Perchè nelle emergenze
abbiamo bisogno di eroi?

Perché senza di loro non riusciremmo mai a tirarci fuori da guai. Ecco allora che anche i sindaci debbono mettersi a spalare la neve con i loro concittadini. Mentre gli allevatori e tante famiglie, stanche di aspettare, cercano di risolvere gli infiniti problemi con le proprie forze
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Ugo Bellesi

di Ugo Bellesi

C’è una frase celebre che dice: “Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”. E purtroppo “noi non siamo quel popolo” perché abbiamo bisogno di eroi. Da sempre. Così in occasione degli eventi sismici 2016/2017 abbiamo avuto bisogno di tanti eroi come i vigili del fuoco, gli uomini della Protezione civile, quelli delle Forze dell’ordine, quelli delle Forze armate, quelli delle Istituzioni di pubblica assistenza, i tanti medici che non hanno abbandonato i loro assistiti, gli infermieri che per fare un’iniezione hanno raggiunto anche le case isolate dalla neve, i farmacisti che per assicurare a tutti i medicinali hanno dormito al freddo nelle tende, i sindaci che sono stati al fianco della loro gente anche nei momenti più difficili spalando anche la neve, gli allevatori che sono rimasti isolati e al freddo per non abbandonare i loro animali (che è la loro unica fonte di reddito), i tanti volontari venuti da ogni parte d’Italia, e quelle persone che, senza essere incaricate da nessuno, hanno raggiunto i propri conoscenti o vicini di casa, tra la neve, per portare pane e acqua. Impossibile ricordare i tanti episodi di altruismo e di abnegazione che non hanno avuto gli onori della cronaca.

visso-vigili-del-fuoco-1-400x266Tutte queste persone meriterebbero una medaglia ma anche se nessuno la darà loro avranno sempre la riconoscenza del popolo dei Sibillini, costretto per ben tre volte a scendere in piazza per protestare per tante cose che non andavano per il verso giusto e per i ritardi. Senza voler fare confronti, va ricordato che in occasione dell’evento sismico del 1979, il mattino successivo alle prime scosse da Colfiorito arrivarono automezzi pesanti che trasportavano roulotte e container.

C’è anche un proverbio che spesso si cita anche tra la gente di montagna: “Non si possono fare le nozze con i fichi secchi”. Ed è una verità sacrosanta. Ne è la riprova di come ci siamo ritrovati nell’emergenza: con la protezione civile depotenziata, i vigili del fuoco sotto organico, Comuni e Province con i bilanci ridotti al lumicino, gli ospedali chiusi nei centri periferici; le strutture che dovrebbero assicurare i servizi pubblici essenziali , come l’energia elettrica, con il personale ridotto e con le manutenzioni saltuarie (ora gli utenti saranno risarciti…ma di quello che hanno sofferto, soprattutto di quello che hanno rischiato, chi li risarcirà?); la potatura degli alberi ridimensionata (tanto per risparmiare anche in questo) e così accade che i rami sotto il peso della neve tranciano i cavi elettrici mentre i vecchi i tronchi cadono in mezzo alle strade. E proprio parlando di strade va detto che spessissimo la manutenzione è carente e così, specie nella viabilità minore, quella che assicura i collegamenti con le frazioni e i piccoli centri, spesso ci sono avvallamenti, fenditure, inclinazioni verso valle, rischi di smottamenti a monte della carreggiata. Tutti problemi che poi, quando arriva la neve, diventano irrisolvibili e le frazioni restano isolate. Vogliamo dire che un intero territorio da tempo era stato abbandonato? Vogliamo dire che proprio tutto questo ha provocato lo spopolamento della montagna e l’urbanizzazione selvaggia della costa con le conseguenze (e il degrado soprattutto) che sono sotto gli occhi di tutti ? Non lo diciamo ma è evidente che si sono create le premesse perché un intero territorio non fosse certo in grado di affrontare un’emergenza sismica come quella che abbiamo vissuto e stiamo vivendo.

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Una delle stalla crollate a Gualdo

Un altro proverbio dice: “Chi fa per sé fa per tre”. Ed infatti i tanti allevatori, visto che non arrivavano le tensostrutture per ricoverare il bestiame, hanno riparato le vecchie stalle alla meglio (e alcune purtroppo sono crollate sotto il peso della neve). Altri hanno acquistato roulotte e camper per mettere al riparo le proprie famiglie. Altri ancora hanno avuto in prestito o acquistato dei containers; ma a loro rischio e pericolo perché la burocrazia non ha saputo far altro che intimare loro di portarli via perché costituivano abuso edilizio. Ma anche i sindaci hanno cominciato ad autorizzare dei lavori urgenti a rischio di essere incolpati di abuso d’ufficio. Così un avvocato di Camerino ha trasferito il suo studio in un camper. Mentre il sindaco di Bolognola ha dichiarato: “Non abbiamo abbandonato il nostro proposito di fare da soli, realizzando il villaggio di casette in autocostruzione”. Lo stesso presidente della Provincia di Macerata Pettinari ha ordinato lo sgombero dalla neve delle strade di sua competenza avendo in cassa soltanto 300.000 euro. E poi ricordiamoci di una cosa: lo sgombero neve non si fa quando il manto ha raggiunto i due/tre metri ma si inizia subito, ad appena 4/5 centimetri, per andare avanti magari un’intera giornata (o una nottata) mantenendo così le strade sempre transitabili.

