Tirreno Adriatico a Civitanova:
domenica lo start:
«Una vetrina eccezionale»
CICLISMO - La corsa dei Due Mari scatta alle 12,20 da piazza XX Settembre per i 142 chilometri verso San Benedetto. Il percorso tocca corso Umberto, via Duca degli Abruzzi, lungomare sud, via Martiri di Belfiore. Il sindaco Ciarapica: «Orgogliosi per questa opportunità»
Civitanova è pronta ad accogliere domenica la partenza della corsa ciclistica Tirreno-Adriatico, settima tappa da 142 km con partenza da piazza XX Settembre alle 12,20.
Il gruppo si sposterà su corso Umberto I (transito controsenso), via Duca degli Abruzzi, via Leonardo da Vinci, via Santorre di Santarosa, lungomare Piermanni (corsia Est), largo Italia, via Montenero, via Aldo Moro e via Martiri di Belfiore sulla statale 16.
La Corsa dei due Mari compie quest’anno 61 anni e l’edizione si presenta in tutta la sua spettacolarità, con protagoniste le strade cittadine verso lo sprint di San Benedetto per incoronare il ciclista che meglio avrà saputo dominare questa classica corsa a tappe, che anticipa e prepara al Giro d’Italia.

Presenti questa mattina in sala giunta per la presentazione ufficiale, il sindaco Fabrizio Ciarapica, il vice sindaco e assessore allo Sport Claudio Morresi, la dirigente comunale Paola Recchi, Giovanni Torresi in rappresentanza del Coni Marche e Massimo Romanelli, presidente del comitato regionale Federciclismo Marche.
«Siamo orgogliosi di aver avuto questa bella opportunità di ospitare la partenza – ha detto il sindaco Fabrizio Ciarapica -. Per una città come la nostra votata al turismo, un evento come la Tirreno-Adriatico rappresenta sicuramente una grande occasione e una vetrina eccezionale in termini di pubblicità e promozione d’immagine a livello internazionale. Attendiamo una grandissima partecipazione di pubblico per coronare un’altra bellissima festa come è accaduto domenica scorsa per la StraCivitanova».
L’ultima volta che il grande ciclismo ha fatto tappa a Civitanova è stato nel 2017 con l’arrivo della sesta tappa della Tirreno-Adriatico. «Finalmente la città potrà riabbracciare il grande ciclismo – ha dichiarato il vicesindaco Claudio Morresi e siamo molto felici di riprendere questa sana tradizione sportiva che ha richiesto un grande lavoro da parte degli uffici e di collaborazione con Rcs. Voglio ringraziare tutti per la collaborazione, abbiamo coinvolto le scuole e i commercianti e tutti insieme abbiamo raccolto questa sfida che ci auguriamo porti grandi presenze domenica e un grande ritorno d’immagine per il futuro».
Giovanni Torresi ha sottolineato come Civitanova sia conosciuta anche per le tante manifestazioni di sport. «Attraverso lo sport – ha detto Torresi – si fanno conoscere i territori e Civitanova lo sa bene. Le grandi manifestazioni sono un veicolo incredibile per raggiungere un ampio pubblico, ma l’amministrazione qui è vicina anche alle piccole realtà dove crescono i giovani. Un plauso quindi al sindaco Ciarapica e al vice Morresi per l’impegno su questo fronte». Massimo Romanelli, presidente del comitato regionale Federciclismo Marche ha sottolineato come Civitanova abbia un peso che poche città hanno, essendo la seconda città per numero di arrivi e partenze della Corsa dei due Mari, e non solo. Civitanova c’è sui grandi eventi, ma non dimentica le società più piccole, realtà minori che però sono il vero motore dello sport, come testimonia il trofeo dell’Industria che si è svolto 7 giorni fa che ha avuto un grande richiamo di atleti e pubblico».
Pellizzari si tinge d’azzurro: rimonta magica a Martinsicuro, ora comanda la Tirreno Adriatico
Una vetrina eccezionale? Mah!
Quando un luogo ha criticità pesanti tra cui costi alti e cattiva amministrazione, la pubblicità viene usata solo per manipolare i soliti “Turisti” mordi e fuggi.
