ParkSì, inadempienze da seppellire
con una strampalata transazione

MACERATA - Forti dubbi sulla competenza del Consiglio, sui contenuti e sull’opportunità del percorso ipotizzato dal sindaco. Già pronto l’esposto delle opposizioni alla Corte dei Conti e alla Procura
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L'avvocato Giuseppe Bommarito

L’avvocato Giuseppe Bommarito

 

di Giuseppe Bommarito

All’inizio la priorità delle priorità del secondo quinquennio caranciniano, cioè l’anticipata acquisizione del Park Sì, era un grande affare, sbandierato in tutte le salse dal sindaco e dai suoi aficionados. Regalare oltre due milioni di euro alla Saba Italia spa, società di proprietà dell’omonima multinazionale spagnola, per riavere, sotto la veste giuridica di una cessione di ramo d’azienda, l’anticipata disponibilità di un parcheggione malmesso e tenuto in modo veramente pietoso, che da circa dieci anni perde come una una camera d’aria forata (circa 200mila euro l’anno) e che secondo i normali parametri economici vale zero, secondo le direttive provenienti dallo scranno più alto del Palazzo maceratese era, oltre che una oculata scelta amministrativa, una genialata da illustri economisti e da lungimiranti capitani d’industria.

L'uscita del ParkSì in via Mugnoz

L’uscita del ParkSì in via Mugnoz

E pazienza se ci sarebbero voluti altri bei soldoni (forse una cifra che si avvicinava anch’essa intorno ai 2 milioni di euro) per rimetterlo a posto come struttura e a norma negli impianti e per realizzare il nuovo accesso, non più da via Mugnoz ma direttamente sotto le mura da sole. Pazienza se ciò, unitamente al terminal degli autobus spostato davanti al nuovo accesso, avrebbe comportato, tra puzze, caos e inquinamento acustico e dell’aria, la fine ingloriosa dell’unico vero polo verde di Macerata, i Giardini Diaz. Pazienza se questo incauto acquisto avrebbe potuto mettere in ginocchio l’Apm, la partecipata comunale destinata inizialmente a portare avanti in prima persona l’affarone del secolo. Poi si è capito che c’è un limite a tutto e che per qualsiasi persona minimamente sana di mente era insostenibile parlare di affare nel momento in cui si intende acquistare una patacca a peso d’oro, di cui lo stesso venditore non vede l’ora di disfarsi.

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L’avvocato Renato Perticarari durante il dibattito organizzato dal Pd sull’operazione ParkSì

L’Apm, del resto, aveva già fatto sapere a scanso di equivoci che questa responsabilità non se la voleva prendere in prima persona, procedesse direttamente il Comune, al massimo l’ente avrebbe potuto anticipare la somma necessaria, a scalare sui canoni annui della futura concessione che sarebbe stata fatta in suo favore. Fortissimo il malessere anche nelle file della maggioranza e dello stesso Pd, con la società civile ampiamente sconcertata e l’opposizione che da mesi sta parlando di un motivato esposto, già pronto nel cassetto, da presentare alla Corte dei Conti ed alla Procura della Repubblica non appena il “regalone” alla Saba dovesse andare in porto. E pure l’avvocato Renato Perticarari, a sua volta autorevole esponente del Pd, una delle menti più sopraffine del decennio meschiniano, ironizzando sulla stampa sul grande affare voluto da Carancini & Company, nei giorni scorsi aveva definito del tutto ingiusto il regalo che qualcuno voleva fare alla società spagnola e senza mezzi termini aveva qualificato l’operazione in questione come “un vero dramma economico” per le casse comunali.

