«Liberiamoci da questa amministrazione»
Il 25 aprile di Tittarelli al campo dei Pini
ELEZIONI MACERATA - Il candidato sindaco del centrosinistra ha lanciato oggi pomeriggio il suo ultimo mese di campagna elettorale: «Vogliamo una città di nuovo viva, partecipata, il capoluogo di provincia: aiutiamoci e partecipiamo per poter festeggiare già a fine maggio»

Gianluca Tittarelli
di Marco Pagliariccio
«Colgo una coincidenza nella giornata odierna: con la consegna delle liste oggi inizia ufficialmente la campagna elettorale e, se vogliamo attualizzare il concetto di liberazione, l’auspicio che parte da qui è quello di liberarci da questa attuale amministrazione per averne un’altra molto presto». Una coincidenza che il centrosinistra ha voluto prendere come palla al balzo dando il via alla corsa che porta alle elezioni radunando la coalizione per celebrare il 25 Aprile al Campo dei Pini.

Erano in diverse centinaia i presenti, ovviamente in buona parte i candidati delle sette liste che sostengono Gianluca Tittarelli nella corsa alla poltrona di sindaco, ma anche militanti, curiosi, semplici fruitori di una delle aree verdi più frequentate del centro cittadino e i “padri putativi” della coalizione, in special modo del suo azionista di maggioranza, il Pd. E allora ecco che non sono voluti mancare la deputata Irene Manzi (unica non candidata a prendere il microfono per il suo endorsement a Tittarelli) nel corso del pomeriggio, il consigliere regionale Leonardo Catena, il segretario provinciale dem Angelo Sciapichetti e l’ultimo sindaco di Macerata di centrosinistra, Romano Carancini.

L’intervento di Irene Manzi al fianco di Tittarelli
Una chiamata alle armi sotto il vessillo della celebrazione della Festa della Liberazione, che funge da cemento da una coalizione che, per stessa ammissione di diversi dei rappresentanti delle sette liste in corsa, ha dovuto faticare per arrivare alla sua quadra, trovandola alla fine nella figura del direttore del centro commerciale Val di Chienti. Un cemento fatto di Resistenza, di antifascismo, di pacifismo, di tanti buoni propositi che per la giornata di oggi possono bastare, ma che dovranno tradursi in progetti, visioni, idee che possano convincere la città a cambiare rotta dopo il quinquennio Parcaroli. «Dobbiamo raccontare una città che deve tornare ad essere quella della partecipazione e della libertà – ha ribadito Tittarelli nel suo intervento, dopo aver intonato “Bella Ciao” con il resto dei presenti – libertà è poter dire la propria, avere dei quartieri che possano esprimere le loro necessità riattivando dei consigli di quartiere veri, non quelli attuali che fanno solo propaganda. Sono orgoglioso di questa squadra perché invece di stare solo a parlare e a lamentarsi ci ha messo la faccia. Vogliamo una città di nuovo viva, partecipata, il capoluogo di provincia. Anche come servizio per i comuni limitrofi. Manca poco, abbiamo di fronte una grande opportunità: aiutiamoci per poter festeggiare già a fine maggio».

Il pomeriggio è vissuto nell’alternarsi di momenti culturali (con la parte musicale a cura di Edoardo Lattanzi, le letture, tra gli altri, di Lucia Tancredi e Filippo Davoli) e interventi dei rappresentanti delle varie liste. Ad aprire la sequenza (in ordine alfabetico rispetto al nome della lista) è stato Andrea Maurilli di Alleanza Verdi Sinistra. «Questa è la festa più importante della nostra Repubblica perché ci invita ad essere liberi. Questa festa ci impone l’obbligo morale di condannare le azioni di Trump, di Netanyahu, di Putin, che si atteggiano a sceriffi del mondo. Ci schieriamo dalla parte del popolo ucraino, di quello di Gaza, di quello iraniano. La democrazia è un atto che va rinnovato ogni giorno. Veniamo da un referendum che ha cercato di minare la Costituzione che viene dall’antifascismo e cui abbiamo risposto con un sonoro No. È così che agiscono le destre: smontano pezzo per pezzo i nostri diritti per finire in democrazie illiberali».

Andrea Maurilli (Avs)
Decisamente più “pragmatico” l’intervento di Michele Lattanzi, leader de L’altra Macerata. «La Resistenza non è solo un capitolo glorioso del passato ma un’idea viva. Non c’è solo il rischio di un ritorno al fascismo o comunque all’autoritarismo come vorrebbe il governo Meloni, ma anche perché dobbiamo ricordare i valori della pace, dell’uguaglianza, della laicità dello Stato. La nostra lista è laica, democratica, antifascista, che non morirà con le elezioni. È una sintesi di diverse culture ed appartenenze, di giovani e meno giovani, che ha per simbolo lo Sferisterio, l’emblema della nostra città. Siamo cittadini che non votavano e non si impegnavano più. Sono state trattative difficili per trovare la quadra della coalizione, ma il nostro faro è sempre stato l’unità, un nuovo soggetto che potesse essere anche d’esempio a livello regionale e nazionale. Una scommessa che abbiamo vinto: partire da zero, senza risorse finanziarie, non era facile. Vogliamo battere questa destra che anche qui, a Macerata, ha come simbolo la fiamma tricolore dell’Movimento Sociale. Parcaroli ha sbiadito se non del tutto cancellato le ricorrenze come il 25 Aprile o il 1° maggio nel tentativo maldestro di mettere tutti sullo stesso piano. Ma noi siamo diversi da voi e Tittarelli non è Parcaroli, noi non intitoliamo via a fascisti, non crediamo alla cultura solo come business e non facciamo promesse da marinai come per l’ospedale».

