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“Mara e Lucio insieme per sempre”
A Recanati la sepoltura di Magri

Parlato, Castellina e Crucianelli all'addio sulle note del Requiem di Mozart. Letta la struggente lettera d'addio del fondatore de "Il Manifesto"
sabato 3 Dicembre 2011 - Ore 17:24 - caricamento letture
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Lucio Magri

di Lucia Paciaroni

“Ciò che desidero è semplicemente uno sguardo affettuoso, o almeno amichevole rivolto ad una coppia di innamorati sepolti in un piccolo cimitero, insieme”. La parola “insieme”, Lucio Magri, l’ha sottolineata in quel post scriptum della lettera di addio letta questa mattina, durante la tumulazione nel cimitero di Recanati. A dar voce alle sue parole l’onorevole Famiano Crucianelli, nel corso di una piccola cerimonia dove si sono ritrovati i parenti, i volti di chi con Magri visse l’esperienza de Il Manifesto (c’erano Valentino Parlato, Luciana Castellina, Massimo Serafini) e i tanti amici marchigiani, tra i quali l’onorevole Valerio Calzolaio e il direttore dell’Istituto Gramsci Carlo Latini. E il suo desiderio, quello di uno sguardo affettuoso, è stato esaudito.

Il fondatore del Manifesto, classe 1932, ha scelto di morire lunedì mattina in Svizzera con un suicidio assistito, una morte che, per lui, aveva avuto inizio già da tempo, quando, tre anni fa, morì Mara Caltagirone, sua moglie. Non se ne è voluto andare, però, prima di aver mantenuto una promessa fatta alla donna che amava, quella di portare a termine un lavoro, un libro.

Famiano Crucianelli

Sulla bara, posta accanto a quella di Mara, una bandiera, quella del PdUp (Partito di Unità Proletaria) e dei garofani. L’onorevole Crucianelli ha letto la lettera di addio e ha aggiunto: “A lui sarebbe piaciuto sentire Mozart”, e così un musicista ha suonato il Requiem di Mozart. “Compagno di una vita di cinquanta anni, anche un maestro e un esempio – il ricordo di Valentino Parlato, che ha vissuto con lui l’esperienza del Manifesto – Se ne è andato, ora cerchiamo di utilizzare quello che ci ha lasciato, ci ha lasciato molto. Questa morte non è una resa, ma significa “io crepo combattendo” “. “Rispetto il suo gesto, ma l’ho vissuto con grande dolore – ha detto l’amico Latini – Ho tentato di dissuaderlo, ma questa era la sua volontà, era determinato”.

La scelta del cimitero di Recanati, è legata a Mara, che nacque a Macerata nel 1946. Dopo aver frequentato il liceo classico si trasferì a Roma, dove ebbe contatti con l’ambiente della sinistra capitolina e conobbe Lucio Magri. Tre anni fa morì di cancro a Roma e il funerale si tenne a Macerata, ma il marito decise di darle una dimora diversa, in un posto che amavano e, affascinato dalle atmosfere della città leopardiana, scelse di costruire una tomba a Recanati, dove oggi c’è anche lui, disteso accanto a lei, dimostrando “che l’amo come e più che mai” e che “la morte è stata capace di spegnerci e non di dividerci”.

***

La lettera di Lucio Magri:

La mia morte è cominciata da tempo. Quando Mara è scomparsa ha portato via con sè tutta la mia voglia di vivere, ed ero già pronto a seguirla. Lei lo ha intuito e in extremis mi ha strappato la promessa di portare a termine il lavoro che avevo avviato negli anni della sua sofferenza e che in altro modo era anch’esso in punto di arrivo.

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La promessa è più un atto di amore, il regalo di un tempo supplementare. Era uno stimolo e un aiuto per dare una conclusione degna al destino che ci aveva fatto casualmente ma più volte incontrare e poi dato tanti anni di felicità totale. Era anche un appuntamento, o almeno così lo ho vissuto ogni giorno. Ora posso dire che la promessa la ho mantenuta al meglio che potevo. Il libro è stato pubblicato anche in Spagna, Inghilterra, Argentina e Brasile.

Nel lungo e doloroso intermezzo ho avuto modo non solo di riflettere sul passato ma anche di misurare il futuro. E mi sono convinto di non avere ormai nè l’età, nè l’intelligenza, nè il prestigio per dire o per fare qualcosa di veramente utile a sostegno delle idee e delle speranze che avevano dato un senso alla mia vita.

Intendiamoci, non escludo affatto che quelle idee e quelle speranze, riformulate, non si ripresentino nella storia a venire: ma in tempi lunghi e senza sapere come e dove. Comunque fuori dalla mia portata.

Per tuto ciò mi pare legittimo, anzi quasi razionale soddisfare un desiderio profondo che anzichè ridursi, cresce. Il desiderio di sdraiarmi a fianco di Mara per dimostrarle  che l’amo come e più che mai, e dimostrare che la morte è stata capace di spegnerci, ma non di dividerci. Può essere solo un simbolo, ma non è poco.”.

A seguire, un post scriptum, in cui Lucio Magri chiedeva di evitare cerimonie funebri, rimembranze e giudizi dettati dall’occasione, ma “semplicemente uno sguardo affettuoso, o almeno amichevole, rivolto ad una coppia di innamorati sepolti in un piccolo cimitero, insieme“.

Luciana Castellina, Valentino Parlato, Carlo Latini

Al centro, il cognato Antonio Caltagirone

 

L’On. Valerio Calzolaio

Massimo Serafini

                         

 

 



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