Carica dei prof a Macerata:
c’è “Cantieri per la formazione”
MACERATA - Da domani a venerdì 150 insegnanti da tutta Italia rifletteranno sul futuro dell'istruzione e della formazione alla scuola De Amicis ispirato al tema "Scuola, comunità, mondo. Tessere andate e ritorni"

La presentazione della manifestazione
Sono già al lavoro nei corridoi e nelle aule della scuola “De Amicis” di Macerata i primi insegnanti arrivati da ogni parte d’Italia per partecipare ai “Cantieri per la formazione” del movimento di cooperazione educativa.
Da domani a venerdì saranno oltre 150 i docenti coinvolti in un’esperienza intensa di confronto, laboratori e ricerca pedagogica sul tema “Scuola, comunità, mondo. Tessere andate e ritorni”, che per la prima volta si svolge nelle Marche.
Un ritorno simbolico alle origini, perché proprio nelle Marche, a Fano, nel 1951, nacque il Mce su impulso di Giuseppe Tamagnini, figura centrale dell’educazione democratica italiana. L’iniziativa, patrocinata dal comune e dall’università di Macerata, è stata presentata ufficialmente oggi nella sala Castiglioni della biblioteca Mozzi Borgetti, e si svolge tra la Domus San Giuliano e l’istituto comprensivo “Fermi”.

«Siamo felici di inaugurare una nuova avventura educativa qui a Macerata – ha detto l’assessore all’istruzione Katiuscia Cassetta -. Si tratta di un evento che rappresenta un’opportunità per il nostro territorio e che abbraccia un approccio innovativo e sperimentale nel campo dell’educazione. I “Cantieri della formazione”, infatti, sono pensati come spazi inclusivi dove ognuno ha la possibilità di contribuire attivamente alla costruzione di ambienti educativi accoglienti e dove potrà portare la propria voce e le proprie esperienze verso la creazione di **contenuti didattici rispondenti alle esigenze e ai bisogni dei nostri giovani».
«I cantieri sono un tempo e uno spazio di ricerca prezioso – ha detto Domenico Canciani, segretario nazionale del Mce -. Ogni anno l’equipe individua luogo e tematica dell’evento. La proposta di formazione si inserisce in un contesto preciso, là dove un gruppo territoriale (in questo caso quello di Macerata e delle Marche) esplicita un bisogno o un desiderio e offre supporto organizzativo. Precedenti esperienze si sono svolte a Cagliari, Pisa, Genova, Chieti, Foligno, Milano, Bologna»

«Pino Tamagnini era originario di Apiro, Comune in cui divenne poi anche sindaco, e qui diede vita assieme alla maestra Giovanna Legatti all’esperienza didattica della scuola di Coldigioco – ha spiegato Emanuela Tarascio, dirigente scolastica, membro della segreteria nazionale Mce e responsabile del gruppo territoriale di Macerata – per questo motivo, in collaborazione con i gruppi di Ancona e Pesaro, abbiamo accolto di buon grado l’idea di ospitare i Cantieri 2025: sarà l’occasione migliore per far conoscere ai partecipanti questo luogo di ricerca, culla del Movimento».
A spiegare il tema dell’edizione, invece, è stata la responsabile dell’Equipe, Maria Antonietta Ciarciaglini: «Scuola, comunità, mondo sono tre parole che, come fili colorati, si intrecciano in un tessuto vivo, in continua evoluzione. La scuola non è un’isola. E’ un punto di incontro tra ciò che accade dentro le sue mura e ciò che si trova fuori: le famiglie, i quartieri, le città, le sfide globali del nostro tempo. In questo intreccio, ogni insegnante è un tessitore: collega esperienze, visioni, persone, tiene insieme la quotidianità del gesto educativo con la complessità del mondo che cambia. ‘Tessere andate e ritorni‘ è allora un invito al movimento: un andare verso l’altro, verso nuovi saperi, verso orizzonti che ci interrogano. E poi un ritorno: con uno sguardo trasformato, più ricco, più consapevole. Ogni progetto didattico, ogni dialogo autentico, ogni viaggio è un filo che aggiunge significato alla trama dell’educazione».
I Cantieri, fatta eccezione per le “plenarie” iniziale e finale (che saranno ospitate dalla Domus San Giuliano), si svolgono all’interno della scuola primaria e dell’infanzia “De Amicis”, che fa capo al comprensivo “Fermi” di Macerata. «E’ questo un luogo storico della città – ha sottolineato Laura Lautizi, docente dell’istituto -, la sua fondazione risale al 1911 per volontà di Domenico Spadoni che voleva accogliere e offrire un’educazione ai bambini più poveri di Macerata. Nacque dunque come presidio di inclusione sociale: un luogo dove tutti, indipendentemente dalle proprie condizioni economiche, potessero avere accesso all’istruzione. Oggi la scuola continua a incarnare questo spirito di accoglienza, ma con una nuova e significativa sfumatura: le maestre che ci lavorano e i bambini e le bambine che la frequentano, la identificano come la “scuola degli Amici”, riflettendo la sua identità profondamente multietnica. Con ben 20 nazionalità diverse che si incontrano tra i suoi banchi, la De Amicis è un vero e proprio crogiolo di culture, un esempio vivido di come la diversità possa arricchire l’apprendimento e tramite il dialogo maieutico, costruire la pace nella dialettica della condivisione».