«Si scrive 15 ma si legge 30%:
i dazi Usa ennesimo ostacolo
che molti non riusciranno a superare»
ECONOMIA - L'export maceratese in America vale oltre 152 milioni, trainato dalla calzatura (46 milioni): l'allarme della dirigente Cna e imprenditrice Giuliana Bernardoni sull'effetto combinato dato dalle misure di Trump e dall'apprezzamento dell'euro sul dollaro: «Se i costi esplodono e i margini si riducono, non solo perderemo clienti, ma rischia di saltare tutto»

Giuliana Bernardoni, dirigente Cna e titolare della pelletteria Ni.Va. di Tolentino
«Si scrive 15 ma si legge 30% – come ha detto il presidente nazionale Dario Costantini – ed è una tassa ingiusta e sproporzionata che penalizza il Made in Italy ma avrà riflessi negativi anche sull’economia americana. Sono necessari sostegni e compensazioni e ci attendiamo a breve la riattivazione del tavolo sull’export a Palazzo Chigi per un confronto su strumenti e criteri per mettere a disposizione del sistema delle imprese i 25 miliardi assicurati dal governo». Cna Macerata condivide e ribadisce le preoccupazioni espresse dalla Cna nazionale in merito all’introduzione di dazi al 15% negli scambi con gli Stati Uniti, frutto dell’accordo raggiunto tra Washington e Bruxelles.
Una misura che, sommata al recente apprezzamento dell’euro sul dollaro (quasi +15%), rischia di compromettere seriamente la competitività internazionale delle nostre imprese, soprattutto le piccole e medie che rappresentano il 98% del comparto produttivo. Il territorio di Macerata risulta pienamente esposto all’impatto dei dazi, come mostrano i dati del report del Centro studi Cna Marche su base Istat: nel 2024 l’export verso gli Stati Uniti ha raggiunto un valore complessivo di 152,7 milioni di euro, trainato da comparti chiave come le calzature (45,8 milioni), i mobili (5,7 milioni) e la pelletteria (3,6 milioni). «Parliamo di settori che operano già in condizioni difficili – spiega Giuliana Bernardoni, dirigente Cna Macerata e titolare della pelletteria Ni.Va. di Tolentino – tra costi in aumento, logistica internazionale complicata e una concorrenza globale sempre più agguerrita. L’introduzione di dazi al 15% rischia di diventare l’ennesimo ostacolo che molte realtà locali non riusciranno a superare senza un intervento immediato. Queste aziende, molte delle quali a carattere familiare e artigianale, non hanno la forza finanziaria per reggere un’imposizione del genere senza aiuti tempestivi».
Saranno penalizzati anche comparti che avevano appena iniziato a rafforzare la propria presenza sul mercato statunitense: cosmetici, macchinari, abbigliamento e componenti elettronici, che nel 2024 avevano mostrato trend assai positivi. «Dal nostro distretto verso mercati come quello di New York – prosegue Bernardoni – portiamo ogni anno collezioni frutto del saper fare marchigiano. Se i costi esplodono e i margini si riducono, non solo perderemo clienti, ma rischiamo di dover rivedere l’intera strategia internazionale. Serve una risposta concreta e immediata da parte dello Stato».
Cna chiede la convocazione immediata del tavolo sull’export a Palazzo Chigi e criteri rapidi e trasparenti per l’erogazione delle risorse promesse. Moda, meccanica e agroalimentare sono colonne portanti del nostro sistema produttivo: vanno sostenute ora, prima che le difficoltà diventino irreversibili. Nel frattempo, Cna nazionale ha presentato le proprie proposte al Ministro degli esteri Tajani, tra cui la creazione di un “Domestic advisory group” per monitorare gli effetti dell’accordo, il rilancio della “Mission for growth” per la diversificazione dei mercati e il potenziamento delle risorse a Ice Agenzia. È stato inoltre annunciato l’avvio di una task force permanente sui dazi alla Farnesina. Il dazio del 15% sarà applicato in forma flat, e non sono previste esclusioni per categorie merceologiche, confermando così l’impatto generalizzato sul Made in Italy.
