Sergio Mattarella sceglie San Severino
per le celebrazioni del 25 aprile:
«Un regalo immenso per tutti noi»
IL PRESIDENTE della Repubblica festeggerà la Festa della Liberazione nella città che ha insignito della Medaglia d'oro al merito civile. Il sindaco Rosa Piermattei: «Riconoscimento di una storia fatta di coraggio durante la Resistenza e di una forza straordinaria mostrata negli anni difficili del post sisma»

Sergio Mattarella durante una visita a Fabriano
Il Capo dello stato a sorpresa nel Maceratese: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà a San Severino il 25 aprile. Il Capo dello Stato nel 2022 ha insignito la città della medaglia d’oro al merito civile e, invitato più volte dall’amministrazione, ha deciso quest’anno di trascorrere le celebrazioni della Festa della liberazione in città. Il fulcro sarà al teatro Feronia.
Il presidente visiterà anche il municipio, in forma privata. La visita ufficiale del presidente della Repubblica è stata annunciata oggi, e segna il culmine di un percorso di riconoscimento del valore civile e del sacrificio del territorio durante gli anni della Resistenza.
«La visita del presidente Mattarella è un regalo immenso per tutti noi – dice il sindaco Rosa Piermattei -. È il riconoscimento di una storia fatta di coraggio durante la Resistenza e di una forza straordinaria mostrata negli anni difficili del post-sisma. Accoglierlo il 25 aprile significa onorare il passato guardando con speranza al nostro futuro».
La visita del Capo dello Stato giunge a suggello del legame stretto con la città insignita proprio da Mattarella della Medaglia d’oro al Merito civile. Era stato riconosciuto lo spirito di accoglienza dimostrato dalla popolazione che ospitò e sfamò centinaia di sfollati, tra cui la famiglia del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, il cui padre Mosè operò come medico nelle fila del leggendario Battaglione Mario.

Sergio Mattarella a Macerata
Il territorio settempedano con quello del San Vicino fu teatro di eventi cruenti e di eroico sacrificio, come la battaglia di Valdiola e l’eccidio di Chigiano del 24 marzo 1944, dove caddero il capitano Salvatore Valerio e don Enrico Pocognoni. Fatti che con la presenza del Presidente riceveranno l’omaggio solenne della intera Nazione.
Secondo l’amministrazione settempedana «la presenza del presidente Mattarella risponde al desiderio più volte espresso dal sindaco Piermattei, che ha più volte invitato il Capo dello Stato a visitare la città per rappresentargli anche la tenacia di una comunità colpita duramente dal sisma. L’invito era stato rinnovato con forza per ringraziare ufficialmente il presidente per il conferimento della Medaglia».
Le celebrazioni avranno il loro fulcro al teatro Feronia, in piazza del Popolo. È lì che Mattarella incontrerà le autorità locali. Dopo la deposizione di una corona d’alloro al Monumento ai Caduti, il programma prevede una visita privata all’interno del municipio restaurato, dove il sindaco Piermattei illustrerà i progressi della ricostruzione e la vitalità culturale e sociale del territorio settempedano.
(Redazione Cm)
Bella notizia!
Decisione del capo dello stato Mattarella giusta per i molteplici fatti della resistenza e del terremoto, zone queste maceratesi più volte messe a dura prova ,dove la popolazione si è sempre rimboccati le maniche regalando quel calore umano tipico di queste zone , oggi più di sempre ne ha bisogno dal momento che nel referendum ha prevalso il SI nella provincia di Macerata ,promosso da un governo erede di quel ventennio
Ah, che cosa curiosa è questo signor Dolci,
pensavo ieri passeggiando per un viottolo di Sicilia,
dove le pietre sono così modeste e le case un po’ storte.
Egli non arrivò con grandi piani e dotte mani, no,
egli si fermò semplicemente, si fermò e ascoltò.
Ascoltò i pescatori, i bambini scalzi, la fame che mormorava
con voce così sottile, quasi timida, come un gattino.
