“Quelli de Tulintì” dieci anni dopo il sisma:
ex colleghi dell’ospedale a cena
RENDEZ VOUS - Oltre sessanta tra dipendenti ed ex dipendenti dell’Ast di Macerata insieme a un decennio dall’evacuazione durante il terremoto. Un brindisi al nuovo ospedale e alla speranza di tornare a lavorare fianco a fianco

Sono passati dieci anni da quando il sisma del 2016 costrinse all’evacuazione dell’ospedale di Tolentino, interrompendo all’improvviso una quotidianità fatta di turni, corridoi, colleghi e vite intrecciate. E proprio per ritrovare quel filo spezzato, oltre sessanta tra dipendenti ed ex dipendenti dell’Ast di Macerata si sono dati appuntamento al ristorante Chiaroscuro: «Il terremoto ci ha portati lontano, ma non è riuscito a portarci via ciò che avevamo costruito insieme».
Attorno ai tavoli c’erano infermieri, medici, Oss, coordinatori, autisti e persino il giardiniere. Alcuni oggi sono in pensione, altri esercitano come liberi professionisti, altri ancora prestano servizio nei presidi di Matelica, San Severino, Tolentino e Macerata. Strade diverse, che per una sera sono tornate a incrociarsi. Sono bastati un abbraccio, una battuta, uno sguardo per ritrovarsi esattamente dove ci si era lasciati, tra ricordi del passato e qualche pensiero rivolto al futuro.
Eppure, in questi dieci anni, nulla è stato più come prima. “Quelli de Tulintì”, li chiamavano nei reparti dove erano stati riassegnati. «Lo dicevano sorridendo, e noi sorridevamo con loro – raccontano gli organizzatori – ma dietro quel sorriso c’era la nostalgia di un luogo che non era soltanto un posto di lavoro. C’erano colleghi diventati amici, difficoltà affrontate insieme, responsabilità condivise e quella complicità che nasce quando si trascorre una parte importante della propria vita fianco a fianco».
Il terremoto aveva portato via certezze, ma non la voglia di ricominciare. «Ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo imparato nuovi percorsi, conosciuto nuovi colleghi e continuato a prenderci cura degli altri, anche mentre cercavamo di ricostruire un pezzo della nostra normalità.
Tra risate e qualche inevitabile emozione, quella famiglia si è ritrovata a cena, con qualche capello bianco in più, qualche pensione raggiunta e tante storie da raccontare. Poi il brindisi, forse il più sentito della serata: al nuovo ospedale di Tolentino, ai lavori che sembrano non finire mai e alla speranza che qualcuno, un giorno, possa tornare a lavorare insieme là dove tutto si era interrotto.
«Perché ci sono colleghi che diventano parte della nostra storia – concludono – e ci sono luoghi dai quali, in fondo, non ce ne siamo mai andati». Un ringraziamento speciale è stato rivolto a chi ha organizzato l’incontro.