Acqua maceratese tra le più care d’Italia
Quanto ci costa la politica al bicchiere

A parità di consumo in provincia si spendono 432 euro a famiglia contro i 333 della media del paese. L'aumento dal 2007 ha superato il 75% e abbiamo anche qualche altro primato: la pletora di enti e società con i relativi costi. Dai 700.000 euro sborsati per il funzionamento dell'Aato all'eccezionalità dell'Acquedotto del Nera. Qui presidente, cda e revisori costano quasi come i dipendenti
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acqua_rubinetto

 

di Marco Ricci

Le Marche e il maceratese saranno anche territori virtuosi, ma guardando poi ai singoli dettagli così virtuosi non sembrano più. Secondo il rapporto 2014 di Cittadinanza Attiva sui costi del servizio idrico una famiglia maceratese di tre persone spende ogni anno 432 euro, rispetto a una media nazionale di 333 euro, un costo altissimo che è appena più alto della media regionale, pari a 429 euro, che a sua volta è tra le peggiori d’Italia. Rubinetti più cari di quelli maceratesi in regione si trovano solo nel pesarese, dove nel 2013 la famiglia tipo avrebbe speso per l’acqua 502 euro. In Italia è comunque difficile trovare chi paga più di noi, considerando che nel panorama delle regioni peggio va solo ai toscani.  L’attenzione dello studio di Cittadinanza Attiva si  è focalizzata sul servizio idrico integrato per uso domestico che comprende spesa per acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione e quota fissa. I dati sono riferiti ad una famiglia tipo di tre persone, con un consumo annuo di 192 metri cubi di acqua e sono comprensivi di Iva al 10%.

C’è anche un altro dato che è ancora peggiore del costo assoluto e che testimonia gli sprechi di un settore in cui si accavallano enti e società pubbliche con i relativi compensi dei vertici e dei consigli di amministrazione. L’aumento di spesa che i maceratesi hanno subito dal 2007 ad oggi è infatti di oltre il 76%, contro una media regionale poco superiore al 50%. Vero che sulla bolletta vanno a pesare anche le spese per gli interventi, per le manutenzioni e le costruzioni di nuovi acquedotti, ma il nostro triste primato di aggravi non è solo regionale ma addirittura nazionale.

Per carità, d’estate nel Maceratese non si rimane con i rubinetti a secco, la qualità è buona e la dispersione idrica nella nostra provincia è una delle più basse del paese, paragonabile a quella dell’efficientissimo Trentino dove l’acqua però costa solo 258 euro a famiglia. Magari nei nostri bicchieri scivolerà  potabilissima acqua del Nera, ma i molti costi della politica e l’inefficienza complessiva le famiglie del maceratese li pagano eccome. In particolare se andiamo a spulciare l’organizzazione di un servizio suddiviso in una pletora di enti e società dove è difficile districarsi e che tutto lasciano pensare fuorché all’efficienza.

 

ISorgente-Camera-3-2008.04.23-01n principio è l’Aato, l’autorità d’ambito istituita dalla legislazione nazionale che ha il compito di pianificare il servizio a livello grosso modo provinciale, di scegliere le linee strategiche e determinare gli investimenti necessari e di individuare le tariffe pagate dai cittadini. E se solo per il direttore generale dell’Aato l’esborso della collettività è appena inferiore ai 90.000 euro, tra stipendi rimborsi ed altro la spesa complessiva per il personale dell’ente ammonta nel bilancio preventivo del 2013 ad oltre 400.000 euro mentre il costo totale di funzionamento vale 700.000 euro. Perché solo per gli amministratori – cioè i nominati dalla politica – i costi per la collettività superano i 100.000 euro, insomma un bel tot a bicchiere. Per far capire di cosa si parla, va detto che la Provincia di Macerata ha recentemente stabilito che l’Ata,  il corrispettivo dell’Aato che si occupa invece della raccolta e smaltimento dei rifiuti – sarà a costo zero per la collettività. Non solo gli amministratori dell’Ata esercitano le loro funzioni a  titolo gratuito, ma anche il personale utilizzato è quello della Provincia stessa. E l’Ata non svolge altro, nell’ambito di sua competenza, che funzioni simili all’Aato. Insomma rifiuti battono acqua settecentomila a zero.

