“Il barbiere” criticato perché moderno,
Carla Moreni difende Rosina e Rossini
MACERATA - Nell'ultimo appuntamento della terza settimana di Aperitivi Culturali ospite la critica de Il Sole 24 Ore. In apertura un commosso ricordo di Angelo Foletto, alfiere della rassegna

Il ricordo di Angelo Foletto
di Marco Ribechi
Rosina difende Rossini, a raccontarlo è Carla Moreni. Si avvia verso il gran finale della sua ventesima edizione il ciclo di appuntamenti degli Aperitivi Culturali, il percorso di approfondimento della lirica guidato da Cinzia Maroni. A chiudere la terza e penultima settimana è l’ospite Carla Moreni, critica musicale de Il Sole 24 Ore.
L’incontro, molto partecipato nonostante l’incalzante calura domenicale, si è aperto con un doveroso e commosso omaggio ad Angelo Foletto, giornalista di altissimo spessore e vero e proprio alfiere della rassegna fin dalle sue primissime edizioni. La sua scomparsa, avvenuta il 29 gennaio, rappresenta una grave perdita per il mondo della musica e della critica. In un filmato del 2024, trasmesso sullo schermo degli Antichi Forni, il critico rifletteva sul valore unico dell’opera all’aperto: sebbene gli spazi chiusi siano più adeguati per la fruizione musicale, i luoghi all’aperto come lo Sferisterio si trasformano in straordinari punti di aggregazione collettiva e inclusiva, creando un nuovo tipo di pubblico inatteso.

Angelo Foletto in una foto d’archivio
Questa intensa premessa ha fatto da apripista alla seconda parte della trattazione, legata a doppio filo con la terza rappresentazione de “Il barbiere di Siviglia” in scena questa sera allo Sferisterio. Il titolo, “In difesa di Rosina”, richiama le sfortunate vicende della prima esecuzione assoluta dell’opera, passata alla storia come un clamoroso flop bersagliato da critiche feroci. «Rosina, che stranamente richiama molto il cognome del compositore – spiega Carla Moreni – subì forti critiche già all’epoca della prima assoluta del Barbiere, avvenuta al Teatro di Torre Argentina di Roma nel 1816. Se confrontato con la tradizione passata della versione di Giovanni Paisiello già applaudita a San Pietroburgo, la partitura di Rossini irrompeva con una modernità spiazzante, e al centro degli attacchi finirono, oltre al compositore, anche l’interprete».

Carla Moreni
Prima di scrivere “Il barbiere di Siviglia”, Rossini si trovava a Napoli come compositore stabile del Teatro San Carlo, dove operò dal 1815 al 1822. Qui si innamorò di quella che poi divenne sua moglie, Isabella Colbran, e per lei scrisse nove opere serie definite i “gioielli della corona”, ovvero opere sperimentali tutte incentrate intorno a questa figura di donna. Per varie vicissitudini, fu scritturato a Roma dal Teatro di Torre Argentina per scrivere un’opera buffa.

Poiché la sua musa non poteva assentarsi da Napoli, Rossini scelse Gertrude Righetti Giorgi, una cantante molto dotata amica di sua madre che era a sua volta un celebre contralto. «Alla fine della prima, “Il barbiere di Siviglia” fu un flop colossale e la sua protagonista fu pesantemente offesa e insultata — spiega Carla Moreni — nel 1823, la stessa Gertrude Righetti Giorgi scrive un breve libro intitolato “Cenni di una cantante in difesa di Rossini”, in cui racconta perfettamente tutti i dettagli della prima, ed è per questo che noi ne sappiamo così tanto. Lei voleva difendere sia Rossini che il suo personaggio da quello che era il “giornalista inglese” che le aveva pesantemente attaccate, ovvero Stendhal, che a sua volta era un grande intenditore di musica, ma non aveva assolutamente apprezzato la prima del Barbiere».

Gabriela Lampa
Tra gli aspetti criticati da Stendhal c’erano la trasformazione radicale della melodia e del ritmo, l’uso delle voci trattate quasi come strumenti musicali, e il rigido controllo del compositore che “ingabbiava” il cantato per rivendicare la centralità assoluta della propria scrittura. Tutti elementi che all’epoca spiazzarono il pubblico ma che oggi riconosciamo come i veri punti di forza della rivoluzione rossiniana. «Infine — conclude ironicamente l’ospite — ci fu una critica che fece infuriare tremendamente l’interprete di Rosina, ovvero che fosse troppo attempata per la parte. La cantante si difese mentendo mentendo però sulla sua età al momento della rappresentazione».

L’aperitivo finale è stato offerto dal Centrale Macerata. Stasera allo Sferisterio andrà in scena la terza replica de Il barbiere di Siviglia, mentre agli Antichi Forni si tornerà venerdì prossimo in compagnia di Luca Scarlini, che tratterà il tema dei Carmina Burana.
Pure per me è stata una grande delusione la trasposizione moderna, anche quando, tempo fa, fecero morire Mimì in un letto di un moderno ospedale invece . . .”di spegnersi dolcemente nel letto della mansarda”