Cultura e ricerca per costruire il futuro
Gino Troli all’Aperifestival
CIVITANOVA - Domani, alle 18,30, nella pineta vicino alla biblioteca Zavatti, per il terzo appuntamento arriva il direttore artistico di Futura
Gino Troli e “l’etica di un festival”, per il terzo appuntamento degli Aperifestival, organizzati dalla Biblioteca Comunale Zavatti in collaborazione con Futura e Civitanova Danza. Domani, alle 18,30, nella pineta adiacente la biblioteca l’ospite è Gino Troli, direttore artistico di Futura. “L’etica di un festival” è il titolo e il tema su cui verte il suo intervento, all’interno di “Testimoni del nostro tempo” sezione che vede protagonista durante le serate di Futura, lo scrittore israeliano David Grossman, tra i personaggi più attesi di questa edizione 2015. Troli è sostenitore dell’idea che solo nella cultura e nella ricerca si possa costruire il futuro delle nuove Marche, e che il suo festival sia nato “per un avvenire che somigli al passato, come i figli somigliano ai padri solo per il poco che hanno da consegnare, perché è dei figli il compito di dare dignità e etica alla società che viene, al futuro che riscatti il presente. Futura è nata per incontrare maestri, per sentire gli esploratori di futuro, per educarci al tempo che viene nelle calde giornate d’estate, perché queste sono le occasioni migliori per coltivare l’anima e occuparci un po’ di noi ovvero di estetica interiore”. Il brindisi finale, come nei precedenti due appuntamenti, è curato e offerto dalla cantina Fontezoppa di Civitanova.

Ma è vero che Futura è nata con la gravidanza assistita male, da uno spermatozoo in saldo alla banca del seme e da un uovo prelevato dal cervello di gallina che ha regalato Popshofia, di grande richiamo e successo, per questa creatura informe sempre criticata, evitata, sconosciuta. Fate una belle festa, mbriacheteve per bè, dormete tre jorni e se sona Grossman diceteglije che non lo sente sentito. Ce facete più bella figura. Non parlete più de Futura che gghià la jente poco la conosce e per la fine dell’estate nessuno se ne ricorderà più.
A Civitanova Babbo Natale, nelle vesti di Gino Troli (sostituendo il pizzo con la barba fisicamente ci saremmo), arriva d’estate. Porta il pacchetto preconfezionato, sempre in vistoso ritardo, di Futura Festival. Parafrasando un noto romanzo di Oriana Fallaci potremmo dire “Lettera a un festival mai nato”. La Giunta Corvatta, tra i capolavori d’inizio attività, ha offerto il litigio con i promotori di Popsophia, festival organizzato professionalmente, che portava a Civitanova con notevole ritorno economico, nei mesi di durata, migliaia di persone. La kermesse è stata sostituita da Futura, festival che ha mostrato sin da subito evidenti limiti: difetti di organizzazione e assenza di radicamento nel territorio. Il programma della prima edizione fu presentato il giorno stesso dell’inizio del festival, che segnò ricordiamo numerose defezioni (Caracciolo, Ravera, Mazzola ecc.). Il direttore Troli in quella occasione, invece di resettare l’organizzazione, non trovò di meglio che “esibirsi” sui giornali on line. Bisognerebbe fare un book delle “scempiaggini” diffuse allora e distribuirlo ai partecipanti, pochi, di Futura. L’edizione di quest’anno non migliora la situazione solita: a poco più di una settimana dall’inizio di Futura, ancora sul sito del festival non compare il programma definitivo. Solo anticipazioni rispetto agli ospiti: una quindicina, pochini, considerato che a coordinare Futura sono sette studiosi, come Troli tutti di fuori Civitanova, che vengono per il festival. Un programma ridimensionato: solo un paio di incontri al giorno nei due fine settimana di durata di Futura, ancora nessuna notizia su luoghi, orari e mostre che verranno allestite. Vecchi vizi: anche stavolta sono stati anticipati nomi che non verranno al festival: Moretti, Canfora, Mirabella ecc. Colmo dei colmi sul sito del festival, sempre a poco più di una settimana dall’inizio, si cercano collaboratori in settori cruciali dell’organizzazione. Questa la realtà di Futura, che Silenzi assessore alla Cultura – caso raro nel suo ruolo di accertata “incapacità progettuale” – definisce “la più robusta proposta culturale cittadina”. Non ci si meravigli poi se un festival calato dall’alto, senza collegamento con la realtà socio-culturale cittadina, si confermi un festival per pochi con i sodi di tutti i civitanovesi.