Operata al cervello da sveglia:
decisiva l’intelligenza artificiale
made in Macerata

SANITÀ - Intervento in “awake” a Torrette su una giovane di lingua spagnola. Il sistema di traduzione simultanea è stato sviluppato dal gruppo di AI di Unimc con il supporto di Med Innovations della famiglia Parcaroli: «La direzione è chiara: vogliamo un'intelligenza artificiale sicura, verificabile e sovrana»

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neurochirurgia

L’equipe dell’intervento

Resta sveglia per circa tre ore mentre i chirurghi le rimuovono una massa dal cervello e a permetterle di capire le domande dei medici e di rispondere nella propria lingua è un sistema di intelligenza artificiale che traduce in tempo reale. È accaduto all’ospedale di Torrette, dove la Divisione di Neurochirurgia diretta da Roberto Trignani ha eseguito un intervento con la tecnica “awake”. Protagonista una ragazza di 19 anni, di lingua spagnola, residente nell’Anconetano.

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Un momento dell’operazione

La tecnica awake prevede di mantenere il paziente cosciente nelle fasi più delicate dell’operazione, così che l’equipe possa verificare passo dopo passo che le funzioni del linguaggio, del movimento e cognitive restino integre. In questo caso si trattava di asportare una massa tumorale dal lobo temporale sinistro: nessuna anestesia totale, solo quella locale, per un intervento durato circa tre ore.

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Altri momenti dell’operazione

La difficoltà aggiuntiva era la barriera linguistica, ed è qui che è entrata in gioco la tecnologia made in Macerata. Il sistema di traduzione simultanea è stato  sviluppato dal gruppo di Ai dell’Università di Macerata, diretto da Emanuele Frontoni e il supporto di Med Innovations, l’azienda guidata dall’amministratore delegato Stefano Parcaroli e da Valerio Placidi. In sala operatoria, lunedì 1 giugno, a seguire la parte tecnica l’ingegner Marco Contigiani.

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«Con la mia famiglia, da oltre 40 anni ci occupiamo di portare innovazione e tecnologia al servizio di persone e aziende, sempre con la massima serietà e professionalità — afferma Stefano Parcaroli, amministratore delegato di Med Innovations – questa missione è ancora più attuale oggi nel mondo dell’intelligenza artificiale: con Med Innovations lavoriamo ogni giorno a soluzioni innovative, sicure e conformi per la scuola, la sanità e le imprese, piccole e grandi, a partire dalla nostra piattaforma Orbital Ai. La direzione, per noi, è chiara: un’Ai sicura, verificabile e sovrana, in cui i dati restano sotto il controllo di chi li genera, gli algoritmi sono trasparenti e ogni risultato può essere ricostruito e validato. Soprattutto in ambiti delicati come la salute, la tecnologia deve essere affidabile per definizione, non sulla fiducia».

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Accanto alla ragazza, sveglia e collaborante per tutta la durata, hanno lavorato la neuropsicologa Silvia Bonifazi e la mediatrice culturale Michela Fiorani, insieme ai neurochirurghi Stefano Vecchioni e Roberta Benigni, al neuroanestesista Edoardo Barboni, ai tecnici di neurofisiologia e agli infermieri del blocco operatorio. Durante l’intervento la paziente è stata sottoposta a una serie di test: ripetere i numeri da 1 a 10 e i giorni della settimana, poi tradotti in spagnolo dal sistema, e riconoscere immagini ricordandone i nomi. Esercizi semplici ma decisivi per verificare in diretta che linguaggio e memoria non subissero alterazioni. Una tenda divideva di fatto due mondi: da una parte l’area chirurgica sul cranio, dall’altra la ragazza, sempre in contatto visivo, vocale e fisico con la mediatrice e con la neuropsicologa.

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Trignani inquadra l’innovazione nel concetto di “comunicazione aumentata”: la tecnologia, spiega, non sostituisce i chirurghi ma li sostiene, liberando energie da dedicare alla relazione umana con il paziente. Oggi l’Ia è stata usata per tradurre; in prospettiva, aggiunge, potrà arricchire le informazioni a supporto dell’equipe. All’intervento si è arrivati dopo mesi di lavoro: la preparazione psicologica della paziente, le riunioni tecniche con la parte ingegneristica per affinare lo strumento e, infine, la sala operatoria.

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