Balelli, il poeta con la Rolley,
battezza il festival della fotografia
MACERATA - I "luoghi dell'anima" del grande artista maceratese in esposizione ai Magazzini Uto fino al 5 novembre all'interno della prima edizione di Viaggi fotografici minimi per "alimentare la sete culturale di una terra che ha del potenziale enorme"

Emanuela Balelli, sullo sfondo i locali dell’Unione tipografica operaia ritratti dopo il bombardamento tedesco
di Maurizio Verdenelli e Gabriele Censi
Un grande protagonista all’interno del Piccolo festival della fotografia di Macerata inaugurato ieri e che terrà ‘cartellone’ fino al 5 prossimo tra i Magazzini Uto, il Mercato delle erbe e il Duma. Nella prima location c’è il capo dinastico dei fotoreporter maceratesi ed insieme marchigiani ed italiani del secolo scorso, a cominciare dalla Grande Guerra: Carlo Balelli, figlio di Alfonso ‘gran ritrattista’ e nipote di Carlo, il primo di una generazione ‘illuminata’ che da Faenza patria della moderna fotografia, emigrò felicemente a Macerata. L’ultima, in ordine di tempo, è Emanuela Balelli, figlia di Carlo di cui è la fervida e pugnace memoria, che ieri pomeriggio ha inaugurato la mostra paterna dal titolo suggestivo ed inedito: “I luoghi dell’anima”.
Di Balelli pensavamo di sapere tutto o quasi tutto, compulsando l’immenso retaggio presente (fortunatamente) in due siti come la Biblioteca nazionale e la Biblioteca comunale Mozzi Borgetti. Sapevamo del fotografo di guerra al seguito della Terza e Quarta Armata al fronte sulle montagne; dell’impareggiabile ‘paesaggista’ di un territorio, quello maceratese, che il progresso ha deturpato in parte non irrilevante; del grande professionista che ha fissato il nascere e l’evoluzione del lavoro nelle fabbriche della prima storia industriale marchigiana; del ‘reporter’ che ha lasciato un documento prezioso, raro delle ‘nuove’ città così come si modificavano nell’urbanistica e nella parte monumentale ed insieme degli avvenimenti sociali e culturali che vi si svolgevano. Ma nel perfezionista che riusciva a ‘spremere’ tutto dalle ‘sue’ macchine fotografiche (le migliori sul mercato d’allora), c’era anche e soprattutto l’artista che sapeva ‘dipingere’ con un colpo di clic e l’infallibile ‘occhio’ fulminante. “Tutta la poetica di Carlo Balelli –ha detto Emanuela Balelli- è in centinaia di immagini di cui questa mostra ha cercato di carpire il nucleo essenziale. La sua poetica comprende la Natura mai disgiunta dalla presenza umana”. In un gioco, direbbe lo scienziato Giacomo Rizzolatti, da ‘neuroni a specchio’: il bianco abbagliante dei Sibillini innevati in un giorno d’inverno assolato si specchia con il candore della pelle dei buoni che traino un carro agricolo lungo un tratturo sarnanese.
E’ il trionfo del bianco e nero, quadri gloriose non solo foto di una perfezione superba dove niente è lasciato al caso. In una parola sola: l’anima del poeta con la Rolley (e l’Hasselblad). C’è tutto, l’universo mondo, nella ‘Comoedia’ di Carlo nato a Novara nel 1894: la Storia ed insieme la Cronaca, quella dei vinti, quella che sarebbe piaciuta a Giovanni Verga; Macerata e la sua ragnatela di stradine, piazzette e vicoli; i Monti Azzurri leopardiani; la Sibilla che chiude in sé il proprio millenario mistero; il freddo intenso delle trincee della Guerra 15-18; i volti dei fanti dal destino incerto che cercano di sorridere davanti a quella grande macchina piazzata davanti loro dal fotografo maceratese; la stanza berlinese; lo studio di Firenze. Poi la bella ragazza in costume bianco sulla spiaggia adriatica, Elvira, Erilda vestita di fiori dal sorriso scintillante che gioca con le piume di struzzo; Rosina dallo sguardo di anice purissimo; Giacomo e Giovanna, l’amatissima moglie sugli scii a Bolognola. Quanti anni aveva allora, signora? “Ventidue” fa lei, la signora Balelli. Ed un po’ si è commossa al ricordo, ieri sera ai Magazzini Uto.
Al Mercato delle erbe espongono Lorenzo Cicconi Massi, Bartolomeo Eugenio Rossi, Noe Alonzo, Martina Aliprandi, Lorenzo Zoppolato, Giulia Zazzi, Mauro Talamonti, Alena Zhandarova e i partecipanti al contest “Persi di Vista”. Per lo più giovani fotografi, di grande talento, provenienti da diverse parti d’Italia che mettono in fila immagini del nostro territorio e senza confini, spaziando dall’Islanda all’Oriente. “Viaggi Fotografici Minimi si propone di portare a Macerata, – spiegano gli organizzatori Alessandro Cesaretti e Giulio Contigiani – con molta umiltà e entusiasmo, un festival della fotografia che abbia come punti di riferimento i grandi e ispirati festival nazionali e europei. Ci proponiamo di alimentare la sete culturale di una terra che ha del potenziale enorme, che amiamo appassionatamente. Immagini che si fondono nella città e la città che entra nelle immagini, creando scambio, ambientazione, benessere. Il tema di questa prima edizione è “Luoghi abbandonati e territori ritrovati“, da intendersi anche e soprattutto in maniera metaforica”. Terza location è Duma con Elena Amabili e Alessandro Calvaresi in Soviet Innerness.






