“Il Sangue della nazione”
per i 100 anni dell’Anmig

MACERATA - Il convegno, in collaborazione con Unimc, l’associazione Vittime Civili di Guerra e il comitato d’Intesa delle associazioni d’Arma, dedicato alla Grande guerra ha fatto emergere il diffuso capitolo dell’automutilazione e della follia

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In occasione dei ‘suoi’ cento anni, l’Anmig (sezione di Macerata) in collaborazione con l’università di Macerata (dipartimento di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali) e con l’associazione Vittime Civili di Guerra e il comitato d’Intesa delle associazioni d’Arma ha promosso un inedito e dunque interessante convegno che ha fatto il punto sulla ‘guerra dimenticata’, quella meno eroica eppure umanissima: “Il Sangue della Nazione”. Le vittime militari della Grande Guerra; feriti, mutilati, autolesionisti, prigionieri, disertori, folli… La sala della biblioteca comunale ‘sold out’. Al tavolo dei relatori la prof.ssa Barbara Bracco (Università di Milano – Bicocca): “Distruzione e ricostruzione del corpo: i feriti e i mutilati della Grande Guerra”; la dott.ssa Anna Grillini (Istituto Storico Germanico di Roma): “Il corpo conteso, l’autolesionismo nell’esercito italiano 1915 – 1918”; e il dottor Jacopo Lorenzini (Istituto Italiano per gli studi Storici): “Colpevoli fino a prova contraria: gli ufficiali italiani di ritorno dalla prigionia” e il prof. Angelo Ventrone che ha introdotto i lavori dopo i saluti del rettore prof. Francesco Adornato e i saluti della presidente Anmig, Gilda Coacci.

sangue-della-nazioneDalle relazioni è emersa al di là dell’oblio con cui si è voluto nascondere il pur diffuso capitolo dell’automutilazione e della follia, soprattutto in trincea (“lo scemo di guerra” appartiene alla Grande Guerra), la straordinaria forza evocativa del mutilato a segnare il passaggio di un’epoca. Durante e dopo il conflitto 15-18 i soldati italiani invalidi divennero l’emblema assoluto della “patria ferita”: confermarono la forza devastante di un evento che esaltò il corpo menomato come simbolo del sacrificio. Medici e chirurghi, letterati e uomini di cultura, leader politici, pittori e scrittori delle avanguardie futuriste, istituzioni statali e associazioni di ex combattenti furono tutti impegnati a fare del corpo offeso del fante-contadino il centro di un vero e proprio culto nazionale. Gli ex combattenti menomati sono stati anche al centro di una campagna mediatica di portata micidiale che ha, per la sua parte, contribuito all’avvento del fascismo. La potenza della propaganda è riuscita a fare di invalidi, ciechi, storpi il simbolo rigeneratore della patria offesa e ferita. Pensiamo al territorio maceratese dove viene costruito il Palazzo del Mutilato o al cambio del nome per Montolmo diventata, per volere di Mussolini Corridonia in onore di Filippo Corridoni, il vecchio compagno socialista -in realtà non per nulla amato, come lasciava credere, dallo stesso Duce che della retorica della guerra e del sacrificio per la Patria ha costruito la sua ascesa al potere. Nelle statistiche ufficiali, circa 450mila feriti sottolinearono come la “la Grande Guerra fosse stata come l’apocalisse della modernità”.

sangue-della-nazione-2-325x183Al convegno maceratese si è sottolineata anche e sopratutto l’insipienza degli Alti Comandi di fronte alle necessità di un esercito di massa per una guerra di lunga durata. E riguardo alla rotta di Caporetto lo ‘scaricabarile’ del comandante generale Cadorna sui ‘soldati vili’. In questa direzione, imponente la documentazione addotta dai relatori su un altro drammatico capitolo della ‘Grande Guerra’ interna all’esercito italiano: i tanti ufficiali e soldati arrestati perché “colpevoli fino a prova contraria”. In conclusione agli ospiti sono stati consegnati dalla presidente dell’associazione Vittime Civili, Sandra Vecchioni, e dalla Vicepresidente dell’Anmig, prof.ssa Daniela Meschini il libro edito sul Palazzo del Mutilato a Macerata e lo storico ‘Appello al Paese’ del novembre 1918.

(M.V.)


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