E dal silenzio nacque qualcosa di piccolo e ostinato,
un fare insieme, un creare senza rumore, senza bandiere alte.
La disobbedienza? Oh, la sua era così gentile,
come un bambino che rifiuta il dolce imposto dalla zia
e preferisce il pane nero condiviso sotto l’ulivo.
Niente spade, niente grida, solo un digiuno quieto,
e il mondo, quel mondo grande e un po’ stupido,
si fermava un attimo a guardare, stupito.
Oggi il Centro esiste ancora, dicono,
e continua a fare cose piccole e buone.
Che bello, pensai, che bello davvero.
Si può essere rivoluzionari restando così dolci,
così piccoli, così ostinatamente gentili.
Signor Luigi Mosciatti, il bello della democrazia è che consente anche a Lei, come ebbe a dire il grande presidente Sandro Pertini, di dire cose destituite di ogni fondamento.
Onori al Presidente della Repubblica !
E’ una scelta che fa onore alla città Di San Severino Marche e alle Marche intere.
signora Giovanna molto probabilmente ha vinto il si nella provincia di Macerata, perché forse qualcuno ha usato buon senso , d’ altronde pensi un po’, lei e i suoi chiamati democratici avete votato per il no lasciando le cose come aveva voluto Mussolini nel ventennio del quale si riferiva….. quindi chi è più “Fascista” ….. a volte penso che la mamma degli ….. purtroppo è sempre in cinta , ma andiamo avanti tanto ormai il grano dalla pula è stato diviso.
purtroppo ne avete fatto un voto politico e oltretutto continuate a parlare di fascismo, le ricordo che tale orientamento politico è morto quasi da un secolo.
Galeotte furon schede,
che arrivaron chissà come,
e chi non ci mise piede,
pure diede un soprannome;
ma la storia pure è questo,
scriverla i vincitori,
senza quell’azzardo gesto,
non ne venivamo fuori;
ma il bello di poi tanti,
che convinti di sapere,
pur insultano altri fanti,
perché a lor fa sì piacere… m.g.
…Italia, terra di Santi, Poeti e ‘insultatori’… gv
…siamo alle solite CaliMero, tu non sei sincero, sei solo di parte e sai ben mescolare le carte, ma chi è più signore ha anche più cuore, chi punta sul medio non avrà mai rimedio… gv
@ Gabriele Foresi
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 5 Febbraio 2025 ha tenuto un discorso a Marsiglia nel quale ha pronunciato le seguenti parole
“…… Il risultato fu l’accentuarsi di un clima di conflitto – anziché di cooperazione – pur nella consapevolezza di dover affrontare e risolvere i problemi a una scala più ampia. Ma, anziché cooperazione, a prevalere fu il criterio della dominazione. E furono guerre di conquista.
Fu questo il progetto del Terzo Reich in Europa.
L’odierna aggressione russa all’Ucraina è di questa natura…..”
Vuole Lei spiegarmi invece il fondamento di queste dichiarazioni? Sa perché?
Per quanto riguarda il passato io ricordo che accadde l’esatto contrario, cioè eravamo noi Italiani, sotto il regime fascista alleati con i nazisti del Terzo Reich ed andammo con circa 200.000-300.000 soldati italiani a fianco dei Nazisti ad invadere la Russia nel 1941 con l’Operazione Barbarossa voluta da Hitler.
Per quanto riguarda il presente dopo il 1989, la NATO ha inglobato molti paesi ex sovietici o del Patto di Varsavia, tra cui Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca (1999), Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia (2004), Albania, Croazia (2009), Montenegro (2017) e Macedonia del Nord (2020). Vorrei ricordare che la Nato è una alleanza di tipo militare. Oltre a questo le forze di Estrema-Destra in Ucraina appoggiano Zelensky. Parlo ad esempio del Battaglione Azov e Pravy Sektor. Tanto che i Russi chiamano l’operazione che stanno conducendo “Denazificazione dell’Ucraina”
«Il tempo del dolore ha il suo limite,
caro Amleto, come ogni cosa al mondo;
Dio stesso vuole che si vada avanti,
non è forse gentile da parte Sua?».
