Macerata in lutto,
è morto Dante Cecchi

IL RICORDO - Fu presidente Carima e noto docente universitario. Stamattina il decesso a 94 anni nella sua casa in via Ugo Betti. I funerali si terranno domani (giovedì) alle 16,30 nella chiesa di San Francesco
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587-Cecchi2Si è spento a 94 anni Dante Cecchi. Illustre docente universitario, scrittore, fu presidente di Carima e prestigioso membro dell’Accademia dei Catenati. Stamattina intorno alle 7 nella sua abitazione in via Ugo Betti, Cecchi avrebbe avvertito un malore che gli è stato fatale. I familiari hanno subito chiamato gli operatori del 118. Ma il medico una volta giunto sul posto non ha potuto che constatarne il decesso. I funerali si terranno domani (giovedì) alle 16,30 nella chiesa di San Francesco a Macerata. La salma sarà poi tumulata nel cimitero di Urbisaglia.

cecchi 2Con una nota il sindaco Romano Carancini e l’Amministrazione comunale, anche a nome di tutta la città, hanno espresso ai familiari profondo cordoglio per la morte di Dante Cecchi.

«Ricordandone l’alto profilo culturale – si legge nel testo del telegramma a firma del sindaco Carancini – la dedizione e il forte senso del dovere che hanno caratterizzato il suo costante impegno a servizio delle istituzioni, esprimo il profondo cordoglio della città di Macerata e partecipo al dolore della famiglia per la scomparsa del caro padre Dante Cecchi”. Uomo di cultura letteraria e politica, ha ricoperto la carica di assessore e consigliere del comune di Macerata dal dopoguerra al 1970 quale rappresentante della Dc, è stato presidente della Carima e uno dei padri dell’Accademia dei Catenati nel dopoguerra e docente di Storia della Pubblica Amministrazione e di Diritto Comune all’università di Macerata negli anni 70. Proclamato dall’Accademia dei Lincei vincitore del premio del ministero della Pubblica Istruzione per le scienze giuridiche per l’anno 1969 mentre nel 1980 fu insignito dal Presidente della Repubblica della medaglia d’oro per i Benemeriti della cultura e dell’arte. E’ stato inoltre oltre autore di pubblicazioni sul Medioevo, statuti comunali, periodo napoleonico e restaurazioni in Italia e tradizioni delle Marche oltre che di teatro dialettale, di prestigiose monografie sulla città e il suo territorio. Cecchi ricoprì anche la carica di vice presidente della Deputazione Storia Patria delle Marche e fu membro di varie istituzioni culturali italiane e straniere».

Esprime il suo cordoglio anche Luigi Lacchè, rettore di Unimc: «Il professor Dante Cecchi, studioso di vasta cultura e docente esemplare,  ci ha lasciato un contributo fondamentale per la ricostruzione della storia marchigiana. Già nel 1963 la sua attività si è intrecciata con quella della nostra Università, in particolare con l’allora Facoltà di Giurisprudenza, dove è diventato professore incaricato nel 1970, professor straordinario nel 1980 e quindi docente ordinario nel 1983 di storia dell’amministrazione pubblica e di diritto comune fino al suo collocamento in riposo nel 1996. Naturalmente questo non ha impedito la prosecuzione dei rapporti accademici, sempre contrassegnati da stima e reciproco apprezzamento. Ci uniamo quindi con commozione al dolore dei suoi cari in questo momento di lutto».

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di Maurizio Verdenelli

L’ultimo cantore della Grande Bellezza di Macerata ed insieme estremo testimone della sua potenza economica è stato Dante Cecchi, il ‘professore’ per eccellenza. Volto sorridente (un sorriso che luccicava, sorprendendoti ma non troppo, dalle commedie in vernacolo: tutte un grande successo), sguardo da zio comprensivo pronto ad un buffetto assolutorio in ogni caso, Cecchi si trovò agli inizi degli anni ’80 nel pieno di un dramma che mai avrebbe pensato di vivere e Macerata di sopportare: sarebbero passati trent’anni e forse più infatti dal caso Banca Marche. «Che vuoi che sia? Un piccolo buco in una bella mela rossa, piena di salute e dalla polpa fragrante…» così abulicamente ma pure un po’ improvvidamente seppur veridicamente, mi rispose a precisa domanda sul ‘buco’ Carima da 13 miliardi di lire a metà dell’85 –tanti ne emersero ma il sospetto che ne fossero molti di più è rimasto sempre forte nel sottoscritto. Della Carima, il professor Cecchi era il presidente. Prima ne era stato il massimo scrittore. Firmando cioè i primi cinque libri della lussuosa collana (rilegatura di pregio, sovracoperta nera, dono natalizio cult per ‘chi contava in città’) che la Cassa di Risparmio editava ogni fine anno. La collana aveva una denominazione: Macerata e il suo territorio. Cecchi aveva scritto i primi cinque fondamentali libri. Diventato presidente della banca, ritenne non opportuno continuare sul filone letterario, seppure a malincuore perché era quello che sentiva di rappresentare ed interpretare con autorità e carisma universalmente in città riconosciuti. Così chiamò Angelo Antonio Bittarelli, fondatore de “L’Appennino camerte”, Mario Moretti, Giuseppe Vitalini Sacconi, Raoul Paciaroni a scrivere su tutte le altre categorie sociali, storiche ed economiche del territorio. Nella stessa collana fu inserito doverosamente il volume su Palazzo Ricci, a mezzadria tra splendida pinacoteca del ‘900 ed uffici di rappresentanza, che il direttore generale Enrico Panzacchi, affiancato da Antonio Parisi Presicce e soprattutto dall’ing. Guido Calogero (direttore dei lavori) aveva appena finito di restaurare.


