Un camino nel vento

33 ANNI DI CON.SMA.RI - I primi dieci comuni fondatori intorno a Tolentino, Corridonia e Pollenza. La linea d’incenerimento distrutta da una tempesta

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La sede del Cosmari

La sede del Cosmari

di Maurizio Verdenelli

(Foto di Lucrezia Benfatto)

Negli occhi per tanti anni è rimasto, fissato dall’obbiettivo di chi (il cuore in festa) lo ‘inseguiva’ sulla superstrada Valdichienti, quel furgone verde che sul cassone en plein air trasportava i due tronconi del camino ‘abbattuto’ in una notte di vento. Uno sfondo color cobalto per una foto che fece il giro delle redazioni locali. E sulla quale sembrava invisibilmente scritto “The end” in riferimento ad una vicenda che riempiva quotidianamente le cronache maceratesi. Una fatalità, quella tempesta, che pareva fosse venuta a schierarsi inopinatamente dalla parte del comitato popolare intercomunale della pianura del Chienti che da tempo manifestava e protestava clamorosamente (ricordo un corteo sino in piazza della Libertà, a Macerata) contro il ‘camino’. Contro, cioè, la linea di termodistruzione ‘sospettata’ con le sue emissioni di ammorbare l’aria in una delle zone più belle della provincia, ad un ‘amen’ dall’Abbadia di Fiastra, dalla tenuta agricola distesa su tre comuni che esperti da tre Continenti visitavano ed ammiravano (tuttora) e dallo splendido Castello della Rancia simbolo ‘vivente’ della prima sfortunata lotta per il Risorgimento italiano.

Manifestazione contro l'inceneritore del 2013

Manifestazione contro l’inceneritore del 2013

La ‘battaglia’ contro il camino e contro chi lo sosteneva –tra i quali qualche mass media- era stata fino ad allora durissima da parte del comitato Salvambiente (così onomatopeicamente, il nome) mentre sulla scenario agiva un protagonista di spessore: il dottor Renzo Borroni, non ancora segretario generale della Fondazione Carima. Eravamo a metà degli anni ’80 e Salvambiente combatteva la battaglia (“No al camino”) ribadita poi a fine 2013, con un solo cambiamento. Nel nome del comitato: Nuova Salvambiente. Eppure il Con.Sma.Ri –primo acronimo per il consorzio volontario diventato obbligatorio il 1. Marzo 2003 in base alla L:R. 28/99- era stato salutato alla sua nascita con comprensibile entusiasmo, essendo il primo costituito nelle Marche in attuazione al decreto del ministro dell’Ambiente Edoardo Ronchi, entrato in Parlamento con Democrazia Proletaria, confluito poi con Rutelli tra i Verdi del ‘Sole che ride’. L’assessore socialista regionale, il recanatese Elio Capodaglio, lo definì quel progetto, non a torto, uno dei più moderni d’Europa, capace di risolvere il problema Rsu che già cominciava a bussare quarant’anni fa alle porte dei nostri comuni. E furono dieci quelli che si consorziarono per dar vita al Con.Sma.Ri: Colmurano, Corridonia, Loro Piceno, Mogliano, Petriolo, Pollenza, Ripe San Ginesio, San Ginesio, Tolentino ed Urbisaglia. Assente il capoluogo e tra i municipi maggiori Civitanova, Morrovalle, Potenza Picena, Camerino. Ma poi tutti i 57 comuni della provincia, mano a mano, avrebbero aderito a quello che ora si chiama Cosmari srl.

cosmariIl consorzio venne dunque fondato con decreto prefettizio prot.  n.3752/1 il 20 ottobre 1976. Poi dopo un silenzio di qualche anno, impiegato a vedere dove si potesse ubicare l’impianto e a preparare l’appalto-concorso per la sua costruzione, trentatré anni fa (il 13 luglio 1982) l’assemblea generale assegnò i lavori alla Snamprogetti spa del gruppo Eni. Il progetto prevedeva ‘il riciclaggio integrale dei rifiuti, con l’incenerimento degli scarti attraverso una linea di termodistruzione con recepero energetico”.  Considerata l’ubicazione dei comuni fondatori, fu quasi giocoforza …sbagliare la collocazione dell’impianto su 80 mila metri quadrati, finito dritto dritto nel cuore verde della verdissima provincia maceratese. In posizione geocentrica: nel comune di Tolentino, quello più importante dei ‘primi magnifici dieci’ ma ad un tiro di fionda parimenti da Pollenza, Corridonia, Urbisaglia. E ad appena 1.700 metri da Macerata, con il Chienti a ‘serpeggiare’ e l’Abbadia al di là dei rilievi a fianco della superstrada e il Castello della Rancia. Quella stessa abbadia che, l’altra notte, ha rosseggiato come nel 1424 (quando fu messa a ferro e a fuoco dal potente condottiero perugino Braccio Fortebraccio) a causa dei bagliori delle fiamme alte dieci metri e delle nubi sprigionatesi dal rogo notturno all’interno del consorzio.

Incendio Cosmari_Foto LB (3)E’ certo che il Consmari costruito a due passi da Storia e Natura del territorio maceratese fa drizzare ancora un po’ i capelli, tuttavia posso testimoniare che una tale decisione venne accolta senza problemi. Da tutti. Erano ancora anni ‘giovani’, la materia dello smaltimento rifiuti, della termodistruzione era piuttosto oscura all’alba di scarse conoscenze e progressi della tecnologia. C’era primaria la necessità di non ‘morire’ soffocati dall’immondizia che il nostro benessere produceva a ritmi sempre più incalzanti. Tutto andava bene purché i rifiuti scomparissero presto. I problemi iniziarono quando cominciarono a scomparire dentro un camino per riemergere sotto altra forma da quella solida: le emissioni puzzavano ed invadevano la valle. E forse, si cominciò a dire, facevano male alla salute. La valle era diventata infatti maleodorante, sopratutto nelle ore notturne, seppure continuasse a restare verde ‘com’ era sempre stata’ nei tempi  con tutte le suggestioni e leggende che nei suoi libri testimoniava  Roberto Massi Gentiloni Silvery, tesoriere della fondazione Giustianini-Bandini.

Così nonostante progressi tecnologici ed assicurazioni sulla salute, il Grande Equivoco ha finito col tenere segretamente sveglie le popolazioni delle ventose piane del Chienti attorno all’impianto ‘sorvegliato speciale’. Assediato e vinto per una notte, l’altra, da un evento imprevedibile (come la tempesta degli anni 80) a mettere in discussione, per le sue conseguenze quella scelta di trentatrè anni, di costruire nel ‘cuore’ della leopardiana valle delle Armonie, con i monti azzurri sullo scenario.

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