M5S contro Acquaroli e Castelli:
«Il Consiglio a Muccia
un teatrino di regime per la destra»
DDA - I pentastellati della provincia di Macerata intervengono sulla maxi inchiesta: «Un commissario da commissariare». E sul presidente della Regione: «Ha scelto di non approfondire con la dovuta tempestività pubblica». I vertici nazionali del partito, da Chiara Appendino a Barbara Florida, presidente della Commissione parlamentare di vigilanza Rai: «blackout in tv sui fedelissimi della Meloni»

Il commissario sisma Guido Castelli con il presidente Francesco Acquaroli
«A dieci anni dal sisma, nel cuore ferito di Muccia, si è consumata l’ennesima occasione mancata e una delle pagine più opache della storia istituzionale marchigiana. Quello che doveva essere un Consiglio regionale straordinario di ascolto delle comunità e, soprattutto, di doverosa trasparenza dopo il terremoto giudiziario dell’inchiesta “Ricostruzione”, è stato cinicamente ridotto dalla destra a un teatrino di regime e a una passerella autoreferenziale per il governatore Francesco Acquaroli e per il commissario straordinario Guido Castelli». Tutti i gruppi della provincia di Macerata del Movimento 5 Stelle intervengono per esprimere il loro dissenso su quanto accaduto mercoledì nel comune dell’entroterra maceratese dove si è svolto il Consiglio regionale straordinario a dieci anni dal sisma.
In questi giorni, sulla vicenda della maxi inchiesta, i pentastellati sono intervenuti anche con i vertici in Senato e alla Camera. La deputata Chiara Appendino, ex sindaca di Torino, ha parlato di «un silenzio vergognoso da parte di Fratelli d’Italia» chiedendo alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di «rispondere degli affari loschi della sua squadra». La senatrice pentastellata Barbara Florida, presidente della Commissione parlamentare di vigilanza Rai è intervenuta per parlando di un «blackout in tv sui fedelissimi della Meloni». A rincarare la dose anche il deputato marchigiano Giorgio Fede: «Meloni ha palesemente mollato Acquaroli» ha detto.

Marta Ruggeri, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle
«Le richieste delle opposizioni di aprire un dibattito immediato sulla maxi-indagine della Dda sono state respinte al mittente – continuano i pentastellati maceratesi, rappresentati in Regione dalla consigliera Marta Ruggeri -. A Muccia e ai terremotati servivano risposte. Abbiamo assistito, invece, a una rappresentazione politica nella quale le istituzioni hanno finito per parlare soprattutto di sé stesse. Il Movimento 5 stelle non accetta la narrazione vittimistica di Francesco Acquaroli. L’unico con cui può prendersela, presidente, è sé stesso: è stato lei ad accogliere la “mela marcia” nel paniere della sua giunta. Pistarelli non le è stato calato dall’alto. Lei lo conosceva benissimo dai tempi in cui, insieme al commissario alla ricostruzione Castelli, militavate tutti e tre nello stesso partito. Quindi, presidente, chi è causa del suo mal pianga sé stesso».
Secondo i pentastellati, gli unici a poter chiedere conto dei danni «sono i cittadini marchigiani, le famiglie terremotate, le imprese oneste e i lavoratori che rischiano di pagare il prezzo di un sistema finito sotto la lente degli inquirenti. Sono loro ad aver subito le conseguenze di dieci anni di attese, ritardi e incertezze. Sono loro che hanno diritto a sapere se ogni euro della ricostruzione sia stato utilizzato correttamente e se ogni controllo abbia funzionato come avrebbe dovuto».
I pentastellati, come avvenuto già nei giorni scorsi, prendono di mira il metodo utilizzato da Acquaroli non appena ha sentito le prime voci sul suo ex braccio destro. «Acquaroli ha scelto di non approfondire con la dovuta tempestività pubblica. Dichiarare di averlo comunicato al segretario generale o alla commissione di vigilanza, sapendo che non possiedono alcun potere d’indagine penale ma sono organi puramente politico-amministrativi, insulta l’intelligenza dei marchigiani. L’unico soggetto istituzionale a cui doveva rivolgersi immediatamente era l’autorità giudiziaria; doveva andare alla procura, e anche di corsa – incalzano i gruppi della provincia di Macerata -. Lei, presidente, ha dichiarato di aver avuto dubbi sulla conferma di Pistarelli per ragioni di «incompatibilità», eppure a novembre ha firmato una proroga del suo contratto per altri tre mesi, mantenendolo in un ruolo così importante di intuitu personae. Se il quadro era così preoccupante, perché concedergli una proroga istituzionale e uno stipendio pubblico per garantirgli un’uscita morbida anziché allontanarlo all’istante? E perché le famose voci su Pistarelli erano abbastanza gravi da indurla ad allontanare il suo uomo di massima fiducia, ma non abbastanza da spingerla a rivolgersi agli inquirenti? Delle due, l’una. Se invece erano soltanto illazioni prive di riscontri, perché chiedergli di fare un passo indietro? Forse il passo indietro chiesto a Pistarelli è stato motivato dalla consapevolezza che le indagini della magistratura stavano per investire i vertici di Palazzo Raffaello? Lo chiarisca».
«Se le accuse saranno confermate – continuano i Cinque stelle -, Acquaroli non ha fatto entrare in casa dei marchigiani un semplice “mariuolo”, qui si parla di un’inchiesta che ha portato a otto misure cautelari in carcere, 51 persone indagate e sequestri preventivi per oltre 57 milioni di euro. Altrettanto inaccettabile è la linea del commissario straordinario Guido Castelli, che durante il Consiglio regionale ha rivendicato l’esistenza di un sistema di prevenzione, richiamando le 102 interdittive antimafia adottate in tre anni e presentandole come prova dell’efficacia dei controlli. Se il sistema strutturale del sisma era così impermeabile a queste condotte come si spiega il quadro emerso dall’inchiesta? Viene da chiedersi se il sistema sia stato più efficace negli anni precedenti al suo incarico che durante la gestione attuale. Come poteva il capo di gabinetto della Regione, secondo le ipotesi investigative, avere un ruolo tanto rilevante nella vicenda senza che le strutture competenti intercettassero eventuali criticità? Lei dovrebbe saperlo bene, dato che è stato anche assessore alla Ricostruzione nella giunta Acquaroli proprio negli anni in cui Pistarelli era capo di gabinetto. È legittimo chiedere quali verifiche siano state svolte e quali responsabilità di vigilanza spettassero alle diverse strutture».

