I centri commerciali,
contenitori di occupazione precaria
“Sempre più diffusi i voucher”

I vertici della Cgil di Macerata denunciano la situazione dei lavoratori nelle grandi catene di distribuzione
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Il Cuore Adriatico resterà aperto anche il 1 maggio

Il Cuore Adriatico resterà aperto anche il 1 maggio

 

di Monia Orazi

Giganteschi contenitori di occupazione precaria, dove la presenza sindacale è sporadica e scarsamente rilevante. E’ la politica del lavoro scelta da alcuni esercizi e negozi presenti all’interno dei centri commerciali, che per facoltà di legge possono ininterrottamente restare aperti 365 giorni all’anno. Si chiude giusto a Natale, ormai sono stati sdoganati Pasqua, Pasquetta, 25 aprile e persino il giorno della festa dei lavoratori, il primo maggio. Giorno durante il quale due centri commerciali, il Corridomnia Shopping Park ed il nuovissimo Cuore Adriatico, resteranno aperti. Poche le prese di posizione contro quest’ultimo baluardo del riposo commerciale,  cancellati nell’indifferenza generale (leggi l’articolo).  Sono aumentate in modo cospicuo le vertenze sindacali di lavoratori dipendenti, provenienti dal settore del comparto commerciale grande distribuzione.
A denunciarlo sono i vertici della Cgil di Macerata, l’ex segretario Aldo Benfatto e la segretaria provinciale Filcams Cgil Michela Verdecchia, in una videoinchiesta di Marta Scocco e Chiara Riccardi, elaborata nell’ambito del progetto dedicato al giornalismo investigativo del dipartimento di Scienze di Comunicazione dell’Università di Macerata, in collaborazione con l’Anpi. Per chi vuole lavorare nei centri commerciali, è bene sapere che la retribuzione media varia dai 700 euro, ai circa 1050, che possono salire a 1200 nel caso il lavoratore sia un uomo. Orari e forme contrattuali sono le più svariate.
Predominano, selvaggi part time in prevalenza verticali e ad orario variabile di settimana in settimana, ci sono i contratti fatti apposta per gli studenti che lavorano solo nei fine settimana, contratti a chiamata per chi lavora nel settore della ristorazione e si trova all’improvviso dietro al bancone, con poche ore di preavviso. Si resta a casa soltanto nei primi giorni della settimana, invariabilmente nel fine settimana, il sabato e la domenica si lavora, tutto il personale è presente nell’esercizio commerciale perchè si registra il maggiore afflusso di gente. Il giorno in cui si vende di più è il sabato pomeriggio, ora i guru del marketing saranno pagati affinchè il secondo giorno di maggiori vendite diventi la domenica, che attualmente è al quinto posto. Tradotto: alla domenica tutti al lavoro ad ogni costo, tanto che per le famiglie dei dipendenti un giorno in cui ritrovarsi tutti insieme diventa impossibile. Nei contratti sono inserite appositamente clausole per avere la maggiore flessibilità possibile, con la possibilità di apportare deroghe alla contrattazione generale, purchè sottoscritte da un’associazione sindacale.

Aldo Benfattoè stato fino ad oggi segretario della Cgil provinciale

Aldo Benfattoè stato fino ad oggi segretario della Cgil provinciale

C’è un supermercato situato in uno dei maggiori paesi della provincia di Macerata, che avendo aperto da tempo, non paga i propri dipendenti da cinque mesi. Appena si entra in questi esercizi commerciali, denunciano i sindacalisti, si lavora per un periodo di prova che per legge dovrebbe essere retribuito, mentre a volte accade che con la scusa dell’affiancamento l’aspirante commesso a posto fisso, spesso si ritrova senza un euro in tasca. Basta arrivare ad un giorno dalla scadenza del periodo di prova, per essere prontamente rinviati a casa, senza neanche passare attraverso un contratto precario. Diversi i casi di questo genere segnalati alla Cgil. Gli orari di lavoro, nel part time verticale, possono prevedere che per alcuni giorni il lavoratore se ne stia a casa, prontamente disponibile, per poi lavorare ad orari diversi da un giorno all’altro, su richiesta del datore di lavoro. “Sta dilagando sempre di più il fenomeno di lavoratori pagati a giornata con i voucher, contratti inizialmente pensati per far emergere il nero, utilizzati per le prestazioni occasionali di pensionati, studenti e lavoratori manuali. Ora si utilizzano anche dentro i centri commerciali”, spiega Aldo Benfatto.
“Ad alcune giovani donne, impiegate in provincia come commesse è capitato di sentirsi dire di rimanere a casa per l’abbondanza di ore da dedicare al riposo, per poi vedersi recapitare dopo alcuni giorni, una raccomandata di licenziamento per assenza ingiustificata. Per difendersi basta inviare una raccomandata appena invitati a restare a casa, spiegando la situazione in cui si dice chiaramente che è il datore di lavoro che ha chiesto di restare a casa. Un altro esercizio commerciale che ha chiuso in una struttura commerciale della grande distribuzione, mettendo i mobilità i propri dipendenti, ha poi riaperto solo dopo una lieve variazione dell’intestazione sociale, in un’altra struttura della grande distribuzione. Non tutte le aziende sono così, ci sono anche strutture serie con cui abbiamo concluso trattative positive. In una struttura della grande distribuzione, dopo una trattativa sindacale, alcuni posti di lavoro a tempo determinato saranno stabilizzati, con la trasformazione in contratti a tempo indeterminato”, spiega Michela Verdecchia.



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