Un monastero per Belforte:
il Comune compra San Lorenzo.
Nascerà una scuola di fotografia

RIPRESA - Oggi la cerimonia che restituisce simbolicamente lo storico edificio ai belfortesi. Il sindaco Alessio Vita ha le idee chiare: «Verranno ristrutturati i giardini e la camminata intorno al monastero, che sarà lasciata aperta, regalando un nuovo percorso al centro storico. Serve una politica che guardi avanti, che investa su cultura e sviluppo, rendendo il borgo sempre più appetibile»

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L’ex monastero di San Lorenzo di Belforte passa ai cittadini. Il Comune ha comprato il complesso e con una cerimonia lo ha restituito simbolicamente alla comunità. Questa mattina la cerimonia è iniziata con una messa nella chiesa di San Lorenzo, che fa parte del complesso, celebrata da don Leonard, poi il sindaco Alessio vita ha consegnato le chiavi della chiesa al parroco: resterà a disposizione della parrocchia. Poi i saluti istituzionali in piazza Vittorio Emanuele II. All’iniziativa hanno preso parte, tra gli altri, il presidente dell’Unione Montana Giampiero Feliciotti, la sottosegretaria regionale Silvia Luconi, il consigliere regionale Pierpaolo Borroni e il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli. Presente anche il consigliere provinciale Giorgio Pollastrelli e Roberto Bedini, amministratore delegato di NextLab, partner del progetto di Next Appennino.

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L’ex monastero è un gigante in pietra di 1.800 metri quadrati che ha sempre rappresentato un luogo dell’anima per i belfortesi e che, dopo secoli di silenzio. «Un altro tassello importante che entra a far parte della complessa opera di ristrutturazione e rilancio del nostro Comune – ha detto il sindaco Vita – e, in particolare, del nostro centro storico.

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Una parte dell’edificio sarà destinata alla nascita di una scuola di fotografia, un unicum a livello nazionale finanziata con i fondi della Misura B2.2. Verranno ristrutturati i giardini e la camminata intorno al monastero, che sarà lasciata aperta, regalando un nuovo percorso al centro storico. Altri spazi saranno rivolti alle associazioni, all’accoglienza e a tutti coloro che credono nelle potenzialità del nostro borgo. Belforte ha vissuto negli anni un fisiologico calo di popolazione e di servizi: proprio per questo serve una politica che guardi avanti, che investa su cultura e sviluppo, rendendo il borgo sempre più appetibile e capace di sostenere anche l’offerta ricettiva, ristorativa e commerciale. Questa è la direzione che abbiamo scelto: costruire un paese che torni a essere centro di vita sociale, culturale ed economica».

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Nei prossimi mesi prenderanno il via altri lavori: la demolizione e ricostruzione dell’ex scuola media, il rifacimento di Via Scalette, delle mura cittadine, della porta di ingresso e del cimitero comunale. Opere il cui costo supera i 5 milioni di euro messi a disposizione dall’Usr.

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Sotto il profilo tecnico, l’acquisizione da 770mila euro ha visto il Comune mettere in campo 100mila euro di fondi propri. Sono stati poi intercettati 250mila euro dal Pnc-Sisma del Pnrr e il resto della somma arriva da un mutuo agevolato tramite l’Istituto di Credito sportivo e culturale. Una volta che l’immobile è stato acquisito dall’ente si è lavorato per sgomberare e rendere splendente la struttura (un tassello che ha visto impegnati i consiglieri Elio Carfagna e Luca Pierluigi). Nonostante lo stabile goda di ottima salute grazie ai lavori post-sisma del 1997, il Comune già dalle prossime settimane avvierà interventi per 200mila euro che daranno il via alla trasformazione vera e propria.

Feliciotti, Borroni e Luconi hanno evidenziato la lungimiranza e la visione dell’operazione portata avanti negli ultimi anni. «L’acquisto dell’ex monastero e la creazione di una scuola di fotografia – ha evidenziato Castelli – rientrano nei fondi di Next Appennino, creati ad hoc dalla Struttura commissariale per guidare una rinascita del cratere e dell’entroterra che non sia solo strutturale, ma anche sociale ed economica. La misura permette infatti ai tanti edifici pubblici ricostruiti di non restare scatole vuote ma di avere il supporto di partner privati che ne permettano il sostentamento e il funzionamento».

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