«Senza il Sal 0 la ricostruzione
sarebbe appannaggio esclusivo
delle grandi imprese»

SISMA - Simone Giglietti, presidente di Cna Macerata, difende la misura che permette alle aziende di consente alle imprese di ottenere un’anticipazione su un contributo già concesso: «Accertare dove e perché non abbiano funzionato i controlli: si può anche valutare un abbassamento del tetto massimo, ma non bisogna confondere l’utilità dello strumento con gli eventuali utilizzi irregolari che ne possono essere stati fatti»

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simone giglietti cna

Simone Giglietti, presidente di Cna Macerata

Nel dibattito sul Sal 0, utilizzato nei cantieri della ricostruzione post sisma, è importante partire da una corretta conoscenza dello strumento, delle ragioni che ne hanno determinato l’introduzione e delle esigenze concrete a cui risponde. È quanto tiene a precisare Simone Giglietti, presidente di Cna Macerata, richiamando l’attenzione sul ruolo fondamentale di questo meccanismo per garantire la liquidità necessaria alle imprese, soprattutto alle piccole aziende artigiane del territorio, e consentire loro di partecipare ai lavori della ricostruzione.

Il Sal 0 si distingue dagli altri Stati di avanzamento lavori (Sal, appunto) perché consente alle imprese di ottenere un’anticipazione su un contributo già concesso, prima ancora che siano maturati i normali stati di avanzamento, previa presentazione di una garanzia fideiussoria. Lo strumento era già previsto dall’ordinanza commissariale del dicembre 2016 per gli interventi sui danni lievi e da aprile 2017 per quelli gravi, con un anticipo massimo del 20%. La percentuale è stata poi elevata al 30% nel settembre 2021, per tornare al 20% l’8 maggio scorso. «Il Sal 0 è nato per rispondere a un problema concreto: consentire alle imprese di lavorare senza dover anticipare per mesi, con risorse proprie, tutti i costi di avvio e delle prime lavorazioni nei cantieri. È uno strumento che permette soprattutto alle piccole imprese di affrontare le spese iniziali, acquistare materiali, pagare dipendenti, fornitori e artigiani coinvolti nelle lavorazioni», spiega Giglietti.

Il problema è legato soprattutto alla distanza tra i tempi dei pagamenti che le imprese devono effettuare e quelli necessari per ottenere la liquidazione degli stati di avanzamento dei lavori. Mentre fornitori e altre imprese artigiane che intervengono nei cantieri vengono normalmente pagati entro 60 o 90 giorni, per riscuotere un Sal ordinario possono trascorrere, secondo l’esperienza delle imprese, anche più di otto mesi, considerando i tempi di esecuzione e contabilizzazione delle lavorazioni, la preparazione della documentazione tecnica, l’istruttoria degli uffici della ricostruzione e le successive procedure bancarie. «Parliamo quindi di una differenza temporale molto lunga. Una grande impresa strutturata ha generalmente maggiori disponibilità finanziarie per sostenere queste anticipazioni, mentre una piccola impresa edile artigiana spesso non dispone di tutte le risorse necessarie. Il Sal 0, inoltre, può anche agevolare l’accesso al credito bancario, offrendo maggiore prevedibilità ai flussi finanziari. È una liquidità che sostiene l’intera filiera della ricostruzione, dagli elettricisti ai termoidraulici, dai falegnami ai fabbri e alle tante altre attività artigiane coinvolte nei cantieri».

Per Cna Macerata, questa necessità di garantire liquidità alle imprese deve accompagnarsi a controlli rigorosi ed efficaci. «Alcuni strumenti di verifica erano previsti e sono tuttora presenti. Occorre accertare dove e perché non abbiano funzionato adeguatamente e, se necessario, rafforzarli. Si può anche valutare un abbassamento del tetto massimo del Sal zero, qualora ritenuto eccessivo, insieme a verifiche più puntuali sull’effettivo avanzamento delle attività, sulla capacità operativa delle imprese, sulla concentrazione dei cantieri e sulla filiera dei subappalti. Ma non bisogna confondere l’utilità di uno strumento con gli eventuali utilizzi irregolari che ne possono essere stati fatti».

Per Cna Macerata è fondamentale che le piccole imprese locali siano messe nelle condizioni di poter dare il proprio contributo alla ricostruzione, affinché le ricadute economiche e occupazionali dei lavori possano sostenere anche il tessuto produttivo del territorio e il benessere delle comunità. «Senza uno strumento come il Sal 0, la ricostruzione rischierebbe di diventare appannaggio quasi esclusivo delle grandi imprese, le sole con la capacità finanziaria di sostenere per mesi e mesi i costi dei cantieri. A farne le spese sarebbero le piccole aziende del territorio e tutto l’indotto artigiano, con gravi conseguenze per l’economia locale», conclude il presidente di Cna Macerata.

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