Michele Lattanzi (L’altra Macerata)
Per il Movimento 5 Stelle palla ad Alice Verdicchio, che ha battuto molto sul ruolo delle donne in una lista a maggioranza rosa. «La nostra stupenda Costituzione è il confine netto che separa il passato fatto di soprusi e realtà negate da un presente di diritti e uguaglianze. La nostra Carta è profondamente antifascista, che ripudia la guerra. Nel Maceratese c’erano ben quattro campi di concentramento e il fatto che ben tre fossero destinati alle donne ci dice molto di quanto il regime colpisse sulle donne. Il mio augurio è che un giorno “Bella Ciao” possa essere cantata da tutti i cittadini indifferentemente».

Alice Verdicchio (M5S)
Il Pd è ovviamente il faro della coalizione e a metterci la faccia è stata la segretaria cittadina Ninfa Contigiani, con una dedica speciale: «Opporsi alla violenza dell’uomo sull’uomo resta cruciale, come ci ha ricordato Mattarella stamattina da San Severino. E anche a Macerata la partecipazione è democrazia ed è l’esserci di tutti noi. Anche a Macerata si riparte e per noi del Partito Democratico è un’emozione fortissima poter fare gli auguri per il suo 98esimo compleanno a Giuseppe Cerquetti, uno degli ultimi partigiani viventi in provincia, per noi semplicemente Peppe, che abbiamo avuto il piacere di avere come primo firmatario della nostra lista a sostegno di Tittarelli».

Ninfa Contigiani (Pd)
L’ex assessore Stefano Di Pietro non ha invece nascosto le difficoltà per arrivare alla chiusura della lista Riformisti Macerata, che riunisce l’ala più “centrista” della coalizione. «Abbiamo lavorato fino all’ultimo, con grande coraggio, per strappare le firme che ci servivano e ieri abbiamo presentato la lista. La Resistenza è stata un movimento europeo, essere fedeli a quegli ideali oggi significa lottare per un’Europa più unita, più sociale, più solidale, superando i nazionalismi che furono la causa dei conflitti di ieri. Riformare significa abbattere le barriere che impediscono a uomini e donne di essere pienamente liberi».

Stefano Di Pietro (Riformisti)
Piergiorgio Ciarlantini di Strada Comune ha ricordato le sue radici partigiane: «Mio zio Felice Calvani fu partigiano di Sarnano e fu uno dei primi sindaci nel Dopoguerra. Fu mandato in Etiopia prima e nei Balcani poi e dopo l’armistizio abbandonato al proprio destino. Pensare che c’è una cultura che fa tante lodi del mondo militare e invece storicamente nei momenti veramente importanti il fascismo abbandonò i ragazzi a sé stessi. Riuscì a tornare nelle Marche e Sali sui monti a combattere. Mio zio è stato sempre un convinto cattolico e democristiano e non ha dubbi sull’importanza del 25 Aprile e della Costituzione. Chiunque pensa che questo sia divisivo, ha un problema con la democrazia».

Piergiorgio Ciarlantini (Strada Comune)
Anche Maurizio Gabrielli di Uniamo Macerata ha rivendicato quella radice che è diventato cemento della coalizione. «Siamo persone con età e professionalità diverse che si vogliono impegnare per rendere migliore la città. Mio nonno fu partigiano, mia nonna staffetta, sono cresciuto a pane e storie di quell’epoca. Quando Nilde Iotti venne a Macerata, si abbracciò con mia nonna: avevano condiviso per un periodo il ruolo di staffette. La democrazia va protetta anche avendo cura della nostra città quotidianamente. Mi piacerebbe vedere una Macerata gioiosa, non triste come in questi anni. Vedo che i ragazzi hanno bisogno di aggregazione, di luoghi in cui stare insieme. Mio nonno fu tra gli artefici del circolo anziani a Collevario ed è rimasto lì finché ha potuto: questo è essere partigiani oggi».