La Giunta durante l'incontro di ieri sera

In due incontri pubblici il sindaco ha illustrato il piano di mobilità #Maceratafacile alla città

Ecco allora, mentre i tempi si stanno allungando a dismisura (ricordiamoci che, secondo il sindaco, questa brillante operazione doveva essere conclusa ancora prima della fine dello scorso mandato), scattare nella fervida ed ostinata mente dei componenti della Giunta comunale il piano B: l’operazione Park Sì va inserita in un più vasto riordino della mobilità cittadina e del piano dei parcheggi (aria fritta sin qui, a parte il nefasto discorso del terminal degli autobus urbani destinato ad essere spostato davanti ai Giardini Diaz), mentre la concessione alla Saba Italia, che dovrebbe durare sino al 2038, va risolta consensualmente e anticipatamente dietro pagamento da parte del Comune dell’importo di un milione e cinquecentocinquantamila euro ( 1.550mila euro), più iva, con effetti anche e soprattutto transattivi relativi alle numerose inadempienze lamentate dalla Saba Italia nei confronti del Comune di Macerata per la gestione delle obbligazioni facenti capo all’ente in base all’originaria concessione ed alle successive modificazioni. Il tutto destinato a essere trasfuso in una imminente delibera del Consiglio Comunale e giuridicamente supportato da un parere legale dell’avvocato Alessandro Lucchetti di Ancona, il quale ha dato ampio credito alle inadempienze evidenziate dalla Saba, ritenendole fondate e fonte di grossi rischi per il Comune di Macerata in caso di un eventuale contenzioso (contenzioso che, sia detto qui per inciso, ove veramente in futuro fosse instaurato, vedrebbe la strada spianata per la Saba proprio dal parere in questione, ormai ampiamente circolato e di dominio pubblico).

L'intervento di Bruno Mandrelli durante la presentazione di questa mattina

Il sindaco Romano Carancini con il segretario del Pd Paolo Micozzi e il consigliere Bruno Mandrelli (ultimamente assenti alle riunioni riguardanti l’operazione ParkSì)

Insomma, affossata l’epopea dell’affarone, accantonata la strada dell’investimento strategico e necessario da fare comunque nell’interesse della collettività a prescindere dal costo (difficile da sostenere, visto che a Macerata non c’è affatto penuria di parcheggi), ecco spuntare dal cilindro del prestigiatore lo strumento della transazione necessaria con la Saba Italia al fine di evitare guai peggiori per l’ente comunale (e su questo aspetto, delicatissimo sotto molteplici profili, occorre ora porre la massima attenzione). Innanzi tutto va detto che le transazioni, per norma di diritto e per la prassi adoperata presso il Comune di Macerata, sono di competenza della Giunta, e non del Consiglio comunale, motivo per cui già alcuni consiglieri comunali, anche del Pd e della maggioranza, non volendo assumersi gratuitamente ed immotivatamente pesanti rischi di natura penale ed erariale, si sono per così dire sfilati, preannunziando (i più coraggiosi) un voto negativo o (i meno coraggiosi) una strategica assenza in occasione  del passaggio in Consiglio della delibera incriminata. C’è poi da aggiungere che nel caso specifico il discorso della transazione fa acqua sotto diversi aspetti, in quanto, tanto per cominciare, nel parere dell’avvocato Lucchetti, poiché evidentemente a lui non sottoposte, non si fa cenno alcuno alle molteplici inadempienze della Saba Italia nella gestione del parcheggio e del connesso percorso pedonale (basti pensare alla mancata manutenzione perdurante da anni, alla pulizia della struttura degna del terzo mondo, alla illegittima chiusura di un intero piano della struttura, al mancato pagamento di talune annualità dovute al Comune, ecc.), motivi di lagnanza che possono essere fonte di pesante responsabilità risarcitoria in capo alla società concessionaria e ai quali il Comune non può impunemente rinunziare (o far finta che non esistano), se non altro per metterli in compensazione con le richieste della società stessa.