Stefano Mei, referente provinciale del Movimento 5 Stelle
Il Movimento 5 Stelle analizza, poi, la questione relativa a Enrico Crucianelli, anche lui arrestato nella maxi inchiesta. «L’impresa aveva 415 cantieri in corso a fronte di una forza lavoro aziendale indicata in poco più di 200 operai. Com’è possibile che un rapporto del genere non abbia fatto scattare verifiche approfondite sulla capacità operativa dell’impresa? Come venivano organizzati i lavori? Quale ruolo avevano i subappaltatori? Chi verificava che la forza lavoro e la struttura aziendale fossero adeguate al volume dei cantieri? Questi numeri, da soli, non dimostrano alcun illecito, ma pongono interrogativi che chi sovrintende alla ricostruzione non può liquidare. Anche i dati attribuiti alle Casse edili di Macerata meritano un chiarimento: le imprese provenienti da fuori regione sarebbero arrivate al 62% del totale, mentre il numero complessivo delle aziende sul territorio sarebbe passato da 606 all’epoca del sisma a 1.740. Si parla inoltre di circa 14 mila operai iscritti, il 70% dei quali provenienti da fuori territorio, e del coinvolgimento di consulenti campani e calabresi. Se questi dati saranno confermati, rappresentano indicatori che meritavano un’analisi approfondita, non elementi da ignorare – continuano -. Quali verifiche sono state effettuate per accertare che le imprese operanti nei cantieri rispettassero gli obblighi di tracciabilità, la congruità della manodopera, la regolarità dei subappalti e la corretta esecuzione delle opere? Se un commissario non deve vigilare sulla tenuta del sistema, sulla tracciabilità dei lavori e sui rischi della filiera, allora qual è il suo ruolo? E se i controlli c’erano, perché oggi dobbiamo chiederci se siano stati sufficienti? Forse, senatore Castelli, è lei il commissario da commissariare».
Infine, il Movimento 5 stelle chiede «verifiche tecniche sulla qualità dei materiali e sulla corretta esecuzione dei lavori. In un territorio ad alto rischio sismico, la sicurezza delle case non può essere oggetto di alcun compromesso. Chiediamo quindi al commissario e alle strutture competenti di valutare controlli aggiuntivi sui cantieri coinvolti nell’inchiesta e sulle opere già realizzate, verificando che i materiali utilizzati e i lavori eseguiti siano conformi ai progetti. Le famiglie terremotate hanno diritto di tornare a casa con una certezza: che sia stata ricostruita a regola d’arte e in piena sicurezza. Le indagini dovranno fare piena luce sulle responsabilità individuali – concludono -. Nel frattempo, il presidente Acquaroli e il commissario Castelli hanno il dovere di rispondere alle domande che questa vicenda ha sollevato e di dimostrare, con fatti verificabili, che nessun interesse politico o economico possa prevalere sulla legalità. Non lo devono a noi come Movimento 5 Stelle. Lo devono a chi, da dieci anni, aspetta ancora di tornare a casa».
Il decennale del sisma “macchiato” dal terremoto giudiziario: bufera in Consiglio regionale