 

Acquedotto_del_NeraDopo l’Aato viene poi ad esempio l’Acquedotto del Nera, originariamente un consorzio di comuni, poi trasformatosi in società per azioni, le cui quote sono detenute da una ventina di amministrazioni comunali. Scopo della società è quello di provvedere alla costruzione, manutenzione ed esercizio delle opere necessarie all’approvvigionamento idrico da parte dei comuni soci, attraverso la captazione e il prelevamento dell’acqua dalle sorgenti del Nera e da altre sorgenti. Negli ultimi ha realizzato anche importanti interventi, ma l’efficientissima società Acquedotto del Nera ha un primato quasi ineguagliabile.  Il costo degli amministratori – nominati dalla politica – e del collegio sindacale quasi eguaglia il costo del personale. Nel bilancio 2012, infatti, la spesa per amministratori e per il collegio sindacale è stata di quasi 114.000 euro contro i 137.000 euro del personale!

acquaSe l’Aato pianifica, la società Acquedotto del Nera si occupa delle opere infrastrutturali e degli acquedotti, chi fa arrivare l’acqua ai rubinetti delle case? Una pletora di società partecipate tra cui la maceratese Apm, la civitanovese Atac, la Astea di Osimo che provvede per una ventina di comuni, l’Assam di Tolentino e l’Assem di San Severino, tutte società ovviamente con i relativi compensi per gli amministratori e i costi per il personale e che immaginiamo (!) ottimizzeranno i costi come non mai, considerando che alcune servono si e no 5000 famiglie.  Siccome in ogni parte della provincia non ci si fa mai mancare niente, un’altra partecipata, quella che porta l’acqua nei rubinetti dei camerti e di altri comuni montani, è la Valle Varanensi spa, società a partecipazione pubblica che ha chiuso gli ultimi tre bilanci con un perdita complessiva di circa 100.000 euro. Tutte queste società spesso svolgono anche altri servizi – ugualmente parcellizzati tra le singole partecipate –  ma ovviamente parte del costo del loro personale e degli amministratori ricade sul servizio idrico, povera acqua.

Ma se fosse finita qui sarebbe semplice. Perché prima dei gestori finali – sembrava fatta! – ci sono tre consorzi privi di dipendenti ma con i propri amministratori: il consorzio S.I. Marche, l’Unidra e il gestore Centro Marche acque. Ma a cosa servono queste tre scatole quasi vuote? L’Aato non può affidare il servizio direttamente alle municipalizzate ma deve passare per i tre consorzi pubblici, secondo quanto richiede la legge per avere la famosa gestione in-house, cioè a totale controllo pubblico. E seppure non abbiano dipendenti, gli amministratori di queste tre scatole vuote costano ai cittadini una decina di migliaia di euro a consorzio. Goccioline nel mare ma pur sempre goccioline.

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Insomma l’acqua maceratese sarà buona e la nostra dispersione idrica molto bassa, ma a contare tutti gli enti, le società, gli ambiti e i sub-ambiti c’è da uscire da pazzi. E sono questi i veri costi della politica, non i duecento euro di un assessore di un paesino di montagna o il gettone di presenza dei consiglieri comunali. Alla fine tra costi e poca razionalizzazione sono milioni di euro di inefficienza che i cittadini pagano ogni anno solo per il servizio idrico e viene da domandarsi perché la politica tenga in vita questa pletora di costosi soggetti (tra cui le tante municipalizzate che erogano più o meno tutte gli stessi servizi) e non si proceda invece su una strada virtuosa come quella scelta dalla Provincia di Macerata, dal presidente Pettinari e dalle amministratori comunali per il ciclo dei rifiuti, dove operano un unico ente a costo zero e due uniche società. Oddio, non che la risposta del perché si tengano in vita i carrozzoni sia difficile da immaginare e forse si sta solo facendo demagogia e facile populismo, ma spendere come ad esempio per l’Acquedotto del Nera per il collegio sindacale e gli amministratori quasi quanto per i dipendenti è un non senso a tutti gli effetti. Non che gli amministratori non debbano essere retribuiti – costruire un acquedotto non è cosa semplice – ma forse visto che c’è alla società andrebbero concesse altre funzioni sottraendole magari alla nutrita schiera delle partecipate che però difficilmente molleranno l’osso.  Senza poi parlare dei settecentomila euro per il solo funzionamento dell’Aato che forse i maceratesi, tra una sorsata e l’altra, si risparmierebbero ben volentieri in caraffa.



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