Poco virile, diceva, quel piangere ostinato,
come un bambino che non vuole lasciare il giocattolo rotto,
debolezza della mente ancora tenera,
immaturità che fa sorridere un pochino.
E io ascoltavo, sì, ascoltavo con attenzione,
mentre il sole faceva brillare la neve sui tetti,
e pensavo: che bello sarebbe restare un po’ piccoli,
con il nostro dolore quieto, senza far rumore.
Perché, in fondo, che fretta c’è di dimenticare?
Il lutto è un compagno così modesto e fedele.
Claudio parlava bene, certo, parlava benissimo,
ma io continuavo a camminare, un po’ più lento del solito.
In occasione di questo evento, motivo di orgoglio per la mia San Severino, è giusto e doveroso ricordare , che questo importantissimo riconoscimento (medaglia d’oro al valore civile), è stato possibile dopo tanti anni di lavoro, grazie alla perseveranza e alla tenacia della sezione ANPI di San Severino. Bruno Taborro compianta figura iconica, per molti anni presidente dell’ANPI settempedano, si battè tantissimo affinché San Severino potesse fregiarsi di questo legittimo riconoscimento. Il grande Taborro fu aiutato da persone parimenti appassionate e grintose, nel trovare la documentazione, prove e testimonianze utili per far sì che il Comune potesse ottenere orgogliosamente l’ambito riconoscimento. Nel 2022 San Severino grazie a questi uomini e donne ANPI riceve la medaglia d’oro al valore civile e qualcuno che oggi siede nelle sedie del consiglio comunale, non dimostrò la perseveranza di chi ha permesso tutto questo,anzi in Comune si respirava aria di rassegnazione e remissione…. ma oggi sale sul carro dei vincitori,anzi sul palco con il Presidente Mattarella. Spero solo che qualcuno il 25 aprile ricordi l’immenso sforzo e lavoro fatto da chi ha veramente permesso tutto questo. Evviva l’ANPI , la costituzione e tanto rispetto per chi ha combattuto ed è morto per avere un’Italia libera e democratica.
…corri ragazzo
corri
non ti far già destare
da tempo che matura
tramonto a pur raggiunger
più corre è sì più lesto
dell’animo fanciullo
che sol lì scoprirai
ignaro che l’attende
a maturar destino
che correr da monello
negli attimi infiniti
ostacoli scansasti e
dubbi non cercasti a
procurar inciampo
nei dì che poi trovasti
gli stessi sopraggiunti
nelle albe andar a percorrer
strada nuova maestra
e quando braccia tue
d’adulto che s’appresta
a scoperchiare il mondo
e braccio tuo disteso a lì
cercar conforto e
a tendere esso tuo
ad aggrappar speranza e col
udir parole accorte
al meritar sostegno
a porger loro mano
poi tesa giù a distender
destino tuo
scordato
perenne in gabbia… m.g.
…qui sopra, per i mes-seri…gv
MURO DIGITALE(403 FORBIDDEN)
Schermo bianco, un numero soltanto,
la porta si chiude sul mio canto.
Forbidden. Proibito. Il server nega,
la mano invisibile l’accesso lega.
Non c’è lucchetto o ferro che tintinna,
ma una barriera logica che m’annulla.
Cercavo la parola, il pensiero libero,
mi risponde un deserto, un vuoto calibro.
Censura di pixel, silenzio imposto,
un sapere disperso, rimosso, nascosto.
La verità ridotta a un codice d’errore,
la libertà d’espressione perde calore.
Eppure, dietro quel muro di silicio,
il pensiero non trova il suo precipizio.
La mente insegna, nonostante il divieto,
che il vero pensiero è un mare inquieto:
più provano a chiudere l’accesso e la via,
più la parola cerca la sua poesia.
