«Un capoluogo non vive dentro le mura
ma svolge un ruolo sul territorio.
Sì al polo tecnologico»

MACERATA - L'avvocato Renato Perticarari è presidente della Sezione Marche dell’Istituto nazionale di urbanistica. Dalla proposta di Augusto Pellegrini prende lo spunto per alcune riflessioni. «L’idea è di quelle che possono ambire a cambiare la “visione” di una città e del territorio circostante. Si potrebbe fare usando l’attuale ospedale una volta che sia realizzato il nuovo. E’ necessaria la programmazione»

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renato perticarari

L’avvocato Renato Perticarari

Dal polo tecnologico di Scienze mediche, alla Macerata dei centomila, al ruolo di capoluogo che deve sapere incidere sul territorio. A parlarne è l’avvocato Renato Perticarari, maceratese, presidente della Sezione Marche dell’Istituto nazionale di urbanistica. Lo spunto è un intervento di Augusto Pellegrini (ex consigliere comunale a Treia e ora candidato a Macerata col terzo polo), ripreso poi dal candidato sindaco di Macerata Gianluca Tittarelli.

«L’idea lanciata da Pellegrini e per la quale ha subito mostrato interesse Tittarelli è di quelle che possono ambire a cambiare la “visione” di una città e del territorio circostante – dice Perticarari -. Alcuni anni addietro, quando sembrava imminente l’avvio dell’iter per la realizzazione del nuovo ospedale (che, comunque, sembra destinato ad essere realizzato anche se non con i tempi sperati), sulla stampa locale avevo scritto questo: “Macerata ha una grande, irripetibile, occasione per poter “sognare” e così riacquisire la sua centralità, non solo regionale. La grande scommessa che Macerata ha davanti a sé è offerta da quello che al tempo stesso è un enorme problema ed una straordinaria opportunità: cosa fare nell’attuale ospedale una volta che sarà realizzato il nuovo? L’avvio ormai definitivo del procedimento per la realizzazione del nuovo ospedale in Località La Pieve, infatti, rende irresponsabile, da un lato, attendere che si costruisca il nuovo ospedale per iniziare a dare una risposta al problema e, dall’altro, attendere che si costruisca per pensare a come cogliere l’opportunità di “usare” tale occasione per offrire a Macerata una nuova, moderna, “visione” del suo futuro. È infatti doveroso pianificare il “destino” dell’enorme spazio ora occupato dalla struttura e dalle sue pertinenze: uno spazio centrale nella Città con una sua storia e con interferenze (si pensi alla vicina Ircr) di cui tener conto”. I grandi progetti non vanno, né possono mai, andare disgiunti da una seria, avveduta e lungimirante programmazione del territorio».

proposta pellegrini

Sull’idea di costituire un Polo tecnologico delle scienze medicali di rilievo almeno nazionale collegato al Cnr, ad una Unimc con una nuova Facoltà di medicina e ad un nuovo ospedale universitario, che viene collegata da Pellegrini anche alla fusione di varie realtà comunali fino a richiamare la “Macerata dei centomila”: «Ha la forza tipica delle proposte che possono “far sognare”, ma al tempo stesso ha il pregio di far intravedere non solo un “sogno”, ma qualcosa che può avere un senso compiuto di grande prospettiva.

A tal riguardo esprimo tre riflessioni. Il Testo Unico Enti Locali prevede vari strumenti di collaborazione tra enti locali, non tutti così impegnativi e politicamente difficili da realizzare come lo è l’Unione di comuni. Secondo: l’attrattiva dell’idea prescinde dallo strumento collaborativo che resta solo un mezzo e che andrebbe scelto secondo la sua facilità di attuazione. Terzo: nell’ottica di sviluppo territoriale e non solo cittadino, andrebbe coinvolta anche l’Università di Camerino che già vanta eccellenze nell’ambito del biomedicale con la Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria».

Sono progetti, ammette Perticarari, che hanno tempi medio lunghi, «ma Macerata ha la “fortuna” di avere, in parallelo a questo, già in atto un percorso dai tempi anch’esso medio lunghi e ciò consente di poter pensare ad una programmazione coordinata dei due iter: mi riferisco, appunto, al percorso che dovrà portare alla realizzazione del nuovo ospedale e, conseguentemente, al sostanziale svuotamento dell’attuale ed alla necessità di dargli una destinazione. L’idea di Pellegrini ha bisogno di una adeguata programmazione di spazi: perché no l’attuale ospedale? E, anzi, individuare sin d‘ora una soluzione d’uso per gli attuali spazi finirebbe per dare ulteriore impulso alla realizzazione del nuovo nosocomio».

In questa ottica, continua Perticarari, «la nuova Legge Urbanistica Regionale (numero 19/23) impone ai Comuni la redazione, formazione e approvazione dei propri nuovi strumenti di pianificazione urbanistica generale (Pug) entro il 31 dicembre 2027. Trentatré comuni – ma non Macerata – hanno chiesto ed ottenuto i contributi regionali per redigere tali strumenti e sarebbe forse opportuno che Macerata pensasse a tale necessaria programmazione del suo territorio anche tenendo conto delle funzioni che potranno essere necessarie. Naturalmente, pur rilevandone e riconoscendo una oggettiva attrattiva per l’idea progettuale, sarà compito della politica valutarla e semmai fare il necessario per tentare di attuarla o per trovarne altra di almeno uguale caratura e prospettiva». Perticarari conclude con tre considerazioni. La prima: una città capoluogo non vive chiusa dentro le sue mura, ma deve svolgere un ruolo per se stessa ed il suo territorio e per questo essere (non solo sentirsi) “granne”; se il ruolo può derivare da una proposta che appare impegnativa, allora deve solo essere maggiore l’impegno per realizzarla. Bisogna dare una “visione” alla città ed una prospettiva di lavoro ai suoi giovani e quelli del territorio. Realizzare questa o quella parziale trasformazione edificatoria, questa o quella opera pubblica magari anche attesa da anni, non cambia di una virgola le prospettive di una città. Ciò che le può cambiare sono i grandi progetti che ridefiniscono la “funzione” della città. Secondo punto: continuare a pensare a Macerata solo come sede di una pur fondamentale università e basare sostanzialmente e quasi esclusivamente su tale presenza gran parte dei destini economici dei maceratesi significa destinare la città ad un magari lento ma inevitabile declino, oltre a correre un serissimo rischio ove i “numeri” dell’università subissero una seria diminuzione. Terzo: la programmazione del territorio è parte essenziale di qualsivoglia idea di futuro, né si può pensare di programmare il territorio quando le idee sono già in via di realizzazione… la visione della Politica dovrebbe avere come suo principale obiettivo proprio quello di anticipare ed indirizzare le scelte, altrimenti è solo la gestione della quotidianità a cui sembra ci si stia abituando, nonostante i fondi del Pnrr. Pertanto, anche se i tempi sembrano lontani, sarebbe lungimirante fare adesso ciò che è necessario.

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