Musicultura 10 e lode:
lo Sferisterio intona “Margherita”
mentre Capossela scuote le coscienze
MACERATA - Serata quasi perfetta grazie alla fresca conduzione della coppia Di Domenico-Biggio. Standing ovation per Riccardo Cocciante, acclamati gli ospiti autori di profonde riflessioni sulla musica e sull'attualità. Premi per Elena Mil, Moonari e Ibisco

Riccardo Cocciante emoziona lo Sferisterio con “Margherita”
di Marco Ribechi (foto di Massimo Zanconi)
Lo Sferisterio acclama Riccardo Cocciante, tutti in piedi ad applaudire, messaggi di pace da Capossela: «Non tappiamoci le orecchie solo per andare avanti». Promossa a pieni voti la prima delle due serate finali del Festival della musica popolare e d’autore giunto alla sua 36esima edizione. Arena sold out per un appuntamento che, ogni anno, porta Macerata e il suo splendido Sferisterio nei cinque continenti grazie a una copertura Rai costante per svariati mesi, considerando anche il periodo delle audizioni invernali con migliaia di cantanti che hanno imparato ad apprezzarne la serietà e la professionalità.

Il sindaco di Macerata, Sandro Parcaroli, con il conduttore Fabrizio Biggio
Appare quindi quantomeno singolare apprendere, a pochi minuti dall’inizio del gran finale, che, parole dell’assessore ai grandi eventi Riccardo Sacchi: «La convenzione sarà rinnovata per un solo anno invece che per i consueti tre anni e con un taglio di finanziamenti del 10%». Ancora più bizzarra però è la motivazione di non mettere in difficoltà la prossima amministrazione (leggi l’articolo) che invece dovrebbe sentirsi onorata di mantenere l’appuntamento nel suo monumento più importante. Forse proprio di questo hanno parlato lo stesso Sacchi e il direttore artistico Ezio Nannipieri durante il prolungato colloquio avuto all’asilo Ricci nel dopofestival durante la cena degli artisti.

Sferisterio sold out
Tornando allo spettacolo un primo grande encomio va alla coppia di conduttori Carolina Di Domenico e Fabrizio Biggio, quest’ultimo alla sua prima partecipazione si è rivelato una scelta azzeccatissima. La coppia è stata capace di traghettare la serata con simpatia e leggerezza, coinvolgendo il pubblico e donando grande freschezza al tutto. Biggio ha messo quella nota comica mai eccessiva in grado di strappare sincere risate mentre la Di Domenico ha brillato per la sua grande professionalità in una notte dove ogni ingranaggio è stato oliato alla perfezione.

Carolina Di Domenico e Fabrizio Biggio premiano Ibisco con il premio Grotte di Frasassi
Nella prima metà hanno fatto da padrone le esibizioni degli otto finalisti, una gara molto incerta in cui tentare di indovinare la classifica finale è ancora come un giro di roulette. Nessuno infatti sembra essere attualmente favorito sugli altri. Intanto però tre premi sono già stati assegnati: quello Pmi come miglior progetto discografico, andato a Moonari con il brano Funamboli, forse il più radiofonico degli otto, quello del miglior testo consegnato dalle due Università di Camerino e Macerata ad una visibilmente commossa Elena Mil con La ballata dell’inferno, coraggiosissima a calcare il palco dello Sferisterio accompagnata solo dalla sua voce e da un ukulele che, nella vastità dello spazio, appariva davvero minuscolo. E infine il nuovissimo premio Grotte di Frasassi andato a Ibisco per il pezzo Languore che lo porterà ad esibirsi nella formazione carsica simbolo della nostra Regione nel mondo.

Francesco Tricarico
Ad intervallare le nuove proposte del 2025 la performance di Francesco Tricarico, più poetica che canora a dover di cronaca, che ha regalato il suo brano simbolo Io sono Francesco seguito da Mi manchi negli occhi. L’artista nel pomeriggio della Controra era stato anche protagonista in piazza Mazzini di un interessante confronto con la leggenda vivente Franco Godi, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra.

Dopo la pausa però il momento più atteso. Sul palco un pianoforte racconta già chi sarà il prossimo ospite, Carolina Di Domenico e Fabrizio Biggio da un palchetto fanno il lancio televisivo per Rai due e annunciano «Riccardo Cocciante!». L’artista entra si siede e inizia a suonare con maestria le note di Se stiamo insieme, brano vincitore di Sanremo nel 1991. Immediatamente dopo il pezzo Poesia «Questo è il primo brano che ho scritto – spiega Cocciante – non sapevo ancora suonare, conoscevo solo quattro accordi ma sono stati sufficienti per farlo nascere». Pubblicato nel 1973, a fare bene i conti, ci si accorge che ormai sono oltre 50 anni che Cocciante accompagna le emozioni degli italiani con i suoi brani senza tempo. «Credo che la mia forza più grande sia stata quella di non cercare mai di andare di moda, forse per questo sono rimasto così a lungo. Dopo tanti anni però ho ancora paura del palcoscenico, le sensazioni che accompagnano ogni mia esibizione sono davvero forti poiché amo l’arte e gli artisti in generale. Ai giovani ragazzi voglio dire osate, osate, osate, la musica deve andare avanti, siate voi stessi e non cercate di imitare nessuno». Prima di congedarsi, l’immancabile Margherita, forse la canzone più celebre e amata dell’artista: «Ho sempre cercato di migliorare, di mettermi in discussione. Dopo che avevo pubblicato Bella senz’anima mi chiedevo “ed ora, cosa farò?”. E invece è nata Margherita, ora ve la suono». Pubblico in visibilio, tutti in piedi anche per un toccante momento corale collettivo a cappella. Doveroso il riconoscimento alla carriera offerto dai due rettori di Unimc e Unicam.

