E la chiamano estate: non basta Caronte
nella ricerca trentennale
del bagnante perduto

L’arretramento dell’economia turistica della ‘Terra delle Armonie’ ha radici antiche e coincide con la perdita degli uffici sul territorio e nel coordinamento delle attività. Entroterra contro costa. Il solleone record di questi ultimi giorni è servito a portare ristoro alle attività che s’affacciano sull’Adriatico, ma non può far dimenticare la necessità di nuove strategie per un prodotto che sia attrattivo per un turista che non sia solo ‘per caso’

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La spiaggia di Civitanova

di Maurizio Verdenelli

“E la chiamano estate, quest’estate senza te….”. E se nel 1960 Bruno Martino (poi anche il ‘nostro’ indimenticabile Jimmy Fontana) cantava la donna perduta del cui ritorno, pronubo il solleone, restava pur sempre in fiduciosa attesa, 55 anni dopo, il refrain di quella canzone di successo è ancora lo stesso. Seppure gli operatori della costa maceratese non attendano sulla spiaggia l’innamorata inopinatamente ‘scomparsa’, ma i bagnanti anch’essi ‘desaparecidos’. Ci è voluto, in extremis in queste ultime ore, l’angelicato Caronte ‘Dimonio’ dantesco con occhi di bragia (era in realtà nella tradizione etrusca delle origini un angelo: Carùn) e il record di caldo da 50 anni a questa parte per traghettare finalmente sulle amene rive adriatiche (e in piscina) il bagnante, desistente finora anche nel week end e finalmente avvistato ufficialmente come ‘terra promessa’ dagli stessi rappresentanti dei bagnini. Bastava infatti andare a vedere, da fine giugno sino all’inizio di luglio, il ‘movimento’ a Potenza Picena, Porto Recanati e Civitanova dove c’era per la prima volta anche una discreta possibilità di parcheggio, senza incorrere nelle ‘reti a strascico’ delle multe, senza possibilità di ‘periodi di grazia’ né di ‘fermo biologico’ –con riferimento al turista superstite.

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La rete della sciabbeca

E’ dunque comprensibile sin da ora l’ansia per l’annunciato arrivo con le sue  piogge tropicali del ciclone Circe: ci sarà solo da mettersi le mani tra i capelli, per i nostri supertartassati operatori turistici che fanno già i ‘salti mortali’ per tenere a limiti accettabili tariffe e ‘conti’ al bar e alla sala ristoro. L’anticiclone africano, l’hot storm, passa come l’Olandese volante ogni mezzo secolo ‘funzionando’ economicamente: una questione di pelle per il disidratato cittadino, bagnante e nero per caso. Una cartina da torna…sole (speriamo!) ed un alibi accidentale per il ‘deserto’ africano delle nostre belle spiagge che da anni soffrono di una crisi esplosa alla fine degli anni ’80 con il 30% in meno iniziale, delle presenze, quando cambiò tutto: niente più   ‘stessa spiaggia, stesso mare’ come invitava una canzone famosa dai juke-box delle ‘capannine’.  

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Bagnanti verso la spiaggia

Stavolta ad incidere ancor più in una statistica volta costantemente verso il basso, non è stata la pioggia dell’estate scorsa che mandò in tilt i conti di balneari, ristoranti, alberghi, B&B, camping, resort e via elencando, compressi per di più da un carico fiscale locale abnorme come in questi giorni segnalato da un dossier della Cgia di Mestre. Il ‘male oscuro’ del ‘mare nostrum’ è qualcos’altro di un mero accidente manzoniano. Sta certamente nella crisi generale, ma ancor più nella graduale perdita di azioni strutturali a sostegno delle economie dei centri turistici. Sta nella scomparsa del coordinamento di strategie ed ottimizzazione del comparto che risulta da anni scomparso. Sin da quando iniziò la Caporetto del ‘pubblico’ dal territorio. Ricordate le Aast? L’acronimo che voleva dire azienda autonoma di soggiorno e turismo. In provincia (ente in disfacimento anch’esso) ce n’erano una dozzina circa, e forse più. A Porto Recanati (con un bravissimo dirigente, Gardini ed un bellissimo premio che organizzava per la valorizzazione del paese, che pure a me fu dato: lo scalo d’argento), a Porto Potenza Picena e Civitanova. E ce n’erano a Macerata, Recanati, Camerino, Tolentino, San Severino, Caldarola, Sarnano (con un direttore/sindaco, Gildo Piergentili, addirittura eroico per il   bene ‘del paese delle acque’) e pure a San Ginesio.

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La spiaggia di Porto Potenza

Dove sono finiti questi  sportelli? Nel tritasassi di un unico ufficio regionale di queste ‘Marche al plurale’ dove i territori, nonostante le promesse, non sono mai stati uguali ad Ancona come le ‘colpe’ nell’inferno dantesco in un processo allora chiamato  razionalizzazione ed ora spending review. Processo attento sempre, a non ‘razionalizzare’ Lor Signori… Naturalmente le ‘colpe’ sono pure altre ed alte. Imputato principale della crisi, resta storicamente l’inquinamento marino diventato macroscopico e soprattutto visibile alla fine degli anni ’70. Ora grazie ai depuratori (che non possono però far tutto) l’Adriatico è tornato azzurro anche se ‘il profumo del mare non lo sento. Non c’è più’ cantava preveggente lo stesso Bruno Martino. E nonostante Caronte come main sponsor, ma tra multe, stress, la concorrenza dell’entroterra (con i comuni che organizzano a raffica notti rosa, bianche, ‘dell’opera’, negozi aperti h24) per la costa l’estate non è più estate ‘senza l’amore’: quello del bagnante perduto. Ed erra la disarmonia per questa valle mentre la ‘vista di quel lontano mar’ non spira più, come al Giovane Favoloso, pensieri immensi e dolci sogni, ma soprattutto incubi in attesa che tutto cambierà e torni come prima. Magari all’ombra dei  ‘benedetti/maledetti (a seconda dei punti di vista) 42 gradi.

 

 


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