
L’ex sindaca Cecilia Cesetti
Un errore che costerà 6 milioni di euro. Questa la lettura di Insieme si può, gruppo di minoranza di Mogliano, sulla scelta dell’amministrazione comunale di riqualificare l’ex convento di Santa Colomba per la casa di riposo. Una scelta fortemente osteggiata da coloro che erano rappresentanti della precedente amministrazione, che avrebbe voluto invece realizzare un nuovo edificio.
«Altro che “grande opportunità” per Mogliano – rimarca il gruppo – l’opportunità vera era un’altra: investire circa 6,5 milioni di euro per realizzare una nuova struttura, moderna, sicura e realmente adeguata alle esigenze degli anziani anziché investire 6,1 milioni per il recupero di un edificio vincolato del Settecento. Non è una questione ideologica, ma di responsabilità: c’è una differenza sostanziale tra costruire un edificio moderno e adattarne uno antico, soprattutto quando si tratta di ospitare persone fragili in un territorio, come il nostro, soggetto a rischio sismico. L’inserimento dell’opera nel piano triennale delle opere pubbliche, definito dall’amministrazione come una “tappa fondamentale”, non equivale alla sua realizzazione né tantomeno a dimostrarne la validità. Se non si fosse revocato il progetto di delocalizzazione già Mogliano avrebbe potuto avere la struttura nuova quasi terminata anche perché l’intervento previsto nell’edificio di Santa Colomba appare ancora lontano: ad oggi l’opera risulta priva di tutte le autorizzazioni necessarie, elemento che rende incerti tempi e prospettive reali. Tuttavia si continua a pagare, con soldi pubblici, l’affitto di migliaia di euro per usufruire della sede temporanea della casa di riposo ad Urbisaglia che potrebbe configurarsi come danno emergente».
L’amministrazione aveva parlato di “ridefinizione dell’interesse pubblico”. «Ma la domanda è legittima: si è davvero guardato all’interesse della comunità o ad altre logiche? Scelte che appaiono più dettate da ostinazione, se non da ripicche, che da una visione concreta del futuro del paese, nascoste dietro la tutela del verde – continua l’opposizione – proprio recentemente il commissario Guido Castelli ha richiamato l’importanza della prevenzione e della sicurezza. Ed è esattamente su questo punto che si concentra la critica: non un attacco personale né a lui né al presidente Francesco Acquaroli, ma la constatazione che a Mogliano non si stanno applicando quei principi che altrove vengono concretamente realizzati. Il quadro complessivo dei costi, poi, solleva più di una perplessità: saranno gli organi competenti come la Corte dei Conti a valutare la legittimità dell’operato dell’amministrazione che ha proceduto nonostante il parere contrario di regolarità tecnica e contabile espresso dai responsabili dei servizi. I controlli interni, di fatto, hanno già evidenziato criticità rilevanti sull’operazione. Resta poi da chiarire come la ditta esecutrice abbia accettato un indennizzo di soli 4mila euro a fronte di un appalto da 6,5 milioni: un elemento che merita trasparenza, non slogan. Infine, c’è un tema che non può essere ignorato: la sostenibilità. La nuova struttura prevista in origine era progettata per essere energeticamente autosufficiente; al contrario, è lecito chiedersi se e a quali costi un edificio storico potrà raggiungere gli stessi standard. Anche sotto questo profilo, la scelta appare poco lungimirante. Altro che “grande opportunità”: quella che viene presentata come un successo è una regressione. Non è un traguardo, ma un passo indietro per Mogliano».
La ristrutturazione edifici storici ha un ruolo cruciale nella tutela del patrimonio architettonico e culturale di un territorio. Questi edifici, infatti, rappresentano testimonianze preziose della storia e dellidentità di una comunità. Senza interventi adeguati, rischiano di deteriorarsi e di perdere la loro funzione, compromettendo la memoria collettiva e il valore simbolico che racchiudono. Restaurare e valorizzare questi edifici significa dare nuova vita a spazi storici che continuano a raccontare storie e a ispirare le generazioni future inoltre si sarà valorizzato un pezzo del paese che contrariamente dopo qualche anno sarà comunque un edificio da restaurare, sempre e comunque a spese della comunità.
È sempre meglio riqualificare che cementificare ex novo!
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