cecchi 2Diventato presidente della Cassa di Risparmio, all’ombra di un tale carismatico direttore generale, il professor Cecchi (strappato dai suoi studi e dalle sue irresistibile commedie in vernacolo: un genere di cui fu progenitore) pensò ad un incarico sine cura.
Accettò in quei giorni, lui dc tambroniano ma accettato in realtà dall’intero partito, anche una candidatura al Parlamento Europeo. Lo fece «per spirito di bandiera, non potevo forse dire di no a Beniamino Andreatta (superministro, ‘pater oeconimuci’ di Romano prodi e pure del nostro Mario Baldassarri ndr) ….» mi disse, sorridendo sornione, nel corso di un’intervista, che lui conoscendosi da tempo le nostre famiglie d’origine, fiduciosamente mi concedeva, pur nella tradizionale riservatezza da ‘uomo di biblioteca’. Intervista precedente naturalmente a quella passata alla storia… della cronaca del ‘buchetto nella mela’ che provocò, soprattutto nella sinistra, una serie di polemiche infinite. Era troppo per il professore che già aveva dovuto rispondere ad una serie di contestazioni interne e naturalmente domande all’interno dell’inchiesta giudiziaria sul maxi ammanco ed era stato costretto anche a cure personali. Rinunciò alla rielezione che Banca d’Italia aveva chiesto espressamente per lui ritenuto al di sopra e al di fuori di ogni responsabilità e pure a voler indicare che l’ordine regnava all’interno della cassa di risparmio più patrimonializzata e forte (nonostante la perdita di 13 miliardi, che volete che fossero in fondo anche allora?) del Centro Italia. Al posto del desistente Cecchi subentrò a sorpresa l’on. Giuseppe Sposetti, outsider al confronto del tambroniano Giuseppe Guzzini, nei giorni scorsi scomparso anch’egli (leggi l’articolo).

Per il professore fu finalmente il ritiro a vita privata. Da allora il palcoscenico di questa città non registrò più suo interventi pubblici, a parte l’attribuzione di paternità delle sue commedie, ancora rappresentatissime. E gli incontri periodici incontri con la sua grande amica ed ex compagna di scuola, Franca Ciampi, moglie del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio. La quale chiedeva sempre di Dante e di ‘Giugiù’ (Mastronardi, carismatica preside dell’istituto magistrale), i suoi ‘più cari compagni di scuola’ al liceo classico Giacomo Leopardi che l’aveva vista studentessa per cinque anni. Gli anni in cui aveva incontrato, nella casa paterna (il genitore era cassiere in Banca d’Italia) quel giovane funzionario che rispondeva al nome di Ciampi dall’avvenire fulgidissimo, prima governatore, poi premier quindi Presidente della Repubblica.

Ciampi a Macerata

Ciampi a Macerata

«Dante ne combinava sempre qualcuna con quel sorrisetto pieno di simpatia e ‘ironia – mi rivelò una volta la premier Dame – Mi fece prendere un tale spavento, e lui lo immaginava, quando entrò in classe all’ora di Anatomia con in braccio uno scheletro…». I tre ragazzi terribili del Liceo classico: Franca, Dante e Giugiù (alias Giuliana) rimasero in contatto per tutta la loro esistenza ricordando quegli anni maceratesi e quelle risate come gli anni più belli della loro vita. Un momento d’incontro fu quando a Ciampi venne consegnata  la cittadinanza onoraria di Macerata in occasione dei 700 anni dell’Università e Cecchi, professore universitario, fu al centro della cerimonia nella commozione di ‘Franchina’, il vezzeggiativo usato da Carlo Azeglio per la moglie.



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