Questi sono i nostri alleati andiamo bene o no? Bisognerebbe secondo me riaprire e dare vigore alla via della seta e quando sarà possibile ritornare sul mercato russo lì almeno i dazi non ci sono.
Per fortuna forse non avrà problema il salto del tetto dei 240000 euro da portare a 300 ed oltre pari al presidente della corte costituzionale , naturalmente rinfrancato visto che fa riferimento al 2014. Decisione della Consulta che comunque ci tiene a far sapere che la decisione vale comunque per tutti i dipendenti pubblici sottoposti al tetto, non solo per le toghe. Naturalmente il tutto deve essere stato scatenato dal famoso aumento dei tre euro per le pensioni minime che aveva disequilibrato qualche bilancia di pagamento.
https://www.ilsole24ore.com/art/la-consulta-illegittimo-tetto-255mila-euro-annui-gli-stipendi-pubblici-AHyl94vB
https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2025/07/28/illegittimo-il-tetto-di-240mila-euro-negli-stipendi-della-p
La Stampa
https://www.lastampa.it
Pichetto Fratin: “Era meglio Kamala Harris, avremmo avuto meno problemi”
Quando si distruggevano il mercato interno italiano, il potere d’acquisto di salari e stipendi, oltre all’industria ed alla manifattura italiane, dov’erano questi signori?
L’unione nazi-sovietica è un’organizzazione internazionale incompatibile con la vita e bisogna uscirne immediatamente.
se allo zio Sam serve una mano, dobbiamo dargliela. Nella storia gli americanozzi hanno fatto tanto per noi, per non parlare dei tantissimi soldati morti. Non lamentiamoci sempre.
Come dice l’articolo..si dice 15% ma con annessi e connessi si legge 30%…però Gioggia e Salvini dicono sorridenti in tutte le loro TV che è stato un buon accordo–e sapete perchè lo dicono ?..Semplicemente perchè chi controlla i media ..controlla le menti..
Altrimenti non si capisce perchè anche qui alcuni commenti seguitano a dirsi soddisfatti dell’accordo raggiunto..
Siamo o non siamo i migliori kamikaze dell’impero?
Ma siamo sicuri che sti dazi siano una tragedia? Se chi fa le scarpe e esporta a gogo con prezzi da capogiro anche in Italia aumenta il prezzo, ma se esporta di meno e guadagna di meno o riduce la produzione o abbassa i prezzi per vendere di più sul mercato Italiano, vedasi cosa succede con il parmigiano, con i vini e chi più ne ha più ne metta. Chi vivrà vedrà.
Nell’esatto momento in cui servirebbe un’Europa forte, montano a dismisura i nazionalismi con tutto il loro fetido aggregato: il risultato è che l’attuale politica europea va ai negoziati con gli USA balbettando… Così ci ritroviamo sedicenti “patrioti” pronti a fare (tutti) gli interessi del nostro attuale peggior nemico, solo perché è loro amico. In alternativa, c’è chi propone come panacea di gettarsi tra le braccia dell’ex-capo del sovietico KGB… manco la DC e il PCI degli anni ’50 del secolo scorso sarebbero riusciti ad arrivare a tanto!!
Forse sarebbe ora di guardare a tutti quei mercati “che non ci stanno”: esiste un cosiddetto “sud del mondo” che ha ormai alzato la testa e che si sta opponendo a questa deriva, lo ha capito persino la Svizzera che, nonostante sia riuscita a negoziare dazi bassi dagli USA, si è precipitata a stringere accordi con MERCOSUR, Canada e Oceania (tenendosi buona la Cina, ma con circospezione).
Quando, però, l’ideologia ottunde le menti, c’è poco da fare: si marcia imperterriti verso l’abisso, come insegna il celebre pifferaio della fiaba. E purtroppo vale ormai per quasi tutti i Paesi della povera, ricca Europa.