Il fronte murario della fonte di San Giacomo riportato alla luce da Silvano Iommi e Lorenzo Monachesi
Ritrovata a Macerata in contrada Botonto l’antica chiesa e fonte di San Giacomo. Sepolte da anni nella vegetazione più fitta sono state rinvenute ieri dall’ex assessore comunale Silvano Iommi e da Lorenzo Monachesi. «La fonte di San Giacomo, da noi ritrovata dopo due giorni di faticosa ricognizione all’interno di una intricata selva piena di rovi si trova a meno di duecento metri dalla Chiesa – scrive Iommi in un post con tanto di foto su facebook – Versa in condizioni di totale abbandono, ricoperta di vegetazione e con la vasca-abbeveratoio riempita di terra e rifiuti. Sarebbe nostra intenzione procedere alla sua gratuita ripulitura riportandola interamente allo scoperto, previa autorizzazione comunale che stiamo chiedendo». Come un provetto Indiana Jones, Iommi è partito alla volta della fonte perduta dopo aver essersi documentato attraverso il piano regolatore e i rilievi geologici dell’Igm (isituto geografico militare).
« La fonte è censita insieme a molte altre nel piano regolatore e riportata anche nell’elenco fatto dallo storico Gabor Bonifazi – ha detto – ma mancava la documentazione fotografica perché da troppi anni era sommersa dalla vegetazione. Anche il proprietario del campo sapeva la posizione ma ad occhio e croce e non con esattezza. Solo dopo un lungo sopralluogo abbiamo individuato il punto preciso, iniziando poi a tagliare le erbacce e i rovi per riportarla alla luce. Approssimativamente nel territorio comunale si possono stimare almeno un centinaio di fonti spesso costruite a servizio di abbadie e e conventi come documentato da un censimento sulle sorgenti perenni fatto dall’Igm alla fine del 1800. Tutto ciò si spiega con la ricchezza di falde acquifere sotto alla città comprese quelle presenti sotto al centro storico».
Intanto, mentre anticipa il ritrovamento di un’altra importante fonte in un altra zona della città, Iommi pensa ad un organismo di tutela: “L’idea è quella di costituire un’associazione che si prenda cura di queste fonti e le riporti alla luce per valorizzare quanto c’è di bello non solo in superficie ma anche nella Macerata sommersa, di cui ci si accorge purtroppo solo accidentalmente durante gli scavi per qualche sottopassaggio o parcheggio sotterraneo». Il post riporta poi alcuni cenni storici sulla storia della chiesa di San Giacomo e della fonte: «La presenza di sorgenti perenni lungo la più importante “via d’acqua” del territorio comunale, il rivus Truticam, è nota sin dall’antichità, come è altrettanto noto che la stretta valle del Trodica costituisce il più “grande varco” per l’attraversamento a nord-est del dirupato fronte collinare di Macerata. Un passaggio storico tra il Chienti e il Potenza da sempre utilizzato come percorso breve e alternativo a quello di crinale. In un documento del 1261 si cita per la prima volta la “Ecclesia S. Iacobi in fundo Trutica”, insieme ad altri luoghi confinanti come il “fundo Cervanelli” e altri ancora. Secondo l’opinione diffusa tra gli storici potrebbe essere corretto retrodatare la presenza di questa chiesa, con annesso convento dei monaci benedettini, almeno sino alla metà del settimo secolo. Cessata la presenza dei benedettini il complesso monastico e i relativi terreni passano prima agli Apostolini poi, nel 1651, al seminario vescovile. Secondo Otello Gentili (Macerata Sacra) sino al 1967 “La piccola chiesa, ridotta per metà a casa per villeggiatura, è ufficiata nei soli giorni festivi”. Attualmente della chiesa restano solo i muri perimetrali essendo crollato il tetto, mentre il convento è stato trasformato in una casa colonica».
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Ho appena saputo che sino ad una quindicina d’anni fa, al centro degli archetti, c’erano dei mascheroni (leonini), rimossi e rubati da ignoti con scalpello e martello. Sembra, invece, che le vasche interrate siano ancora integre e che, nelle vicinanze, c’era il cimitero dei monaci. Sembra anche che la campana della Chiesa (realizzata in antico con i contributi dei parrocchiani), sia stata portata via da inviati della curia, insieme ad una statua della Madonna, con disappunto dei parrocchiani che sino al 1986 partecipavano alle celebrazioni domenicali.