Comunicato Stampa
ANNUNCIAZIONE, ANNUNCIAZIONE
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Ancora una volta, ai servi della gleba vengono comunicate dall’araldo, esattamente come nel Medioevo, le decisioni dei vassalli, dei valvassori e dei valvassini. Non sia mai che a questi servi della gleba, teoricamente cittadini, fosse consentito di partecipare alla formazione di queste decisioni…
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Più precisamente, la Provincia di Macerata delibera, a marzo dell’anno di grazia 2026, la costituzione di un non meglio precisato “gruppo di lavoro” per individuare i responsabili del Basso Bacino del Chienti, uno strumento che fa il paio con il “tavolo di lavoro” deciso dalla Regione Marche e dai cinque Comuni coinvolti nel non trovare riscontri nell’ordinamento.
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Cerchiamo di chiarire, per quanto possibile, la cronologia degli ingarbugliatissimi avvenimenti di questa triste ed assurda vicenda, figlia degli insaziabili appetiti di alcuni mai individuati imprenditori e della codardia e della connivenza di un’intera classe dirigente:
1. con le sentenze penali di patteggiamento emesse dal tribunale di Macerata – sezione distaccata di Civitanova Marche nel 2002 e nel 2003, gli imputati avevano ammesso la propria responsabilità e patteggiato la pena e, grazie a tali sentenze, la provincia di Macerata ed i Comuni di Morrovalle, Montecosaro e Civitanova Marche avevano citato davanti al tribunale civile di Macerata sia gli imputati sia le rispettive aziende, al fine di ottenere il risarcimento del danno ambientale.
2. il Tribunale di Macerata, in sede civile, aveva condannato, nel 2009, tutte e nove le aziende a risarcire danni ingenti a favore di vari enti pubblici territoriali (Regione Marche, Province di Macerata e Fermo, e cinque Comuni della zona).
3. sei su nove aziende avevano presentato appello e la Corte d’Appello Civile di Ancona, nel 2016, aveva ribaltato la decisione di primo grado, accogliendo i motivi di appello delle imprese.
4. la Conferenza dei Servizi decisoria, operante secondo i dettami del Codice dell’Ambiente (Decreto Legislativo 152/2006), con verbali del 2008, del 2010 e del 2011, aveva già individuato i responsabili, chiedendo loro di presentare immediatamente un progetto di bonifica e di mettere in atto misure di MISE – Messa In Sicurezza di Emergenza.
5. tali individuati responsabili avevano presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale – TAR delle Marche contro questa decisione della Conferenza dei Servizi decisoria ed il TAR, con varie sentenze a partire dal 2017, aveva dato torto a tutti i ricorrenti, confermando, quindi, la decisione della Conferenza dei Servizi, l’applicazione del principio “chi inquina paga” e l’obbligo di bonifica in capo ai responsabili.
6. gli individuati responsabili avevano fatto tutti appello al Consiglio di Stato ed il Consiglio di Stato, dopo quasi un decennio, a partire dal 2023, a qualcuna ha dato torto ed a qualcuna ragione.
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Come scritto nella Relazione della “Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati” nel 2016:
A seguito delle sentenze di patteggiamento emesse dal tribunale di Macerata – sezione distaccata di Civitanova Marche, la provincia di Macerata ed i Comuni di Morrovalle, Montecosaro e Civitanova Marche hanno citato davanti al tribunale civile di Macerata sia gli imputati sia le rispettive aziende, al fine di ottenere il risarcimento del danno ambientale.
Con la sentenza n. 699/09 del 15 giugno 2009, depositata il 17 giugno 2009, il tribunale di Macerata, preso atto delle situazioni di accordo e transazione venutesi a creare, tra l’altro, condannò i convenuti, in solido tra loro, al pagamento in favore della provincia di Macerata e dei comuni di Civitanova Marche e Montecosaro della somma complessiva di euro 2 milioni, oltre al pagamento delle spese legali.
Detta sentenza venne appellata da sei delle nove ditte citate in giudizio in primo grado e, a seguito di istanza presentata da alcune parti, la Corte di appello civile di Ancona, con l’ordinanza del 17 dicembre 2009, sospese l’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado, imponendo agli appellanti una cauzione dell’importo di euro un milione. Il giudizio pendente davanti alla Corte [di appello civile di Ancona venne deciso con sentenza di accoglimento n. 1632/2016].
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Spieghiamo anche che l’ondivago orientamento dei giudici è circostanza, purtroppo, conosciuta e che, in linea di principio, come noto, il processo penale si fonda sul principio dello “oltre ogni ragionevole dubbio”, mentre il processo civile su quello del “più probabile che non”. Ne consegue che nel giudizio civile di responsabilità la prova è più attenuata rispetto al penale.