Si dice che “la storia è maestra di vita”. Ma nella nostra situazione non solo la storia ma neppure l’esperienza del passato ci ha insegnato nulla. Va ricordato che nel ’97 i decreti via via emanati per l’emergenza terremoto e per la ricostruzione “praticamente – come ci ha detto un primo cittadino dell’epoca – venivano scritti quasi sotto dettatura dei sindaci che conoscevano bene il territorio e i bisogni più urgenti”. Anche nel sisma attuale perché non si è data maggiore autonomia ai sindaci? “Se devo liberare una strada, ad esempio – ha dichiarato il sindaco di Camerino – non posso in questa situazione post terremoto agire come se fossi in una condizione di normalità ma devo avere la possibilità di decidere oggi e affidare i lavori domani e non fra un mese!”.
E’ proprio questo l’inghippo. Un conto è operare in situazione di emergenza, come ancora siamo in tutti i Comuni terremotati, e un conto quando inizierà la ricostruzione. In emergenza un sindaco deve avere maggiori poteri e decidere sugli interventi più urgenti. Magari potendo anche procedere al sequestro di un mezzo se serve per portare in salvo un malato o per aiutare una famiglia senza luce e senza riscaldamento in una frazione isolata dalla neve. E’ chiaro che quando inizierà la ricostruzione allora interverranno gli appalti e si faranno tutte le cose con meno celerità.
La celerità più urgente immediatamente dopo le prime scosse sismiche era mettere in sicurezza le persone. Subito dopo però bisognava pensare agli allevamenti e far arrivare le stalle mobili prima dell’inverno. Si è fatta la gara di appalto (perché affidata alla Regione Lazio?) e ovviamente le stalle mobili non sono arrivate perché la ditta vincitrice non era evidentemente in grado di fornirle in numero sufficiente. Ne sono state realizzate solo 5 su 69. Ora l’appalto passerà alla ditta giunta seconda in graduatoria. Ma se la prima, che sicuramente era la migliore, non è riuscita nell’impresa perché dovrebbe riuscirci la seconda? Forse la gara d’appalto si è fatta con gli algoritmi? Misteri della burocrazia.

“Tutte le famiglie (più o meno) – è questo il discorso o meglio la proposta di un sindaco della nostra montagna – sicuramente avranno un elettricista di fiducia, da chiamare in casi di emergenza, uno specialista cui rivolgersi se c’è un guasto all’impianto di riscaldamento, un idraulico al quale telefonare per la rottura di un rubinetto, un tecnico per riparare la lavastoviglie o la lavatrice. Per cercare la persona giusta non si fa una gara di appalto ma ci si basa sull’esperienza, vedendo questi soggetti al lavoro, verificando la loro onestà la loro preparazione. Ma anche consultandosi con altre famiglie amiche si procede ad una continua verifica.

“La Protezione civile (con l’assistenza delle Prefetture) non potrebbe assumersi il compito di verificare le aziende più affidabili, non contaminate dalla mafia, che diano garanzia di serietà ma anche che abbiano le potenzialità adatte a fornire i mezzi e le attrezzature solitamente necessarie nei casi di emergenza? Un controllo che può andare avanti costantemente, quando non ci sono emergenze, anche per anni. Sapendo molto prima di un terremoto e anche anni prima di una esondazione a chi rivolgersi se c’è bisogno urgente di tensostrutture, di casette prefabbricate, di turbine, di generatori elettrici, di container, di cucine da campo, di roulotte ecc. Per ogni settore non sarà soltanto una impresa prescelta, ma anche più d’una se la Protezione civile farà questo lavoro in ogni regione. Al primo errore (ma il danno non sarà grave perché saranno diverse le ditte che forniranno lo stesso prodotto) ovviamente quella ditta sarà eliminata.
“Fare la gara di appalto quando l’emergenza è già scoppiata è già troppo tardi e la fretta può indurre facilmente ad errori. La scelta deve essere fatta molto prima: con il tempo e con l’esperienza si capisce se un’impresa è solida, seria e affidabile”.



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