Proculo, il George Best marchigiano
“La droga mi ha tolto la serie A”

CALCIO ED ECCESSI - Video-intervista a tutto campo con l'attaccante ex Tolentino, Maceratese, Sangiustese e Recanatese, tra un passato difficile ed un presente radioso
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di Filippo Ciccarelli

Quando a 16 anni la Juventus è pronta ad offrire un miliardo di lire per te, vuol dire che hai qualcosa di straordinario, che gli altri non hanno. E quando riesci ad ammettere, senza giri di parole, di non aver avuto abbastanza carattere e cervello per assecondare il talento che ti contraddistingue, significa che sei maturato definitivamente. Ci sono poche persone che parlano chiaro e tondo, specialmente nel mondo del calcio: una di queste è Jonathan Proculo, bomber classe ’73, molto conosciuto in provincia per i suoi trascorsi calcistici, con il Tolentino, la Sangiustese, la Maceratese, il Potenza Picena e la Recanatese ed altre ancora.
Proculo è il classico attaccante, capace di risolvere le partite e di fare giocate straordinarie anche da fermo: ma ha sempre unito alle evidenti qualità tecniche la vena realizzativa di un finalizzatore d’area. Ha segnato a ripetizione anche in piazze importanti: oltre a quelle citate, è stato capocannoniere col Ravenna, quando la formazione giallorossa militava in Eccellenza, e continua a scalare le classifiche dei marcatori ancora oggi che è allenatore e giocatore del Casette d’Ete, formazione che milita in Seconda categoria. Proculo ha 11 gol all’attivo – nessuno su calcio di rigore – e la sua squadra si trova ad 11 lunghezze dalla vetta. La partita più lunga e più importante, però, l’ha giocata contro se stesso e i suoi demoni.

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Jonathan Proculo con la maglia dellla Recanatese

“Avevo grandi mezzi, ma non la testa” racconta “nell’anno in cui sarei dovuto andare alla Juventus, la Sambenedettese è fallita, e poi ho avuto per 3-4 anni un problema di droga e sono andato in comunità. Non cerco scusanti: se non avessi avuto quel problema avrei giocato in serie A e in Nazionale”. Un percorso caratterizzato da alti e bassi, sia nella carriera da calciatore che nella vita privata, almeno fino al momento in cui da ragazzo godereccio e sfrenato trova la definitiva stabilità grazie ad una donna: sua moglie, che poco tempo fa gli ha regalato la gioia di diventare padre.



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