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La lettera inviata dal sindaco Carancini alla Saba (scarica la versione integrale)

C’è poi, passando al merito delle contestazioni, in palese contrasto con il parere dell’avvocato Lucchetti, il parere di un altro legale, l’avvocato Romano Carancini, che pubblicamente e nella sua veste di sindaco, in un’intervista su questo giornale del 18 settembre 2015 aveva definito le richieste risarcitorie di Saba come “un tema debole”, che non potevano avere alcun peso nella trattativa per l’eventuale acquisizione del parcheggione di via Mugnoz, e che già prima, in una lettera raccomandata del 18 aprile 2013 (che pubblichiamo di lato), le lamentele della Saba le aveva letteralmente fatte a pezzi, contestandole in maniera analitica e spietata. Ora invece quelle stesse inadempienze vengono talmente avvalorate da renderle determinanti per l’ipotizzata transazione e per versare oltre un milione e mezzo di euro alla società spagnola. Insomma, diciamolo chiaramente: qui c’è qualcuno che sta menando per il naso la città. Ma c’è un altro aspetto di questa strampalata transazione da considerare. Ammesso e non concesso infatti che le inadempienze lamentate dalla Saba Italia spa siano fondate, ammesso e non concesso che per qualche strano ed incomprensibile motivo non si debba tenere in eguale considerazione le inadempienze della stessa Saba, c’è da evidenziare che queste inadempienze del Comune di Macerata di cui l’avvocato Lucchetti parla diffusamente nel suo parere coprono un lungo arco di tempo e ricomprendono quindi varie amministrazioni, tra le quali anche quella che ha governato la città nel quinquennio 2010/2015. Con la conseguenza che l’eventuale transazione andrebbe a chiudere e a sanare anche le responsabilità politiche e pure erariali dei vari dirigenti ed amministratori succedutisi nel tempo, tra i quali in primis lo stesso Carancini, ponendo così in essere un conflitto di interessi grosso come una casa.

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L’interno del parcheggio ad oggi poco utilizzato

Altri rilievi di tipo giuridico potrebbero essere mossi anche all’ipotizzato affidamento in house all’Apm, ma qui il discorso sarebbe troppo tecnico e sarà affrontato in altra sede. Insomma, un inaccettabile ginepraio ai danni della collettività nel quale l’amministrazione si è ficcata senza motivo, visto che avrebbe potuto raggiungere con ben altre modalità, e senza tirar fuori un soldo, l’obiettivo di una migliore utilizzazione del parcheggione di via Mugnoz (tutte tali da non contemplare l’enorme ed immotivato regalo alla società spagnola che qualcuno in giunta, costi quel che costi, ha in animo di fare). Ad esempio contrattando di volta in volta le aperture nei giorni o nelle serate di iniziative pubbliche in centro, come più volte fatto in passato; oppure semplicemente aspettando che sia proprio la Saba, che a termini di convenzione deve gestire la struttura sino al 2038, con altri ventidue anni di gravi perdite annuali da sopportare (ad occhio e croce, complessivamente circa sei milioni di euro), ad alzare bandiera bianca e a pregare in ginocchio il Comune di riprendersi anzitempo la struttura in questione.

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I lavori per le piscine mai iniziati a Fontescodella

Mah, a giorni vedremo come andrà a finire questa storiaccia, visto che tra poco la contestata delibera sulla transazione Park Sì sbarcherà in Consiglio Comunale. Nel  frattempo, sempre rimanendo nel campo delle transazioni, delle prese in giro, dei conflitti di interesse e delle priorità delle priorità (questa volta parliamo di quella del primo mandato caranciniano, le nuove mitiche piscine di Fontescodella), comincia ad intravedersi un altro discorsetto furbescamente transattivo, con tutta evidenza già pronto, già concordato con la Fontescodella Piscine spa e già confezionato da un bel pezzo (cioè da anni, sin da quando fu chiaro a tutti che le piscine in quel di Fontescodella non sarebbero mai state realizzate e che il nastro adesivo rosso che delimitò in cantiere in piena campagna elettorale del 2015 era solo una volgare manovra elettoralistica e, al contempo, un’offesa all’intelligenza delle persone). Ma su quest’altra sconcertante vicenda ci sarà modo di ritornare, sperando che nel frattempo il sindaco trovi il tempo di chiarire come ha potuto dal 2010 al 2015 mantenere costantemente un atteggiamento di inaccettabile favore per le inadempienze della Fontescodella Piscine spa e al contempo essere componente dello studio legale associato che ha assistito, in una causa civile pendente presso il tribunale di Macerata (la n.7/2011 Ruolo Generale), una società del presidente della Fontescodella Piscine spa.



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