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Aggiungiamo alla spiegazione che due leggi regionali delle Marche (sempre citate nella relazione della “Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati” nel 2016) hanno statuito che, in assenza di inquinatori, la responsabilità della bonifica ricade sulla pubblica amministrazione:
Certo è che, non essendo stati individuati i responsabili dell’inquinamento, ai sensi dell’articolo 250 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, gli interventi di bonifica del sito contaminato debbono essere realizzati d’ufficio dai comuni territorialmente competenti e, ove questi non provvedano, dalla regione.
La regione Marche, mediante l’articolo 24 della Legge regionale 29 novembre 2013, n. 44 (Assestamento di bilancio), ha stabilito:
«1. Ai sensi dell’articolo 14 della legge regionale 2 agosto 2006, n. 13 (Assestamento del bilancio 2006), la bonifica delle aree individuate all’interno dell’ex sito di interesse nazionale denominato “Basso Bacino del fiume Chienti” spetta ai Comuni nel cui territorio ricadono le rispettive aree.
2. La bonifica unitaria della falda acquifera ricompresa nel sito di cui al comma 1 spetta agli enti territoriali interessati, già firmatari dell’accordo di programma stipulato con il Ministero competente in data 2 luglio 2008 e non più operante, sulla base di quanto dagli stessi stabilito, mediante la conclusione di un nuovo accordo di programma che deve tenere conto delle relative disponibilità finanziarie e dell’eventuale riperimetrazione dell’area, da indagare sulla base dei risultati delle analisi delle acque di falda ottenuti nel tempo dai monitoraggi eseguiti dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale delle Marche (ARPAM)».
Con detta disposizione la regione Marche ha voluto rafforzare la necessità della bonifica dell’intera area da parte degli enti territoriali, già firmatari di un accordo di programma non più operativo, mediante la conclusione di un nuovo accordo di programma.
In conclusione, in mancanza di detto nuovo accordo, poiché non sono stati individuati i responsabili dell’inquinamento, gli interventi di bonifica del sito di interesse regionale (SIR) «Basso Bacino del Fiume Chienti» debbono essere realizzati d’ufficio dai comuni e, ove questi non provvedano, dalla regione Marche, ai sensi dell’articolo 250 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
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Ripetiamo per i duri di comprendonio:
1. la bonifica è possibile solamente in maniera unitaria nell’intera area! La bonifica a pezzi di una falda acquifera che sta sotto un intero territorio è un concetto assurdo come, parimenti, lo è l’installazione perenne di opere di Messa In Sicurezza di Emergenza – MISE che, per loro natura, sono temporanee;
2. occorre indire una nuova Conferenza dei Servizi Decisoria fra le amministrazioni coinvolte (Regione Marche, Province di Macerata e Fermo, Comuni di Civitanova Marche, Morrovalle, Montecosaro, Porto Sant’Elpidio e Sant’Elpidio a Mare) per arrivare ad un nuovo accordo di programma;
3. mancanza di accordo di programma? Gli interventi di bonifica del sito di interesse regionale (SIR) «Basso Bacino del Fiume Chienti» debbono essere realizzati d’ufficio dai Comuni e, ove questi non provvedano, dalla regione Marche, ai sensi dell’articolo 250 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
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La Provincia di Macerata, con questo “gruppo di lavoro”, esattamente come la Regione Marche ed i cinque Comuni coinvolti con il “tavolo di lavoro”, vuole riportare indietro gli orologi, ricominciando a cercare responsabili già individuati e, poi, in parte sfuggiti alle proprie responsabilità, invece di cominciare le procedure di bonifica secondo l’articolo 242 del Codice dell’Ambiente. Per di più, a meno che l’inquinamento non sia ancora in corso, è quasi certo che, nel frattempo, sia intercorsa la prescrizione di tutti i reati.
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Pertanto, la cosa che ci pare più logica è cominciare questa bonifica che, peraltro, secondo vassalli, valvassori e valvassini è tecnicamente fattibile e per la quale ci sono i soldi pubblici e, contemporaneamente, vedere se la magistratura troverà questi inquinatori. Noi abbiamo chiesto, invece, di trovare i responsabili della mancata bonifica, avendo perso ogni speranza che i responsabili possano pagare (questione che merita un altro comunicato).
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Rimane la sgradevole sensazione che la Pubblica Amministrazione stia agendo più per volersi sottrarre all’imputazione di omessa bonifica (ex art. 452 terdecies del codice penale) che per evitare che muoiano altri bambini, ragazzi, donne ed uomini.
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Paolo Maria Squadroni, Giuliana Venturini, Domenico Bevilacqua
Comitato Bonifica Basso Bacino del Chienti