Gli ultimi attimi di Lamine:
“Non ho paura”, poi è caduto di sotto
PORTO RECANATI - Il portiere dell'Hotel House precipitato nella tromba dell'ascensore ha provato a sbloccare l'elevatore da solo. Un collega del turno di notte, che aveva già avvisato l'amministratore condominiale, gli aveva detto: "Non lo toccare". Cisse non è morto subito, gridava aiuto dopo la caduta. Era il tuttofare del condominio. «Aiutava sempre tutti, le donne con la spesa e i bambini quando tornavano dalla scuola. Stava attento che salissero un po' alla volta». Il mezzo è stato sequestrato. Indagini sul collaudo e la sicurezza. L'uomo lascia la moglie e un figlio di 4 anni
di Marina Verdenelli e Marco Ribechi
(foto e video Federico De Marco)
Si era alzato presto per iniziare il suo turno delle 5. Aveva già buttato via la spazzatura. Due parole scambiate con il collega che smontava dal servizio della notte e che lo aveva informato che alle 3 si era bloccato l’ascensore. «Arriveranno i tecnici – gli ha detto – ho già avvisato l’amministratore». Visto l’ascensore rotto però Lamine Cisse, 40 anni, voleva ripararlo prima che iniziasse il tram tram della giornata perchè è l’unico ascensore funzionante del palazzone. Era il suo lavoro, portiere tuttofare all’Hotel House. «Il più bravo di tutti qui – commentano gli inquilini della struttura multietnica dopo il dramma – non lo vedevi mai fermo. Cercava sempre di risolvere tutti i problemi». E proprio per darsi da fare e curare il palazzone che tanto fa discutete a Porto Recanati, teatro anche di un blitz del leader della Lega Matteo Salvini che a fine aprile disse che la soluzione era la ruspa (leggi l’articolo), è morto cadendo nella tromba dell’ascensore che voleva sbloccare (leggi l’articolo). Un volo di 24 metri. Per alcuni minuti è rimasto in vita nonostante i gravi traumi riportati. Urlava dal dolore e chiedeva aiuto. E’ al vaglio dei carabinieri di Porto Recanati se l’ascensore, come gli altri 7 presenti nel grattacielo (tutti fuori uso da tempo) insieme a due montacarichi (uno solo in funzione), aveva il collaudo per essere utilizzato. Su questo sono in corso accertamenti. Il palazzone da circa due mesi era senza un amministratore condominiale. Poi il 20 settembre scorso è arrivata la nomina, recente, con l’intervento anche del tribunale, di un amministratore controllato con sede a San Benedetto, la Luto Service che funge ora da amministratore del condominio. L’intervento agli ascensori era tra i primi in programma stando alla società. «Avevamo già affidato un incarico per la manutenzione – riferiscono dall’azienda – ed era stato fatto un intervento. Non era stata messa in dubbio la sicurezza ». Lamine era stato sul tetto dell’Hotel House nella seconda visita del leader leghista Salvini, a maggio (leggi l’articolo).
L’INCIDENTE – «Adesso lo sistemo» avrebbe detto stamattina Cisse dopo aver appreso che l’ascensore era fuori uso. Il collega a cui ha dato il cambio gli aveva detto di non toccarlo. «Ci siamo salutati come tutte le mattine – racconta Luca Davide, uno dei tre portieri in servizio all’Hotel House – gli ho riferito del guasto e che avevo messo un cartello, al primo piano per avvisare che l’ascensore era rotto. Mi sono accorto io questa notte, alle 3, che non funzionava più. Qui purtroppo non tutti sono rispettosi e c’è chi prende le porte a calci». L’ascensore stando alla ricostruzione dei carabinieri, era fermo da mezzanotte. Davide, che abita all’Hotel House dal 1979, ha visto che l’elevatore era bloccato al 13esimo piano. «Sono salito – prosegue il portiere – sono entrato dentro e manualmente l’ho portato al primo piano, staccando poi la corrente. Tramite Facebook ho avvisato l’amministratore per far venire un tecnico. Poi, cambiando il turno con Lamine, sono andato a dormire ma mi hanno svegliato poco dopo avvisandomi della tragedia».
