Tutto pronto per Nabucco,
agli Aperitivi Culturali il Mof è già al via

MACERATA OPERA - Trepidazione per il debutto della prima opera del 62esimo festival liricoche andrà in scena questa sera allo Sferisterio. Agli Antichi Forni gli appuntamenti di approfondimento di Cinzia Maroni festeggiano i 20 anni

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Il momento dei saluti iniziali

di Marco Ribechi

Ritorna la stagione lirica di Macerata, ritornano gli Aperitivi Culturali degli Antichi Forni. Giornata trepidante per il Macerata Opera Festival che vedrà questa sera il debutto della 62esima edizione con il Nabucco di Giuseppe Verdi. Opera difficile, complessa sia da un punto di vista dello sviluppo della trama che per l’impegno richiesto ai cantanti. Proprio per comprendere alcune delle peculiarità di questo melodramma il primo dei dodici appuntamenti degli Aperitivi Culturali guidati da Cinzia Maroni ha visto come ospiti i principali artefici di questa nuova produzione ovvero il direttore d’orchestra Fabrizio Maria Carminati, il regista Paul-Émile Fourny, lo scenografo Benito Leonori e il direttore del coro Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini” Christian Starinieri. Purtroppo assente a causa del caldo asfissiante Stefano Jacini che avrebbe dovuto guidare l’intervista.

Prima del dibattito vero e proprio presentata la mostra che ripercorre 20 anni di Aperitivi Culturali a cui è abbinato uno speciale opuscolo e un angolo multimediale in cui rivedere i tanti appuntamenti intercorsi in due decenni, il tutto curato da Simone Pianesi di Limone Blu Studio.

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Il pubblico degli Aperitivi Culturali

Data l’incombenza dell’inizio della stagione lirica sono stati quasi d’obbligo i saluti di casa da parte di Marco Vinco, direttore artistico del Festival, Lucia Chiatti, sovrintendente e dell’amministrazione cittadina rappresentata dalla vicesindaco Francesca d’Alessandro, la neo assessora alla cultura Lorella Benedetti e dall’assessore alle politiche giovanili Pierfrancesco Tasso che, entusiasta dell’iniziativa ha detto: «Proporrò alle associazioni giovanili di essere più presenti». Un’idea che ha ricevuto il plauso della platea poiché il ricambio generazionale è necessario per mantenere viva la tradizione dell’opera come testimoniano le iniziative dedicate alle scuole già realizzate nei mesi passati.

Tra il pubblico l’ex assessora Katiuscia Cassetta che lo scorso anno ha seguito costantemente gli appuntamenti e infine l’assessore al commercio Giuseppe Romano che intervenendo al termine dei saluti e dei ringraziamenti ha detto: «Bene le presentazioni sono finite possiamo andare a mangiare». Idea che però non si sposava con il vero motivo dell’appuntamento che non è il rinfresco ma piuttosto il desiderio di approfondire i contenuti dell’opera manifestato dai tanti presenti e, soprattutto, dai principali e illustri artefici dello spettacolo che andrà in scena questa notte. Per fortuna la proposta è rimasta inattesa e il dibattito ha preso il via con il consueto video esplicativo di Riccardo Minnucci, dedicato alle migrazioni nel cinema.

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La lettura di Gabriela Lampa

La prima voce a levarsi è proprio quella di Giuseppe Verdi grazie ad un estratto del racconto romanzato scritto dallo stesso compositore in cui descrive il suo primo incontro con il libretto del Nabucco di Temistocle Solera. Una vera e propria folgorazione che spingerà Verdi a riprendere la scrittura e segnerà l’inizio del roboante successo del compositore di Busseto. A dare voce al testo l’immancabile fine dicitrice Gabriela Lampa capace di lasciare il pubblico ammutolito con la sua ottima interpretazione.

«Nabucco è un’opera complessa che si presta a qualsiasi tipo di messa in scena – spiega il regista francese Paul-Émile Fourny – è necessario trovare quindi un filo conduttore, qualcosa da raccontare. Noi ci siamo concentrati sugli elementi, il vento, la terra. Abbiamo deciso di far iniziare la scena in un deserto dove lentamente si creano le ambientazioni e la storia per poi ritornare sul finale al deserto. Per noi è un’occasione anche per raccontare il presente poiché sono fermamente convinto che l’opera non è qualcosa di morto ma, al contrario, può parlare ad ogni uomo in ogni tempo. Sono molto felice di essere qui e di aver lavorato in questo teatro meraviglioso».

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Fabrizio Maria Carminati, direttore del Nabucco

A dar manforte nei dettagli è Benito Leonori: «Questa storia appartiene a tutti – spiega Leonori – le vicende si ripetono in ogni epoca. Abbiamo lavorato su un vuoto che si scompone per raccontare la storia e ricomporsi sul finale. Inoltre abbiamo voluto coniugare elementi della tradizione e nuove tecnologie. Le macchine che vedrete azionate dagli operatori funzionano esattamente come quelle settecentesche ma a queste abbiamo voluto affiancare delle videoproiezioni che, al contrario, sono modernissime».

Una storia d’esilio, di scontri tra popoli, religioni e personaggi che mai come in questo tempo di guerra risultano attuali. «Verdi con Nabucco ha aperto una nuova strada – spiega il direttore Carminati – pur rimanendo fedele agli schemi formali del tempo. Ci sono davvero molti elementi innovativi, personalmente la considero un’opera perfetta. Non si tratta di un’opera che inneggia alla rivoluzione seppur sia stata interpretata in questo modo  poiché figlia di  un’epoca in cui tutto era in fermento. Tra le tematiche parla anche di dio in ogni sua parte e trasmette il senso intenso di Verdi per la religione, è di una profondità assoluta. Dal mio punto di vista dovrebbe essere considerata un simbolo per arrivare alla pace poiché esprime degli aspetti che, purtroppo, sono ancora estremamente attuali».

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Il regista Paul-Émile Fourny

«Non abbiamo voluto connotarla in uno spazio e in un tempo – aggiunge Fourny – pur essendo estremamente italiana appartiene al mondo intero, credo che il finale racchiuda una speranza per il mondo».

Centrale nella rappresentazione è il ruolo del coro: «Anche questo è un elemento di novità – spiega Starinieri – perché è parte della costruzione dell’opera. Il coro si indigna, piange, prega, giudica, festeggia, attraversa varie fasi che ne mostrano l’aspetto sociale». Proprio al termine del dibattito la dedica speciale da parte del regista: «Per me è una doppia gioia poiché in questo momento mia figlia è in ospedale nel reparto maternità». Una dichiarazione che ricorda l’edizione della prima Aida dello Sferisterio quando nel 1921 Laura Germani di San Severino partorì in camerino durante l’Aida e chiamò il figlio Radamès (leggi l’articolo). Chissà se anche  la famiglia Fourny seguirà lo stesso iter optando per il Nabucco, magari come secondo nome nel caso in cui si tratti di un maschietto.

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Matteo Paparelli con Cinzia Maroni

Al termine dell’incontro Matteo Paparelli ha offerto l’aperitivo presentando la sua nuova attività, Radici Trattoria Agricola con sede a Montecassiano. Gli ottimi maritozzi salati con salsa di carbonara sono stati accompagnati da calici di Ribona presentata, come di consueto, dall’immancabile Enzo Gironella.

Domani l’aperitivo riguarderà il Barbiere di Siviglia con Daniele Menghini, Jacopo Brusa e Alberto Mattioli come ospiti.

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