«Se l’Italia, in continuo divenire, fosse un Paese serio, la comunità dei geologi dovrebbe avere un ruolo centrale e sovraordinato ad ogni livello». A dichiararlo Francesco Peduto, presidente dell’Ordine nazionale dei geologi il quale replica a Piero Farabollini, responsabile corso di studi in Scienze geologiche, naturali ed ambientali – Unicam che in una analisi della slavina di Rigopiano affermava: «Ma come da sempre sta succedendo la geologia è solo una mera, a detta di molti amministratori, perdita di tempo e denaro. Troppi se e troppi vincoli, non sono popolari! E lo conferma anche il fatto che stimati colleghi geologi che ricoprono cariche istituzionali importanti – vedasi tra l’altro le recenti dichiarazioni dell’attuale presidente del Cng – non sono in grado di far comprendere il ruolo fondamentale della Geologia e delle Geoscienze».
«Un’accusa forte nei miei confronti – scrive il presidente Peduto – A dimostrazione di quanto riportato viene citata l’ordinanza con la quale è stato nominato il Comitato tecnico scientifico per la ricostruzione post sisma, considerando che l’ordinanza non contiene la parola geologia e che nel comitato sono stati inseriti solo due geologi. Queste affermazioni lasciano sconcertati per quanto capziose e strumentali e la costruzione dell’assunto, con il solo scopo di screditarmi, è a dir poco aberrante. Ma io non posso consentire a nessuno che venga screditato il presidente del Consiglio nazionale dei geologi e, con esso, il Consiglio che mi onoro di presiedere.
Sia chiaro che non metto assolutamente in dubbio il sacrosanto diritto alla critica ed al dissenso, ci mancherebbe altro. Ma le argomentazioni utilizzate da questo signore sono gratuite e testimoniano palesemente malafede. In considerazione della “sensibilità” manifestata dal dottor Farabollini per le sorti della categoria, mi chiedo dov’era e come ha rappresentato la categoria dei geologi nei 5 anni passati, nei quali ha ricoperto la carica di consigliere del Cng, quando sono state approvate le nuove Ntc, che noi oggi stiamo provando a contrastare e che determinano un deciso passo indietro per la categoria. Dov’era quando sono state licenziate le linee guida di Italiasicura per la progettazione degli interventi di contrasto del dissesto idrogeologico, che davvero non contenevano la parola “geologia”; mentre noi nella revisione delle stesse siamo riusciti ad introdurre importanti concetti ed argomentazioni geologico-tecniche e geomorfologiche. Potrei continuare, ma mi fermo qui».
Conclude Peduto: «Il Consiglio che ho l’onore di presiedere giorno per giorno sta costruendo il proprio percorso sulla correttezza ed affidabilità, su azioni di legittimità amministrativa e legislativa, sull’affiancamento e sulla collaborazione con le istituzioni e le altre categorie professionali tecniche, senza disdegnare, tuttavia, di far sentire forte la propria voce ogni volta che se n’è ravvisata la necessità, come testimoniano gli innumerevoli comunicati stampa, gli articoli sui quotidiani ed i tanti passaggi televisivi.
Abbiamo rivendicato e stiamo svolgendo il ruolo intellettuale e sociale della professione che ci appartiene e che rappresentiamo, contribuendo, alla credibilità della categoria e a quel “sentire geologico” necessario in un territorio, come quello italiano, geologicamente giovane e di frontiera, per questo in continuo divenire e con la conseguenza di tutte le problematiche di sismicità e dissesto idrogeologico che si ritrova, che imporrebbero, in un Paese serio, un ruolo centrale e sovraordinato per la comunità dei geologi ad ogni livello».
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E qua un bel duello fra geologi, lassù tra le macerie del Rigopiano, ci starebbe tutto. Come arma sarebbe indicato il tradizionale martello professionale.