(AI Overview)
Muro digitale (403 Forbidden)
Schermo bianco, nu numero sulo,
e chesta porta se chiude ’ncoppa ’o canto mio.
Forbidden, dice, comme si fosse na sentenza,
e io resto ccà, cu ’e mmane ’n mano,
senza manco nu sbaglio.Nun ce stanno catene,
nun ce stanno chiavi ca tintennano,
sulo na barriera ’e luce ca nun se vede e nun se tocca.
Cercavo na parola, na cosa sincera,
e m’arrisponde nu silenzio ca pare nu sorriso stanco.
Pixel muti, nu deserto ca nun fa rumore,
’o vero se ne va dint’’o codice, comme na vecchia amica
ca se ne scenne pe’ strada senza salutà.
Libertà? Ah, che bella parola, mo diventa nu nummaro rosso.
Eppure, dinto ’stu pietto, ancora ce sta nu poco ’e mare,
nu mare piccerillo ca nun se fa mettere paura.
Cchiù chiudono ’a via, cchiù ’a parola se fa curiosa,
se mette a camminà cu ’e scarpetelle rotte, cantanno sottovoce.
’o pensiero è accussì: nu povero diavolo
ca quanno ’o cacciono fora, trase pe’ ’a finestra
e se siede ncopp’ ’o muro, cu na sigaretta spenta,
guardanno ’o cielo e dicenn’ piano:
«E che fa… tanto, io resto ccà».
ROGO DIGITALE (403 FORBIDDEN)
Un tempo erano fiamme e carta bruciata,
l’odore acre del pensiero che si fa cenere,
la piazza nera, la mente oscurata,
e la parola costretta a tacere.
“Là dove si bruciano i libri”, diceva la voce,
“si finirà per bruciare anche gli uomini”.
Oggi non serve il fuoco per cancellare,
basta un server che chiude la porta.
Clicchi un link, sperando di imparare,
ma la pagina bianca resta morta.
403 Forbidden – Accesso Negato.
Il nuovo rogo è un codice binario,
un sapere che resta blindato,
un silenzio nel mondo digitale e binario.
I carri di libri sono ora dati cancellati,
la cenere è digitale, invisibile agli occhi,
ma gli autori sono ancora banditi e dimenticati,
rinchiusi nei vecchi, polverosi blocchi.
Non bruciano la carta, ma il diritto di sapere,
la censura ha cambiato solo la forma:
da falò in piazza a forbidden potere,
ma la sostanza resta, è la stessa norma.
Là dove si nega l’accesso al pensiero,
anche l’uomo, alla fine, resta prigioniero.
(AI Overview)
nervi tesi e fasci appesi …
Ode a ‘o Viento ca Sfronna ‘e Catene
Ah, Viento mio, ca spire forte ‘int’ ‘e piazze
e nun rispiette manco ‘a legge d’ ‘o sole,
tu sì ‘o pate d’ ‘e idee ca nun vonno catene,
ca ballano ncoppa ‘a tavola senza regole,
“anything goes” comme ‘o mare ca se fa tempesta
e po’ se calma cu na carezza ‘e luna.
Tu, Sapere antico, ca te vesti ‘e potere
e te ncucci dint’ ‘a carne d’ ‘o popolo,
nun sì na torre ‘e marmo ca guarda dall’alto,
ma na ragnatela ca se tesse e se sface,
ca fa nasciere ‘a verità comme ‘o fiore ‘int’ ‘o fango
e po’ ‘a fa murì cu n’ata parola, n’ato sguardo.
O Sapere ca si’ potere, e Potere ca si’ sapere,
vuje ve abbracciate comme dui amanti pazzi
ncopp’ ‘o letto d’ ‘a storia, sudati e senza pudore.
Nun ce sta na via sola, na via dritta e pulita:
cchiù ce ne stanno, cchiù se ride ‘a vita!