Vinicio Capossela
All’appello per la conclusione della serata manca solo Vinicio Capossela, la ciliegina sulla torta di una notte che, nonostante la sua lunga durata, è trascorsa rapida e piacevole. «Come faccio a suonare dopo Margherita di Cocciante? – scherza il cantautore – Ci proviamo lo stesso». I brani proposti sono quattro: Bardamù, Il povero Cristo, Staffette in bicicletta (dedicata alle donne della Resistenza), e Il tempo dei regali. Sua l’unica considerazione della serata sulle tragedie della guerra citando il brano Le sirene (a dire il vero anche Silvia Lovicario aveva fatto un rapido passaggio sull’angoscia dell’attuale situazione mondiale). «Le sirene oggi non sono più quelle della mitologia di Ulisse – dice Capossela – piuttosto sono quelle delle emergenze umanitarie, delle ambulanze, dei bombardamenti a cui siamo costretti ad assistere. I compagni di Ulisse per consentire al loro eroe di ascoltare il canto delle Sirene si sono tappati le orecchie, non facciamo lo stesso solo per andare avanti». Messaggio di pace dovuto all’interno di un festival del cantautorato dove, accanto all’intrattenimento e allo spettacolo, non si può non ricordare le tragedie che avvengono contemporaneamente in altri lati del mondo e che, pur sembrando lontane e distanti, sono più vicine alla nostra quotidianità di quanto si pensi.

Gli otto vincitori di Musicultura

Ibisco

Elena Mil

Siparietto comico tra il sindaco Parcaroli e Fabrizio Biggio

Biggio con Alberto Borroni di Banca Macerata

Alessandra Nazzaro

Me July

Abat-jour

Silvia Lovicario

Elena Mil riceve il premio per il miglior testo

Cocciante premiato dalle Università di Macerata e di Camerino








Musicultura, rinnovo con sforbiciata: possibile fuga verso altri lidi?
Musicultura un evento stratosferico !!!!
Ottimo articolo scritto da Marco Ribechi, che condivido appieno. Amo Musicultura con tutto il mio cuore e non ho mai perso una serata da quando approdò a Macerata, ma ci andavo spesso anche prima, a Recanati. Quest’anno però devo fare un grosso appunto agli organizzatori che spero non me ne vogliano. Usare come sigla iniziale “Good vibration” alla menoria di Brian Wilson (dei Beach Boys), dimenticandosi completamente della recentissima scomparsa di Paolo Benvegnù, uno dei più importanti rappresentanti italiani della canzone d’autore (oltre ad essere una persona genuina, umile, profonda e simpaticissima), la trovo una mancanza ingiustificabile! Vorrei ricordare che questo festival è dedicato alla canzone d’autore italiana e mentre Paolo ne è stato uno dei più credibili alfieri (Premio Tenco come miglior album nell’ultima edizione), il leader dei Beach Boys (pace alla sua anima), pur importantissima figura della musica di sessanta e più anni fa, non ha mai avuto niente a che spartire con la nostra canzone d’autore. Che ci sia una forte avversione nei confronti di Benvegnù da parte degli storici organizzatori di Musicultura? Dopo essersi esibito almeno trent’anni fa al bocciodromo di Recanati, credo di averlo rivisto sul palco dello Sferisterio una sola volta, per una fugacissima apparizione di tre minuti circa, nonostante nel frattempo abbia sfornato degli autentici capolavori ai più alti livelli della musica d’autore italiana. Non celebrarlo oggi in questa manifestazione mi sembra davvero un’afona bestemmia.
Splendida serata di Musicultura…ci ritorneremo sul discorso..
In merito alla sconcertante notizia del mancato rinnovo per tre anni della convenzione, e dell’assurda motivazione, consiglio al Sindaco ed all’Assessore di rileggere le loro dichiarazioni pubblicate sulla pagina ufficiale del Comune il 14 novembre che sono condivisibili ed attuali vieppiù oggi: 2022https://www.comune.macerata.it/novita/musicultura-consolidata-la-collaborazione-con-laccordo-triennale/ Un pò di coerenza e serietà non ha mai fatto male.