Lamine, per cause che verranno accertate dai carabinieri, è salito all’ottavo piano. Erano circa le 6,30. In servizio a quell’ora c’era anche un addetto alle pulizie. In tutto il personale di servizio è composto da 5 persone: tre portieri suddivisi per tre turni di otto ore e due incaricati per le pulizie. Lamine sarebbe salito insieme a lui. Voleva sbloccare l’ascensore. L’addetto alle pulizie gli avrebbe detto di lasciar perdere perché era pericoloso. Così ha riferito l’uomo al terzo portiere, Diop Cheikh Moustapha, svegliato questa mattina subito dopo la tragedia. «L’addetto alle pulizie non riusciva a dirmi cosa era successo – racconta Diop – quindi l’ho seguito e poi ho capito perché sentivo Lamine urlare aiuto dalla tromba dell’ascensore e gridare per il dolore. Poi sempre l’addetto delle pulizie mi ha raccontato che voleva aggiustare l’ascensore. Lui gli ha detto di lasciar perdere perché era pericoloso ma Lamine era fatto così, voleva che tutto fosse sempre a posto. Gli ha detto “non ho paura” e poi è volato di sotto».
Perché sia salito fino all’ottavo piano è da chiarire. Lì, dalle prime notizie, si troverebbe una centralina usata per sbloccare l’elevatore. Una centralina dove Lamine sarebbe intervenuto altre volte. Ma aperte le porte qualcosa lo ha fatto sbilanciare, ed è precipitato di sotto. I carabinieri hanno chiesto i dati della centralina dell’ascensore per vedere gli ultimi spostamenti. Verranno estrapolati da appositi tecnici addetti alla manutenzione. Sull’accaduto si è attivato anche lo Spresal, il servizio prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro dell’Asur, arrivato sul posto con i propri incaricati. Verranno effettuate verifiche anche sul contratto di lavoro del 40enne. La Luto Service riferisce che non era un loro dipendente. Il corpo è stato recuperato dai vigili del fuoco dopo le 10. Per dirlo alla moglie i carabinieri e i colleghi hanno atteso che arrivasse il fratello del 40enne. Abita sempre all’Hotel House ma era al lavoro a quell’ora. Ha bussato alla porta della consorte che stava vestendo il bambino di 4 anni per portarlo all’asilo. Il bimbo è stato preso in braccio e portato via. La moglie chiedeva dove fosse il marito. Poi l’urlo disperato della donna che è scoppiata a piangere. La salma è stata portata all’obitorio dell’ospedale di Recanati dove è stata predisposta l’ispezione esterna in attesa che venga presa una decisione da parte del magistrato di turno di procedere o meno anche per l’autopsia. Appena verrà restituita ai familiari partirà per il Senegal per la sepoltura con rito musulmano.
CHI ERA – Lamine Cisse lavorava come portiere all’Hotel House da circa un anno ma abitava da quasi dieci anni nel palazzone multietnico dove risiedono anche il fratello e alcuni cugini. «Ci teneva alla pulizia – lo ricordano dal condominio – era preciso, si batteva anche contro lo spaccio. Se entrava qualcuno di non conosciuto lui lo accompagnava nel piano dove era diretto. Aiutava le donne con la spesa e i bambini quando tornavano dalla scuola. Stava attento che salissero un po’ alla volta nell’ascensore». Era ben visto da tutti, dalle famiglie dell’Hotel House e anche da chi non era sempre in regola con la giustizia. Era stato lui a far chiudere le porte sul retro del palazzone, predisponendo solo l’accesso a vista, davanti, dove stavano a turno i portieri. «Se c’era una porta rotta – dice il collega Luca Davide – lui l’aggiustava subito. Era preciso. Voleva risollevare l’Hotel House, ci teneva». Lamine si era dato da fare anche per il film girato sull’Hotel House (leggi l’articolo) mettendo a disposizione la sua casa e gli spazi per renderli accessibili alla troupe. Il ricavato in denaro dal cortometraggio sarebbe servito anche per riparare gli ascensori dell’Hotel House. A maggio il 40enne aveva indossato la maglietta di Salvini, anche se non era della Lega, ed era salito sul tetto dell’Hotel House, durante il blitz con il leader del Carroccio. Un gesto per dire che si poteva cambiare e migliorare le condizioni del palazzone multietnico. Sabato era presente anche all’arrivo dell’anti Salvini (leggi l’articolo), il parlamentare Pd di origine marocchina. Ora nel grande condominio è stata indetta una colletta che servirà a contribuire con le spese del funerale e del ritorno della salma in Senegal.










R.i.p.
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