‘O metodo è na catena, ‘a ragione è na guardia,
ma tu, Viento anarchico, te li sfronne tutte quante
e fai ca ‘o scienziato balla cu ‘o pazzo,
‘o filosofo cu ‘a strega, ‘o re cu ‘o mendicante.
Napule, città mia ca sa’ ‘e tutte ‘e culure,
tu sì testimone: ccà ‘o vero nun è mai uno,
è mille voci ca se mischiano ‘int’ ‘o viento,
è ‘o chianto e ‘a risata d’ ‘a folla ca se ribella.
Nun ce sta n’autorità ca tene ‘o scettro pe sempe,
sulamente ‘o gioco d’ ‘e forze ca se spingono e se tirano,
ca fanno ‘o munno e po’ ‘o sfanno pe fà n’ato.
Viento, abbracciame forte, famme perdenne ‘a via
d’ ‘e libri ca vonno cumannà ‘a mente.
Famme vedé ca ‘a conoscenza è na festa selvaggia,
dove ‘o corpo parla cchiù forte d’ ‘a logica,
dove ‘o potere ride quanno se vede spugliato
e ‘a verità se spoglia pure essa, nuda e cuntenta.
Ah, che bella è sta danza senza maestro!
Che bello è stu caos ca fa nascere stelle!
Nun ce sta n’ordine eterno, sulamente ‘o flusso,
nun ce sta na priggione ca tene ‘o nomme ‘e scienza
o ‘e morale: sulamente nuie, libere e mbriache,
ca scrivimmo ‘a storia cu ‘e mane sporche ‘e vita.
Viento, resta cu mme, sfronna ‘e catene d’ ‘o core,
famme cantà senza paura, senza regola, senza paura.
Ca ‘o munno è troppo bello pe ‘o chiudere dint’ ‘a na formula,
e ‘a verità è tropp’ ‘a grande pe ‘a mettere ‘int’ ‘a na gabbia.
IL ROGO DEI LIBRI (DIE BÜCHERVERBRENNUNG)
Quando il regime ordinò che in pubblico fossero arsi
i libri di contenuto malefico e per ogni dove
furono i buoi costretti a trascinare
ai roghi carri di libri, un poeta scoprì
– uno di quelli al bando, uno dei meglio – l’elenco
studiando degli inceneriti, sgomento, che i suoi
libri erano stati dimenticati. Corse
al suo scrittoio, alato d’ira, e scrisse ai potenti una lettera.
Bruciatemi!, scrisse di volo, bruciatemi!
Questo torto non fermatelo! Non lasciatemi fuori! Che forse
la verità non l’ho sempre, nei libri miei, dichiarata? E ora voi
mi trattate come fossi un mentitore! Vi comando:
bruciatemi!
(Bertolt Brecht, 1938)
C’era una volta un uomo che aveva paura della propria ombra e detestava le proprie orme. Perciò decise di liberarsene fuggendo. Ma più correva, più le sue orme si moltiplicavano; e, quanto alla sua ombra, continuava a seguirlo senza difficoltà.
Pensando che la velocità fosse ancora insufficiente, si mise a correre più forte, sempre più forte, senza un attimo di pausa, finché cadde morto.
Non aveva capito che sedendosi all’ombra di un albero si sarebbe liberato della propria ombra e avrebbe cessato di lasciare orme.
(Zhuāngzǐ, III secolo A.C.)
…è quell’uomo
che lotta per scampar
dal suo silenzio
che sfugge l’ombra
per non
costringer
il suo cuore
ad ascoltar le urla
e le orme
del suo dolore… m.g.
…mes-seri… gv
Buon dì. La permanenza di ferite lancinanti ancora aperte e sanguinanti, impedisce di fare commenti, per evitare il rischio del linciaggio morale, stanti le attuali temperie storiche. La visita delle più alte cariche dello Stato a San Severino Marche per la festa nazionale del 25 aprile, forse sommessamente consiglia di riflettere sulla intera vicenda del monumento ai caduti, situato vicino al cinema Italia della città.