ come una musica mozartiana che nessuno esegue, ma tuttavia nell’aria”. Racconta ancora: “Vado a visitare un malato gravissimo. I parenti mi dicono: ci raccomandiamo, padre, gli abbiamo detto che è gastrite, non tumore…Entro dentro la stanza e lui mi fa: ‘Chiuda la porta’. Poi: ‘Loro credono che io stia bene, tra qualche giorno sento invece che morirò. Ma non gli dica nulla, ne avrebbero un grande dolore…per me invece sarà una liberazione”.
Ecco ripetuto nel finale il principale dei calembour di don Alberto: “Occorre scusarsi con Sorella Morte, quella che dicono meglio non nominare –“Che la Vergine fosse deceduta” l’ha annunciato per la prima volta papa Giovanni Paolo II a metà del ’97”. “Morendo a questa vita il chicco di grano che siamo noi, diventerà spiga, godrà di un’illuminazione mai possibile prima. Se non si muore, non si riuscirà a vivere completamente”. “Ma quale Riposo Eterno? E’ forse una condanna all’ergastolo quest’interminabile presunta inattività?! Per quello potrebbe pure bastare due, tre secoli ma poi…c’è da lavorare seriamente”!.
Infine: “Quando le due donne vanno al Sepolcro non si accorgono che Gesù è dietro di loro, vivo: non c’è la Madonna che ‘sapeva’ come il Figlio non fosse mai davvero morto”. Sulla resurrezione di Lazzaro: “Gli avrà fatto alla fine un favore?”. E noi? Invecchiamo tranquillamente? L’ultimo ‘tocco’ irriverente da parte del Servo di Maria: “Non dite mai dopo aver fatto un selfie che siete stati ‘presi male’…siete proprio così: è l’età” ha scatenato, al 91’, un’ondata di sorrisi, soprattutto da parte delle signore, in forte maggioranza.
E quando Sciapichetti dice alfine basta, c’è la fila per farsi autografare ‘L’ultima beatitudine’ dal padre superstar. All’uscita Enrico Marcolini commenta: “Pensare che le prime volte agli incontri che organizzavamo, attorno a don Alberto si riunivano sei, sette persone al massimo”.
E’ la Morte, bellezza, ssst…

(foto Fabio Falcioni)

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Alberto Maggi e il tabù della morte: “I fiori portateli ai vivi”



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