«Il Cosmari è una bomba a orologeria
da 30 milioni di euro
e la destra continua a non fare nulla»
MACERATA - L'ex deputato Pd Mario Morgoni torna a puntare il dito sul centrodestra per l'immobilismo nelle scelte per la nuova discarica e per l'ampliamento temporaneo di quella di Cingoli: «I maggior costi causati dal dover portare i rifiuti fuori provincia porteranno a una crescita dei crediti dell'azienda verso i Comuni: una mina vagante ad alto potenziale distruttivo. E questo è solo lo scenario più positivo»

Mario Morgoni
Uno strano silenzio è calato nell’ultimo periodo su Cosmari e rifiuti. Un silenzio che l’ex deputato Pd Mario Morgoni prova a spezzare agitando una questione economica molto pesante che si starebbe profilando all’orizzonte. «I maggiori costi determinati dall’utilizzo delle discariche fuori provincia, per il 2026 Corinaldo e dal 2027 Pesaro, comporterebbero non solo un vero salasso per i cittadini, ma una crescita dei crediti del Cosmari verso i Comuni della provincia fino a 30 milioni, una vera mina vagante ad alto potenziale distruttivo tanto per il bilancio del Cosmari quanto per quelli dei Comuni. E questa sarebbe l’ ipotesi più ottimistica».
Il problema è sempre lo stesso: la discarica di Cingoli è esaurita e il balletto per la scelta del sito per il nuovo impianto va avanti da anni senza risultati di sorta. «Ai diversi interventi sul tema della gestione dei rifiuti in provincia di Macerata da parte di amministratori ed esponenti politici del centrosinistra risponde il silenzio assordante della destra – evidenzia Morgoni – eppure la situazione è ormai a un punto di non ritorno e le responsabilità sono totalmente in capo alla destra, sia a quella che governa organismi e istituzioni del territorio sia a quella che guida con un monocolore il Cosmari».

La questione è molto chiara, secondo l’esponente dem. «Al netto degli aumenti della Tari che sfioreranno in un triennio il 30% , della assenza di politiche ambientali e di progetti per la riduzione del rifiuto, di una raccolta differenziata stagnante con tendenza alla discesa, dell’abbandono di progetti strategici come quello delle linee di trattamento dei pannolini, dell’ impianto per il trattamento anaerobico della frazione organica, la destra aveva due compiti chiari per affrontare l’ emergenza dovuta all’esaurimento della discarica di Cingoli – ricorda Morgoni – ovvero individuare un nuovo sito di discarica, avendo da tempo la disponibilità di una graduatoria fornita dall’ Università Politecnica delle Marche, e nel frattempo definire un accordo con il Comune di Cingoli per una nuova vasca che consentisse di gestire nell’ immediato una fase transitoria. La destra ha fallito clamorosamente entrambi questi obiettivi: non ha individuato il nuovo sito e ciò ha impedito l’avvio di una trattativa con il Comune che pone la giusta condizione che venga prima individuato il sito definitivo che sarà utilizzato dopo Cingoli. Se anche si definisse la scelta del nuovo sito entro l’estate, si avviasse tempestivamente una trattativa proficua con Cingoli e fosse concluso l’iter autorizzativo della nuova vasca, la stessa non sarebbe disponibile se non per il 2028 inoltrato. E anche in questa ottimistica ipotesi la conta dei danni sarebbe già pesantissima».
Quindi l’affondo finale. «Nel caso si perseverasse in questo indegno immobilismo, bisognerebbe domandarsi quanto esso dipenda dalla totale inettitudine della classe dirigente della destra o dalla sua totale malafede nel nascondere l’intento di svendere l’azienda pubblica più importante della provincia – tuona l’ex parlamentare di Potenza Picena – in ogni caso il risultato sarebbe catastrofico, la fine del Cosmari, un futuro incerto per le centinaia di dipendenti e per le loro famiglie, un gravissimo danno per i cittadini. Gli esponenti della destra della nostra provincia, compreso il presidente Francesco Acquaroli, non possono certo cavarsela nella convinzione di aver individuato un comodo capro espiatorio nell’acquiescente presidente del Cosmari Paolo Gattafoni. È una situazione inaccettabile che richiede una mobilitazione delle comunità locali, delle organizzazioni sindacali, degli ambientalisti, per difendere un patrimonio pubblico e per pretendere da chi ha gli strumenti e le responsabilità decisionali che assolva con serietà e trasparenza i propri compiti».
