Cassa integrazione a +61% nelle Marche:
in aula la fotografia del mercato del lavoro

CONSIGLIO REGIONALE - Le Marche trascinano il dato del Centro Italia. Piergallini apre il dibattito sui dati Inps, l'assessore Consoli frena: «È una tutela del reddito, la disoccupazione resta al 5%»

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di Gino Bove

Un balzo del 61% nel ricorso alla cassa integrazione fa tremare il comparto manifatturiero delle Marche e accende un fitto confronto politico in Consiglio regionale. I dati Inps del primo trimestre e portati in aula attraverso un’interpellenza guidata dal vicepresidente del consiglio regionale Enrico Piergallini (Pd), certificano ben 1,4 milioni di ore di ammortizzatori sociali, definiti dall’opposizione come «un disastro per tantissimi lavoratori marchigiani, un disastro per tante famiglie». A preoccupare è soprattutto il netto isolamento della regione rispetto al resto del Paese: mentre nelle Marche si registra questa impennata, nel Centro Italia il ricorso alla cassa cala dell’11,3% e a livello nazionale crolla del 23,9%, lasciando sulle spalle del territorio marchigiano quasi la metà (il 49,2%) di tutte le ore erogate nell’intera ripartizione centrale per via di «un problema strutturale del sistema manifatturiero e una inevitabile perdita del potere d’acquisto di lavoratori e lavoratrici».

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Enrico Piergallini

La replica dell’assessore al Lavoro Tiziano Consoli ha cercato di ribaltare la lettura economica del fenomeno, invitando la platea a non equiparare automaticamente il dato all’idea di un declino irreversibile. L’esponente della giunta regionale ha chiarito la posizione dell’esecutivo spiegando che «la cassa integrazione non può essere interpretata esclusivamente come indicatore di crisi, essa costituisce uno strumento di tutela del reddito e di salvaguarda dell’occupazione che consente alle imprese di affrontare anche fasi congiunturali difficili senza ricorrere immediatamente ai licenziamenti». Tiziano Consoli non ha comunque nascosto le criticità strutturali in atto, evidenziando che «le Marche stanno attraversando una situazione non semplice che interessa particolari comparti manifatturieri come il sistema della moda, la meccanica, il settore del bianco ed altri settori maggiormente esposti alle tensioni internazionali, all’aumento dei costi energetici, alla contrazione della domanda e all’avanzamento dei mercati asiatici». L’assessore ha poi esibito i dati del tasso di disoccupazione, fermo al 5%, un punto al di sotto della media nazionale, osservando che «il dato che misura realmente l’efficacia delle politiche del lavoro non è soltanto il numero di ore di cassa integrazione autorizzate ma quanti lavoratori riescono a mantenere il proprio posto di lavoro o a rientrare rapidamente nel mercato occupazionale».

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Tiziano Consoli

L’analisi della giunta ha aperto una discussione con i banchi della minoranza, che hanno giudicato gli interventi proposti troppo parziali e limitati alla gestione ordinaria delle emergenze occupazionali. Piergallini ha espresso la propria insoddisfazione, evidenziando che le misure descritte dall’assessorato si muovono «nella dimensione esclusiva della formazione e del ricollocamento, cioè della politica che cerca di arginare la crisi governando l’esistente». Secondo l’opposizione, la forte sofferenza che colpisce i pilastri dell’industria locale — dalla moda all’elettrodomestico — dimostra che il fulcro del dibattito deve spostarsi sulla necessità di una visione strategica complessiva per il futuro produttivo delle Marche, lamentando come in questa risposta manchi ancora «un ambizioso progetto, un ambizioso piano di rilancio industriale della nostra Regione».


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