Maurizio Gabrielli (Uniamo Macerata)

Irene Manzi

Irene Manzi e Angelo Sciapichetti a colloquio

La lista del Pd con al centro Gianluca Tittarelli

L’intervento del poeta Filippo Davoli

Edoardo Lattanzi



Se parlate in questo modo avete gia’ perso in anticipo e di brutto nelle elezioni amministrative di maggio, dovevi stare zitto xche’ non e’ un comizio elettorale il 25 aprile e’ una festa di liberazione e di tutti.
Speriamo di uscire da questo incubo di riavere una manica di incapaci ed incompetenti ad amministrare la mia amata città…
Bellissimo pomeriggio. Molto contento della festa spontanea, segno di gente che vuole il cambiamento dalla politica di costruire contenitori fini a sé stessi. C’è bisogno di nuove idee che permettano alla città di tornare ad essere attrattiva: sicuramente con i marciapiedi, le fontane non si ottengono grandi risultati.
Il programma completo è di 64 pagine ed è bello e pronto. Frutto di decisioni condivise iniziato a preparare dallo scorso ottobre. Poi è stato sottoposto al candidato sindaco che l’ha approvato anche dopo aver sentito le varie associazioni e alcuni rappresentanti dei quartieri. Ora da martedì parte il suo tour nei quartieri cominciando dal suo, Santa Croce, alle 21 al Circolo di Santa Croce. Chi vuole può intervenire
Di solito o sempre che è meglio, il leghista viene giudicato uno stano individuo che socializza solo con i suoi commilitoni anche se non si capiscono se cominciano a parlare di cose diverse dal saraceno che occupa il sacro luogo che appartiene a Salvini e ai suoi adepti sempre più difficile da circoscrivere, fatto salvo su al nord dove il Salvini è già stato messo in lista per l’Albania. Il fratello, cugino, l’amico è più semplice, deve avere un capo che gli dica cosa fare e che generalmente ne ascolta un altro e all’apice di tanta gerarchia trovi quello che c’è sotto: arroganza e disprezzo verso chi viene considerato inferiore e questo li porta ad odiarsi tra di loro e a gareggiare a chi dimostra di essere il più indicato al comando che alla fin fine è una pura ipotesi e questo purtroppo lascia un grande vuoto per cui possono venir considerati solo come fastidio e anche abbastanza ingombrante e purtroppo indistruttibile, eterno come le serpi della Medusa. Hanno dei modi di vedere che vanno dal nazionalismo ad altre cose che se togli il narcisismo di chi di solito si ritiene un capo non hanno altro di rilevante di cui parlare se non le solite sciocchezze che sempre alla ricerca di chissà quale ordine, finiscono sempre col pestarsi i piedi tra loro e se ne ritornano qualcuno dice ricacciati nelle loro tane dove dopo aver complottato a destra e a destra visto che hanno una solo punto di riferimento prima o poi rimettono la testa fuori. Ma la cosa più terribile è che le sorelle si mettono talmente tanto di quel rimmel per cui sembrano ancora più minacciose.
Tanto vale votare a sinistra dove anche se spesso non servono a niente, anzi sono pure dannosi, anche socialmente che dovrebbe essere il loro campo d’azione, per tutti quelli menzionati sopra il campo se non è di patate va bene anche la barbabietola. Sono più calmi e la maggior parte di loro sa anche capire individualmente e insieme agli altri. Hanno degli interessi e spesso li coltivano mentre si guardano attorno e sono perfettamente in grado di descrivere quello che vedono.
Cos’era, il remake dell’Ulivo di Prodi?
Un buon programma elettorale si può comporre con poche righe contenente i primi cinque articoli della costituzione. Rispettando questi poi si può fare tutto il resto che si riesce a fare nel rispetto dei cittadini che si aspettano di essere ascoltati e nel caso aiutati. Non c’è bisogno di mettere per iscritto anticipatamente che bisogna mettere più panchine in un giardino pubblico se sono insufficienti. Tante cose fatte da Parcaroli servivano? Tante persone non ascoltate da Ciarapica, oggi vannacciano, ieri di Forza Italia, domani forse a rivendere gazzose, non meritavano di essere sentite?
A leggere qualche commento..sembra di sentire quei genitori che ai colloqui insultano i professori quando gli dicono che i loro figli vanno molto male…chiedere tolleranza per i propri comportamenti e severità per quelli degli altri è un atteggiamento molto frequente nei soliti ( va tutto bene— meglio di cosi si muore ) leggo un commento che dice che in 5 anni hanno fatto quello che la sx non ha fatto in venti..ecco il tipico esempio di chi ha imparato la lezione..della Meloni…senza tener presente che in 20 anni la sx ha dovuto battersi con il patto di stabilità e non con mezzo miliardo piovuto dalle competenze di altri governi per altro dalla dx all’epoca contestato e non voluto..prova ne è il fatto che in 3 anni non siete riusciti a ridare nemmeno una rampetta di scale di colllocamento fra viale Carradori e Via ettore Ricci perchè non rientra nel PNRR..come ve lo spiegate..Ecco perchè così come una novantina di anni fa ci riprendemmo l’Italia lo faremo anche a Macerata..E dite al Vs candidato Sindaco di mettere qualche molecola del suo cervello in azione e non solo quelle bacate del suo capo di Roma…che pare gli faccia fare solo figure tapine..Neppure Trump assume e poi licenzia con tale velocità..
Certo che quando ci eravate voi insomma…..
Dove è disponibile il programma del candidato Tittarelli?