Assunta Legnante tinge d’oro Overtime:
“A Rio ho vinto con la testa”

MACERATA - La campionessa paralimpica di lancio del peso ha raccontato il suo successo nella biblioteca comunale: "Ho gareggiato contro me stessa". Ospite della mattinata anche il giornalista Claudio Arrigoni: "Le paraolimpiadi hanno valori più alti rispetto a quelle dei normodotati, ma è comunque presente la piaga del doping"

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Francesca Cipolloni, Claudio Arrigoni e Assunta Legnante

 

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Assunta Legnante

 

di Leonardo Giorgi

(Foto di Lucrezia Benfatto)

«Non sempre arrivare secondi significa essere il primo degli sconfitti. Dare tutto quello che si può dare è già una vittoria». Se è detto da chi porta al collo la medaglia d’oro di Rio, allora deve essere vero. Assunta Legnante, campionessa nel lancio del peso agli ultimi Giochi paralimpici e membro dell’associazione sportiva Antropos di Civitanova (che l’ha accolta trionfalmente la scorsa settimana), racconta la sua storia e la storia di quella vittoria a Overtime. Questa mattina nella biblioteca comunale Mozzi-Borgetti di Macerata, insieme a lei il giornalista Claudio Arrigoni, autore del libro “Paralimpici”, l’onorevole Laura Coccia in collegamento Skype e Francesca Cipolloni, moderatrice dell’incontro.

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La medaglia “sonora” incisa con scritte in linguaggio Braille

«Sono arrivata a Rio – spiega “Assuntina”, già medaglia d’argento ai mondiali di atletica 2007 tra i normodotati, prima di perdere la vista per un glaucoma – con poche speranze di vittoria. Avevo un mal di schiena terribile. Praticavo gareggiavo contro i miei dolori e non contro le altre atlete. A un certo punto però sono riuscita, paradossalmente, a spegnere il corpo e accendere il cervello. É stata una medaglia d’oro di testa». Una medaglia speciale, incisa con scritte in linguaggio braille e “sonora”: le atlete non vedenti sono infatti premiate con medaglie particolari, riempite di pallini. A seconda del prestigio della medaglia (oro, argento o bronzo), questa emette un suono diverso. Niente è stata lasciato al caso agli ultimi Giochi paralimpici. «Il villaggio paralimpico – sottolinea lo scrittore Arrigoni – è stato costruito in modo che 4500 atleti con esigenze e disabilità diverse tra di loro abbiano potuto alloggiare a Rio senza problemi. Un vero e proprio pugno in faccia ai luoghi comuni. Una società “paralimpica” può esistere». Un villaggio vivo notte e giorno. «Una sera intorno alla mezzanotte – racconta Legnante – ero in camera con la mia compagna di stanza. A un certo punto sentimmo delle urla, tipo di qualcuno che stava tifando per qualche sportivo. La mia compagna si affacciò e nel buio completo qualcuno stava giocando a calcetto. Chi poteva giocare a calcio al buio se non una decina di atleti non vedenti completamente pazzi? Scoppiammo dalle risate, non potevamo crederci. Gli atleti paralimpici non hanno barriere».

assunta-legnante-overtime_foto-lb-5«Le persone sono tutte uguali – aggiunge l’onorevole Coccia, affetta da tetraparesi spastica e già atleta paralimpica -, semplicemente ognuno ha bisogno di strumenti diversi per raggiungere uno stesso scopo. Si parla di attività diverse, non di incapacità». La tematica del linguaggio appropriato da utilizzare nei confronti di persone affette da disabilità sta molto a cuore al giornalista Arrigoni. «Dobbiamo smetterla di utilizzare parole come “disabile”, “diversamente abile” o “handicappato” – commenta – e soprattutto di “sostantivare gli aggettivi”, ovvero di descrivere una persona partendo dalla sua disabilità. Non bisogna parlare per esempio di “ciechi”, ma di persone cieche o con disabilità». Un mondo quello dello sport paralimpico che nonostante «i valori più alti – ricorda lo stesso Arrigoni -, derivati dalle storie delle persone che ci sono dietro» è comunque afflitto dalla piaga del doping, che in questo caso viene chiamato “boosting” (“potenziare”). «Il boosting – continua lo scrittore – è un tipo di potenziamento delle proprie capacità attraverso il dolore. Ci sono stati casi di atleti paraplegici che, non sentendo dolore alle gambe per esempio, si sono infilzati dei chiodi sui piedi per aumentare il battito cardiaco prima della competizione e ottenere un aumento delle prestazioni del 10-15 per cento circa». «Per quanto riguarda atleti dopati – scherza infine Assunta Legnante – io a Rio non li ho visti». Stasera, attesa per il grande spettacolo di Teo Teocoli in piazza della Libertà di Macerata alle 22.

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La giornalista Francesca Cipolloni tiene in mano il libro “Paralimpici” di Claudio Arrigoni, a destra

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Il sindaco di Macerata, Romano Carancini

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Claudio Arrigoni e Assunta Legnante

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