“La questione Fiumarella si risolve
con un tubo e un pontile”

PORTO RECANATI - Un centinaio di persone ha preso parte ieri sera al convegno sul dissesto idrogeologico organizzato dal comitato intercomunale a difesa del territorio (Cidite). La ricetta di Rodolfo Novelli, ex dirigente della Regione, per impedire nuovi disastri ecologici
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La presentazione del convegno. Al centro del tavolo Mario Bartoli e Lorenzo Riccetti

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Un centinaio di persone ha assistito al convegno

di Alessandro Trevisani

Un canale interrato parallelo al fosso Fiumarella, sormontato da una pista ciclabile, per raddoppiarne la portata. Un tubo da immettere in mare fino a 150 metri al largo, sostenuto e accompagnato da un pontile all’americana. È questa la ricetta di Rodolfo Novelli, ex dirigente del servizio Governo del Territorio della Regione Marche, per impedire nuovi disastri ecologici, come quello che il 14 agosto 2014, complici due incredibili bombe d’acqua, provocò la fuoriuscita di un gigantesco blob di liquami dalla Fiumarella direttamente in mare, con i valori batteriologici che andarono in tilt e bloccarono la balneazione per decine di giorni.
Un incidente che mise nel panico i turisti, che quest’anno hanno tempestato affittacamere, albergatori e bagnini con una sola domanda: la Fiumarella è tornata sicura? Il quesito è rimbalzato anche sul tavolo del convegno “Dissesto idrogeologico. Rischi e soluzioni”, organizzato al locale commerciale accanto alla A14 (ex capannone Fratelli Simonetti) dal neonato Comitato intercomunale a difesa del territorio (Cidite), col patrocinio dei comuni di Loreto e Porto Recanati. Tra i circa 100 spettatori c’era anche il sindaco di Loreto Paolo Niccoletti. Lorenzo Riccetti, ex vicesindaco di Porto Recanati, nonché vicepresidente del comitato, ha aperto i lavori commentando gli ultimi rapporti dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) sul consumo di suolo e sul dissesto idrogeologico in Italia.

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La relazione di Rodolfo Novelli

Novelli è andato al cuore della questione Fiumarella, che attualmente non è per niente sicura (leggi l’articolo). “Non serve a nulla la vasca di laminazione finanziata dalla Regione – ha osservato l’architetto a fine convegno -, perché la portata dei canali che insistono sulla depressione naturale tra le Grotte e il Pizzardeto (siamo a 6-700 metri dal mare, al confine tra Porto Recanati e Loreto, ndr) è sempre più in crescita, e una vasca potrebbe non bastare. Poi raccogliere le acque di scolo dai campi tutt’intorno comporta una manutenzione molto particolare, per rimuovere costantemente la patina di fanghi chimici e di concimi che si andrebbe a formare sulla vasca”.
Dei 350mila euro circa previsti l’anno scorso la Regione ne finanziò 100mila per costruire, a pochi metri dal McDonald’s, una vasca da 85mila metri quadri, da ricavare scavando il terreno per farci confluire i fossi Lavanderia e Bellaluce (che si immettono entrambi nella Fiumarella). La vasca di laminazione funzionerebbe come un polmone, assorbendo e restituendo l’acqua dopo ogni pioggia. Un progetto che per partire aspetta solo la Via dalla Provincia. “Sarebbero soldi buttati via – obietta Mario Bartolo, presidente del Cidite – perché non ci sono soldi per pulirla costantemente dai fanghi. E poi non ha senso creare un lago simile a 600 metri dal mare”. Il pericolo, per gli scettici, sarebbe quello di una bomba ecologica come quella che scoppierebbe se la vasca non riuscisse a contenere le
acque ricche di concimi chimici.

 

Il-pubblico-in-sala.-Presenti-anche-il-sindaco-di-Loreto-Paolo-Niccoletti-e-lassessore-ai-LLPP-Marco-Ascani.

Il pubblico in sala. Presenti anche il sindaco di Loreto Paolo Niccoletti e l’assessore ai LLPP Marco Ascani

Fatto sta che oggi la Fiumarella è già un pericolo: se la portata del canale è normale le pompe che aspirano l’acqua in eccesso la convogliano al depuratore. “Ma la portata di 26,3 metri cubi al secondo è di molto aumentata – riflette Novelli –, per cui andrebbero raddoppiati tutti i canali di scarico dai quartieri intorno, e la stessa Fiumarella, affiancandole un tubo d’acciaio da interrare, coprendolo magari con una pista ciclabile. Il tubo continuerebbe in mare per 150 metri, in modo da scaricare eventuali liquami al largo, e potrebbe essere accompagnato da un pontile all’americana, che lo sosterrebbe, risparmiandolo dalle correnti”.
Pontile vs vasca di laminazione: sarebbe quindi questo il dilemma per la Regione. Ma il convegno, aperto da Elisa Flamini, è stato anche l’occasione per snocciolare dati importanti sul dissesto nelle Marche, dove 552mila cittadini risiedono in zone a rischio medio di dissesto, mentre sono 114mila gli abitanti nelle zone franose, in una regione che negli ultimi anni ha tagliato del 60% il personale del Genio civile, facendo crollare quindi la possibilità di monitorare a vista il territorio.
Dal rapporto 2015 dell’Ispra è emerso anche qualche dato anche sulla situazione italiana del consumo di suolo: dal 1990 al 2005 sono scomparsi 3 milioni di ettari di superficie agricola, pari a Lazio e Abruzzo insieme: 936 campi di calcio al giorno, cioè 8 metri quadri al secondo. Se consideriamo che oggi ogni bimbo che nasce avrebbe teoricamente a disposizione 9 appartamenti non c’è praticamente più niente da costruire: si stima che nel 2020 il mercato del recupero sarà l’80% della produzione edilizia. Infine l’aspetto economico del dissesto: secondo Ispra ogni milione investito in prevenzione fa risparmiare 5 milioni di euro per aggiustare i danni a valle, dopo le frane. Tutte questioni che il CIDITE si ripromette di approfondire nei prossimi incontri.

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L’area della vasca e lo sbocco della Fiumarella disegnati su Google Maps



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