L’eleganza lascia corso Umberto,
chiude dopo 58 anni Perticarà:
«Così è finita la Civitanova delle boutique»

COMMERCIO - Cala la saracinesca dello storico negozio di abbigliamento di lusso, dal 6 agosto parte la liquidazione totale. Nadia Perticarà chiude anche il punto di via Einaudi. «Ho aspettato una ripresa che non c'è stata, specie dopo il Covid, in 3 anni ho cercato di andare avanti ma ormai sono costretta a chiudere». Nel corso di oltre mezzo secolo ha vestito imprenditrici, professioniste, attrici e presentatrici

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di Laura Boccanera

Civitanova perde la sua “gemma”, chiude Perticarà, una delle primissime boutique del lusso e dell’eleganza, ha scritto la storia commerciale del bello e del buon gusto in città. Quando c’era una cerimonia, un evento importante, un appuntamento mondano la borghesia civitanovese si vestiva da Perticarà col suo stile senza tempo che calzava a pennello a ventenni come a sessantenni.

A guidare l’attività Nadia Perticarà, titolare della storica boutique di corso Umberto I aperta nel 1968.

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Nadia Perticarà

Lei a dispetto dei suoi 80 anni è ancora dietro il bancone, irriducibile e con la passione di sempre, ma le condizioni economiche del territorio, profondamente mutate, non permettono più di andare avanti.

Una chiusura definitiva (la liquidazione totale partirà il 6 agosto) sia dello storico e bellissimo negozio sul corso sia del punto vendita di via Einaudi. Ma non è l’anagrafe a mettere la parola fine all’attività. Perticarà, che ancora oggi accoglie le clienti con i suoi consigli di stile, non è stanca di lavorare, lo dice senza mezzi termini: «Ho aspettato una ripresa che non c’è stata specie dopo il Covid, in 3 anni ho cercato di andare avanti ma ormai sono costretta a chiudere».

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La sua è una parabola che racconta la trasformazione di un’intera città. «Ho avuto la prima licenza quando Civitanova erano case di pescatori o poco più, partivano da tutte le parti per venire sul corso a vestirsi – racconta -. C’eravamo solo io e “All’Eleganza” (un’altra boutique di lusso), in pochi metri potevi trovare però gli abiti più belli delle griffe più famose, prodotti che erano nelle vetrine della galleria Vittorio Emanuele a Milano, a Roma. Andavo alle fiere a Milano e il nome di Civitanova risuonava ovunque per il commercio. Ho avuto riconoscimenti, una clientela altolocata e sofisticata».

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Una storia, la sua, che affonda le radici in un’infanzia di lavoro e sacrificio: cresciuta in un’azienda calzaturiera di famiglia, poi orlatrice fin da ragazzina, Perticarà ha costruito da sé la propria attività partendo da umili origini e arrivando a portare in città per prima nomi che erano esordienti e poi sono diventati di tendenza, fino a farsi conoscere nelle fiere del settore in tutta Italia.

Nel corso dei decenni la boutique di Corso Umberto I è diventata un punto di riferimento per la moda da cerimonia, ma è passata anche attraverso momenti difficili, incidenti, furti, cambi di mercato, restando sempre aperta con lo stesso nome. Oggi, dice la titolare, quel mondo non esiste più: «Il corso è poco più che ristoranti, kebab e fritture, non viene più nessuno per gli acquisti e la politica in questi anni non ha mai aiutato i commercianti in sede fissa, si è sviluppato il mercato ambulante, bancarelle e basta».

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La boutique di corso Umberto I

Tra le tante donne che sono passate nel suo negozio ci sono imprenditrici, presentatrici, attrici e professioniste che per decenni hanno scelto Perticarà per un abito importante.

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Il punto vendita di via Einaudi

«Quattro giorni fa un altro commerciante salutava la città dopo 13 anni, ora chiude Perticarà una boutique che rappresentava un pezzo della storia commerciale di Civitanova. Davanti a tutto questo non bastano i messaggi di dispiacere, servono idee – afferma Manola Gironacci di Viviamo Civitanova- coraggio, interventi concreti. Un’amministrazione che assiste quasi con indifferenza alla scomparsa delle attività storiche dovrebbe interrogarsi sul proprio operato. Ogni boutique che chiude non porta via solo l’insegna, porta via lavoro, identità, esperienza e una parte della nostra città».

 


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