I cda delle partecipate costano 700mila euro
L’ultimatum dei sindacati per la multi-utility

In provincia di Macerata, oltre a enti e consorzi, più di venti società per fornire acqua, gas, trasporti e raccolta dei rifiuti a 300mila persone. Taddei (Cgil): "Assurdo che siamo noi a sollecitare un intervento delle amministrazioni." Ferracuti (Cisl): "Al centro i cittadini, andare verso un'unica società". Sullo sfondo il piano di riordino nazionale che i comuni rischiano di affrontare in ordine sparso
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Un momento della conferenjza stampa dei sindacati

Un momento della conferenjza stampa dei sindacati

di Marco Ricci

Più di venti società variamente partecipate, oltre a enti, consorzi e a una dozzina di comuni che svolgono il servizio in economia, più di 700.000 mila euro l’anno di spese per i consigli di amministrazione e revisori, società con più amministratori che dipendenti, la Corte dei Conti che ha contestato all’Aato, l’ente legato al servizio idrico che ancora non riesce a convocare un’assemblea dei comuni soci, i costi degli organi, il tutto per fornire a un bacino di poco superiore alle 300mila persone i servizi legati al trasporto, all’erogazione del gas, dell’acqua e alla raccolta e smaltimento dei rifiuti. E mentre la legislazione nazionale va imponendo piani di riordino e di maggior efficientamento, con scadenze precise e ormai ravvicinate, in Provincia di Macerata nasce, costola della decotta Valli Varanensi, un nuovo soggetto per erogare il servizio idrico ad un ridottissimo numero di famiglie dell’entroterra. Se è poi sul tavolo il progetto di far assumere personale ad un consorzio per non vederlo finire nelle implacabili e dure tenaglie della legislazione nazionale, continuano inalterati i costi per i direttori e la parcellizzazione nell’erogare servizi primari per i cittadini. Che poi, ad esempio, l’acqua del maceratese sia tra le più care d’Italia, come aveva documentato una nostra inchiesta (leggi l’articolo), non è un fatto che possa produrre più di tanto scalpore se non alle tasche dei maceratesi. La spending review e il decreto Salva Italia, infatti, sembrano essersi fermati sul valico di Colfiorito.

Da qui, dopo le sollecitazioni di cinque mesi fa dei sindacati alle amministrazioni di Macerata, Civitanova, Tolentino, San Severino e Recanati per impegnarsi a tracciare, con il sostegno di Federutility, un percorso di aggregazione delle partecipate (leggi l’articolo), i rappresentanti dei lavoratori sono di nuovo tornati alla carica. «E’ assurdo che siano i sindacati a dover lanciare l’allarme su questa situazione» ha detto Daniel Taddei, segretario provinciale della Cgil di Macerata durante una conferenza stampa indetta oggi dalla Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec, rincarando la dose e ricordando come sarebbe invece compito delle amministrazioni e della politica avere a cuore lo sviluppo economico del territorio e i costi e la qualità dei servizi di base. «Al centro devono esserci le famiglie, non i consigli di amministrazione», ha rincarato la dose Marco Ferracuti, segretario regionale della Cisl, sottolineando il silenzio che avvolge la questione ma anche la scarsa trasparenza di alcune gestioni.

Foto d'archivio

Foto d’archivio

Se le novità legislative chiedono efficienza, riordino e piani miglioramento da presentare entro fine marzo, i sindacati non avrebbero avuto novità dai cinque sindaci della Provincia a cui domani invieranno una lettera per comprendere se sia stato tracciato o meno un percorso per mettere ordine alla Babele attuale. Il rischio, che se non governato, il processo di riordino richiesto da Roma possa comportare un’anarchia decisionale da parte delle singole amministrazioni, senza giungere alla soluzione auspicata dai sindacati, ovvero la creazione di un’unica società multiutility provinciale, sulla stregua di quanto accaduto lo scorso anno con il Cosmari  per il comparto dei rifiuti e dell’igiene pubblica. Due sono quindi le ragioni che muovono i sindacati. Da una parte i costi e la qualità dei servizi erogati, dall’altra il timore che, senza un’adeguata pianificazione, il riordino possa vedere i comuni e le loro partecipate, tra cui la maceratese Apm, la civitanovese Atac e la tolentinate Assam, procedere in ordine sparso. Il rischio paventato dai sindacati, inoltre, è quello che le amministrazioni possano cedere a privati le loro quote per fare cassa, senza un piano prestabilito.

Se Manuel Broglia della Uiltec richiede ai sindaci un percorso partecipato e trasparente, con attenzione anche al futuro dei lavoratori, Luciano Natali della Filctem si è soffermato sulla questione Unidra, una delle scatole più o meno vuote a cui l’Aato ha affidato parte del coordinamento nell’erogazione del servizio idrico. «A differenza di quanti molti malignano – ha chiarito Daniel Taddei, in conclusione della conferenza stampa a cui ha partecipato anche Davide Ballini della Femca-Cisl – non vogliamo posti nei consigli di amministrazione. Ci stiamo solo preoccupando del territorio». Dunque fare massa critica tra le diverse società partecipate, erogare migliori servizi a costi più ridotti, procedere con trasparenza e partecipazione verso quei riassetti che si renderanno necessari e a cui il maceratese rischia di giungere impreparato. Un allarme, quello dei sindacati, che non sembra però avere troppo riscontro dalla politica, almeno a sentire i temi che si dibattono sui diversi palcoscenici durante questi lunghi giorni di primarie.



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