Castello di Brunforte, Catalini:
“Non ho sponsor in Regione,
questo il mio peccato originale”
LORO PICENO - Lo sfogo del primo cittadino dopo la decisione del Consiglio regionale di rendere il monastero inalienabile fino al 2018. "Non hanno letto la convenzione e non sanno neanche che l'ultima suora che viveva lì è morta un anno e mezzo fa"
di Marco Cencioni
Non accenna a placarsi la polemica sul castello Brunforte di Loro Piceno. Dopo l’alzata di scudi dalla Regione (leggi l’articolo) che ha approvato la mozione che ne sancisce l’inalienabilità e la soddisfazione per la decisione esternata dal comitato di tutela del Castello e dall’opposizione (leggi l’articolo), tocca al sindaco Ilenia Catalini intervenire in merito alla questione. La mozione approvata ma presentata in maniera parziale, la mancanza di un confronto istituzionale sul tema, la descrizione specifica dei termini dell’accordo con il privato e gli attacchi di una minoranza dedita solo ad “attaccare l’amministrazione a discapito del bene dei loresi”. Questo in estrema sintesi, il succo dell’intervento del primo cittadino che, incassato il giudizio dell’assise regionale, torna sul tema per fare chiarezza e raccontare la sua verità sulla vicenda. «A seguito di una mozione presentata dal consigliere regionale del Pd Micucci, il Consiglio regionale ha votato contro l’alienazione almeno fino al 2018, data di scadenza della convenzione già in essere – afferma il primo cittadino – Tale mozione, però, è basata su documenti del 2011, senza che sia stato preso in considerazione l’accordo stipulato il 18 luglio scorso tra il Comune di Loro Piceno e gli acquirenti con il quale questi ultimi si sono vincolati proprio per garantire la fruizione pubblica del Castello nelle parti di maggiore interesse e persino a tempo indeterminato: questo spiega la scarsa conoscenza con cui i Consiglieri regionali si sono approcciati al voto». Il sindaco prosegue: «Se il funzionario regionale Mario Pompei avesse avuto conoscenza della convenzione votata dal Consiglio comunale di Loro Piceno, i rilievi sollevati probabilmente sarebbero stati superati – sottolinea Ilenia Catalini – Poiché il monastero è stato ristrutturato dopo il terremoto percependo contributi pubblici, la Regione ha vincolato l’allora madre superiora a far visitare la cucina del ‘600 fino al 2018. Ma proprio facendo forza su questo motivo, la convenzione approvata in Consiglio comunale il 18 luglio scorso, non solo prevede che gli acquirenti rispettino questo accordo, ma prevede che questo accordo sia esteso non solo alla cucina del ‘600, ma anche al refettorio, al coro ligneo e ad un piano delle cellette e soprattutto che duri per sempre – evidenzia il sindaco – Si capisce che con questo accordo vengono superati gli argomenti sollevati da una mozione di parte e sottoposta ad una platea ignara di consiglieri regionali che non hanno avuto tutti gli elementi per decidere.
Basti pensare che il consigliere Micucci parlava di “suore residenti senza neanche sapere che l’ultima suora è deceduta da oltre un anno e mezzo». Il primo cittadino di Loro Piceno, inoltre, non capisce perché non è stata neanche contattata da nessun consigliere. «Il fatto che sia un sindaco senza sponsorizzazioni politiche spero non sia questo un peccato originale. Ciò semmai dovrebbe essere garanzia di una onestà di pensiero che credo, anche chi non condivide le mie scelte, non può non riconoscermi. Forse qualcun altro non può dire di fare la stessa cosa e sta giocando una battaglia meno nobile di quanto non voglia far apparire. Ma questo non è un gioco perché in ballo c’è il futuro di una comunità. In base alla Legge potevamo limitarci a dare un parere sulla vendita. Ma abbiamo voluto di più per i loresi. Abbiamo voluto tutelare tutti i cittadini. Lo abbiamo fatto lavorando su una convenzione, un accordo condiviso». L’intesa con gli acquirenti prevede, stando alle parole di Ilenia Catalini «il rinnovo della convenzione stipulata nel 2008 che garantisce la visita della cucina del 600, ma non fino al 2018 come prevedono gli attuali accordi, ma a tempo indeterminato, l’estensione dell’obbligo di visita pubblica al refettorio, celle delle suore del primo piano, coro ligneo a tempo indeterminato, con tempi di visita che verranno fissati contestualmente al rilascio del nulla osta, quindi direttamente con la Soprintendenza secondo le modalità che questa riterrà più di tutela per il pubblico.