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Non discariche, bensì termovalorizzatori.
I termovalorizzatori sono impianti industriali che convertono i rifiuti non riciclabili in energia (elettricità o calore) attraverso un processo di combustione controllata ad altissime temperature. A differenza dei vecchi inceneritori, sono dotati di sistemi avanzati di filtraggio dei fumi per ridurre drasticamente le emissioni inquinanti e recuperare energia che altrimenti andrebbe sprecata in discarica.
Ecco alcuni degli esempi più noti e innovativi a livello internazionale:
Copenhill (Copenaghen, Danimarca): Probabilmente il più famoso al mondo per la sua architettura avveniristica; sul tetto dell’impianto è stata realizzata una pista da sci artificiale e una parete da arrampicata, integrandolo perfettamente nella vita urbana.
Spittelau (Vienna, Austria): Situato nel cuore della città, è celebre per il design colorato e fantasioso realizzato dall’artista Friedensreich Hundertwasser, dimostrando come un impianto industriale possa diventare un’opera d’arte.
Termovalorizzatore di Acerra (Napoli, Italia): Uno dei più grandi e tecnologicamente avanzati d’Europa, fondamentale per la gestione del ciclo dei rifiuti nella regione Campania.
Impianto di Brescia (Italia): Storicamente considerato un modello di efficienza per il teleriscaldamento, è stato premiato più volte a livello internazionale per la sua capacità di alimentare migliaia di abitazioni con l’energia recuperata dai rifiuti.
Questi impianti rappresentano un anello di congiunzione tra la gestione dei rifiuti e la produzione energetica, cercando di minimizzare l’impatto ambientale nel rispetto delle normative europee sulle emissioni.
Jacobini, apprezzo molto il tuo trattato sui termo valorizzatori, però vorrei dirti alcune cose. La giunta regionale guidata da Acquaroli, in oltre cinque anni di governo non è riuscita ad adeguare il piano regionale dei rifiuti dove c’è la previsione del termo valorizzatore. Il piano verrà probabilmente approvato nei prossimi mesi. Poi bisognerà decidere la localizzazione, reperire il finanziamento di oltre 300 milioni di euro e avviare le procedure progettuali, eccetera eccetera, eccetera.
Se in provincia di Macerata in oltre cinque anni non siamo riusciti ad individuare il sito per una discarica mi domando quanto tempo sarebbe o sarà necessario per individuare il sito del termovalorizzatore .
Ne deduco che il problema non è tecnico , non è termovalorizzatore o discarica. Il problema è innanzitutto della credibilità e della capacità di una classe politica che deve avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità. Siccome questo coraggio la politica non ce l’ha , tergiversa , temporeggia e vagheggia soluzioni miracolose invece di mettersi al lavoro per praticare quelle di ogni giorno.
@gironella
il problema è talmente serio che faccio fatica a leggere il Suo commento…..isole ecologiche!!??!?!?
Maurizio Morelli , c’è già una ben precisa graduatoria dei siti stilata dal politecnico delle Marche dietro incarico dell’ autorità d’ambito . Il primo sito in graduatoria e’ in Comune di Macerata . Quindi la rotta e’ chiara , e’ solo la politica opportunista e inaffidabile che non ha il coraggio di perseguirla perché non vuole prendersi le responsabilità che le competono .
Signor Emiliozzi , è pur vero che tutta la classe politica ha più o meno le sue colpe ma in questo specifico caso è esclusivamente la destra a portare tutta la responsabilità di questo fallimento .