Inoltre è previsto il mantenimento dell’obbligo a concedere in comodato la stanze dove si trova il “Museo delle Due Guerre” e l’estensione di detto contratto ad un’ulteriore stanza, la reimmissione in possesso di due stanze che fanno parte della Torre Civica, già proprietà comunale, ma che sono sempre rimaste in uso al monastero, la realizzazione di un museo dedicato ai 300 anni della storia delle Domenicane a Loro Piceno che sarebbe gestito insieme al Comune attraverso una fondazione e il restauro dell’organo del ‘600 che comunque rimarrebbe di proprietà dei Domenicani, in custodia solo agli acquirenti, oltre alla conservazione dell’archivio storico del Convento che tornerebbe al Castello, dopo che negli ultimi mesi i Domenicani lo avevano trasferito a Macerata e la possibilità per il Comune di averne una versione digitale consultabile anche dall’archivio storico comunale». Il primo cittadino lorese precisa che è prevista «la possibilità di utilizzo del Chiostro da parte del Comune, ricambiata con la possibilità data agli acquirenti di utilizzare a richiesta e dietro autorizzazione, il Parco Girone per soli eventi culturali, quindi non a scopo di lucro. Il Girone non è stato venduto come subdolamente qualcuno ha voluto far credere ai cittadini – precisa il sindaco – E’ e resta un parco pubblico e se un privato vi organizza qualcosa per la comunità, il Comune lo concede. Viceversa i cittadini beneficeranno di una proprietà privata, il chiostro, che nessuno fino ad ora ha potuto visitare e rispetto alla quale non avremmo alcun diritto senza questo accordo. Infine, è prevista la tutela del simbolo del Castello da parte dei Loresi. La convenzione prevede il nulla osta all’utilizzo del simbolo del Castello da parte del Comune, delle associazioni e produttori che già lo usano, ma gli acquirenti hanno già comunicato che vorrebbero estendere tale diritto a tutti i Loresi che anche in futuro decideranno di usarlo». Su questo punto il sindaco di Loro Piceno tiene a sottolineare che «Anche qui chi ha fatto polemica non ha voluto capire che ad oggi anche il Comune, senza questo accordo in teoria dovrebbe pagare i diritti agli attuali proprietari, i Domenicani. Prevedere questa clausola, significa garantire i cittadini di un diritto che altrimenti non avrebbero e che per legge spetta al proprietario di un bene.
A questo si aggiungono le tutele per i beni mobili, tutti vincolati e catalogati dalla Soprintendenza e la donazione della Chiesa del Corpus Domini alla Parrocchia di Santa Maria, con l’impegno degli acquirenti di farsi carico della manutenzione ordinaria e straordinaria della stessa. Quale altro futuro potremmo dare a questo Castello? – domanda Ilenia Catalini – Non è ragionevole pensare che lo compri il Comune perché questo significherebbe mettere le tasse sui figli dei nostri figli, per poi vederlo crollare come avvenuto con Palazzo Cecchi, di cui ancora paghiamo il mutuo. Chi garantirà le opere di manutenzione? Chi si farà carico della sua gestione?».
Il primo cittadino, in conclusione, attacca la minoranza che «sponsorizza la acquisizione da parte del Comune per poi, un attimo dopo, aprire alla alienazione». Afferma che «dovrebbe chiarirsi le idee e chiarirle ai loresi. Perché ora, e non domani, c’è una possibilità di acquisizione con acquirenti che hanno la volontà di confrontarsi. Non si può parlare di Castello in astratto e ricordarsi che c’è quando un acquirente fa una proposta in tal senso. Dove erano nei due anni e mezzo di silenzio degli attuali acquirenti, quelli che oggi propongono soluzioni alternative dicendo che la maggioranza non ha abbastanza spessore culturale? Parleranno del glorioso passato del Castello quando di esso sarà rimasto un edificio fatiscente? – chiede il sindaco – La verità è che se ne sta facendo solo una bassa battaglia politica alla sottoscritta e alla maggioranza. Chiedono le dimissioni del sindaco, ma loro che proposta hanno per questo Castello? Che propongono per valorizzarlo? Occorre serietà e contegno. Perché in gioco non c’è la bella figura di un sindaco o di un’amministrazione, ma c’è il futuro dei loresi. Se la procedura di alienazione dovesse essere bloccata – conclude – la maggioranza avrà fatto quanto possibile per tutelare un bene importantissimo. Lo abbiamo fatto in modo onesto, trasparente, avendo a cuore solo l’interesse dei loresi. Non abbiamo fatto una lotta di ideali, ma abbiamo scelto una strada di futuro per questo bene, non di declino. Rispetto chi ha e ha avuto a cuore il destino del Castello e ne ricorda il valore storico culturale. Ma amare un bene e tutelarne la storia significa anche consentirgli di averne ancora di storia da raccontare. Abbiamo costruito, non distrutto. E continueremo sempre a lavorare per il bene di Loro Piceno».




Gli argomenti del Sindaco sono chiari e condivisibili mentre quelli che si oppongono non hanno espresso nessun progetto. Pensano di praticare il motto “con la cultura si mangia” mentre programmano per la popolazione lorese altri anni di magra. “Pubblico è bello” quando le amministrazioni hanno i mezzi per mantenere il patrimonio storico. Ma vi siete chiesto come mai godiamo di beni che hanno secoli di storia e non sono mai stati “Pubblici”? Cerchiamo di non ricordare il castello che va in rovina…
Sindaco, stia lontana da Ancona. Micucci che per tre anni non ha né fatto né contato niente a Civitanova, con grandi spiegamenti di forze è riuscito ad entrare alla Regione, dove continuerà a fare quello che faceva a Civitanova. Già che per lui nel Castello echeggiano ancora i canti delle suore, la dice lunga sulla professionalità con cui si avvicina al tema in questione.