Referendum, perché sì?
«Occasione unica per i lavoratori»
CGIL - Il segretario provinciale Daniele Principi commenta i cinque quesiti al voto domenica e lunedì, quattro dei quali presentati dal sindacato. «Trovo molto grave che la presidente del Consiglio, il presidente del Senato e il governatore delle Marche invitino i cittadini all'astensione»

La campagna per il sì sul territorio
di Leonardo Giorgi
«Finalmente avremo l’occasione di recuperare diritti e tutele contro licenziamenti illegittimi e aumentare la sicurezza dei lavoratori. È l’occasione unica e irripetibile di far ascoltare la propria voce». Daniele Principi, segretario provinciale di Cgil Macerata, sintetizza così le ragioni del sì ai referendum in programma domenica 8 (dalle 7 alle 23) e lunedì 9 (dalle 7 alle 15).
Cinque domande, quattro delle quali legate ai temi sul lavoro e proposte dalla Cgil nazionale. Gli elettori riceveranno cinque schede, ciascuna di un colore diverso, corrispondente ai temi dei quesiti referendari. La scheda verde riguarda l’abrogazione del Jobs Act, mentre la scheda arancione si riferisce alle norme sui licenziamenti nelle imprese con meno di 15 dipendenti. Il terzo quesito, sui contratti a termine, sarà sulla scheda grigia. Il quarto, che riguarda la responsabilità solidale negli appalti, sarà contrassegnato dalla scheda rosa. Infine, la scheda gialla conterrà il quesito sulla legge per il riconoscimento della cittadinanza. Perché i risultati del referendum siano considerati validi, sarà necessario che almeno il 50% più uno degli aventi diritto si rechi alle urne, ovvero venga raggiunto il quorum di partecipazione.

Scheda per scheda, il segretario Principi spiega le motivazioni che hanno portato al referendum e perché, secondo la Cgil, è importante votare sì.
«Il primo quesito – spiega – serve a porre fine a mettere fine a una discriminazione inaccettabile, che riguarda le aziende sopra le 15 persone. Per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015 (entrata in vigore del Jobs act) e licenziati in mancanza di una giusta causa, il giudice poteva stabilire il reintegro in un posto di lavoro. Se invece sei stato assunto dopo il 7 marzo 2015 e vieni licenziato senza giusta causa, il giudice condanna semplicemente l’azienda a un risarcimento. Un pagamento di quattro spicci, insomma. Se vince il sì, si ritorna alla copertura dell’articolo 18. Si introduce perciò una deterrenza e le aziende prima di licenziare ci pensano».
Continua Principi: «Il secondo quesito riguarda i licenziamenti illegittimi nelle aziende sotto ai 15 dipendenti. Oggi la legge che regola questa tutela è una legge vecchissima del 1966, che poteva avere senso nel tessuto sociale-produttivo del tempo. Oggi, ci sono aziende con pochissimi dipendenti e che, tuttavia, fanno fatturati milionari, come nel settore del digitale. Se vincono i sì viene abolito il tetto massimo al risarcimento e sarà il giudice a stabilirlo con tre parametri: stato dell’azienda, gravità della condotta verso il lavoratore, condizione del lavoratore».

Daniele Principi
«Il terzo è il referendum contro la precarietà. Se vincerà il sì, tornerà l’obbligo di reinserire la causale per ricorrere al tempo determinato. Oggi non è necessario, ma se vince il sì, quando un datore di lavoro propone un contratto determinato – invece dell’indeterminato – dovrà giustificarlo. Ci saranno casistiche che verranno codificate per ridurre il numero di tempi determinati attivati. Nelle Marche, al momento solo un nuovo contratto su 10 è a tempo indeterminato».
«Il quarto riguarda la salute e sicurezza sul posto di lavoro per le aziende in appalto. È un quesito fondamentale per rispondere a una piaga sociale come quella degli infortuni e delle morti sul lavoro. Sono eventi che molto spesso accadono negli appalti. Se passa il referendum, dal 10 giugno l’azienda che dà in appalto una lavorazione, diventa responsabile delle violazioni in materia di salute e sicurezza. L’azienda committente è quindi incentivata a dare appalti alle aziende serie».

Infine, la riflessione di Principi sul referendum “extra”, il numero cinque. «Il quinto quesito non è stato proposto dal Cgil, ma diamo comunque indicazione di votare sì. La legge prevede che quando più quesiti vengono presentati lo stesso anno devono essere portati alle urne insieme, ma ogni quesito ha il suo quorum specifico. Per la domanda in sé – poter chiedere di essere cittadini italiani dopo cinque anni di residenza nel Paese anziché dopo dieci – sappiamo che dal momento della richiesta alla cittadinanza ci vogliono sempre e comunque di solito 3-4 anni, perciò si tratta di agevolare un po’ i tempi per portarli alle medie europee» In generale, si tratta un referendum che, secondo Principi, è stato «strumentalizzato» e «definito da qualcuno un referendum “di sinistra” o appartenente a una parte politica». I referendum «non sono politici, sono la massima espressione di democrazia. Questi quesiti, in particolare, stanno a cuore a tutti i lavoratori. Noi ci auguriamo che ogni cittadino voti con la propria festa. Mi stupisce questo dibattito che si è innescato dove ogni partito cerca di cavalcare politicamente il referendum quando l’unica questione è poter recuperare dei diritti. Trovo inoltre molto grave che la presidente del Consiglio, il presidente del Senato e il governatore delle Marche, Francesco Acquaroli, invitino i cittadini a non votare. È qualcosa che lascia l’amaro in bocca. Ci saremmo aspettati da rappresentati importanti delle istituzioni – pagati con i soldi della democrazia – di rispettare maggiormente un appuntamento democratico prioritario come questo. La gente è stanca di sentirsi ricattata dai datori di lavoro. Parlando con i lavoratori nelle ultime settimane, so per certo che tanti di quelli che non sono andati a votare negli ultimi anni andranno a votare per questo referendum».

Sul giudizio pessimo sui ns amatissimi Giorgina e Francesco sono d’accordissimo…..
Secondo me, questa è una ‘pubblicità’ di parte per il SI, mentre avrei voluto proprio vedere se ci fossero stati gli stessi ‘movimenti’ e pubblicità per l’astensione (come ha ‘ben’ fatto la sinistra in passato), che, per chi capisce qualcosina (andare a votare NO, equivale a dare un voto ai SI, non ci vuole uno scienziato per capire questo), equivale al NO, quindi i ‘movimenti’ sarebbero stati legittimi, come lo sono questi, e ognuno ha il sacrosanto diritto di astenersi. gv
La CGIL è il sindacato che ha approvato la fine della scala mobile, difeso l’euro, la moneta della svalutazione salariale e della disoccupazione di massa, e difeso i vaccini, strumento di morte delle case farmaceutiche. Tale sindacato si presenta con un referendum per abolire le “riforme” di Renzi, ripristinare l’art.18 e, al tempo stesso, ridurre gli anni per diventare cittadini italiani da 10 a 5. Da un lato, quindi, fingono, come sempre, di essere contro il precariato e, dall’altro, si adoperano per favorire l’immigrazione e continuare ad abbassare i salari e disoccupare gli italiani. Sì, bisognerebbe fare un referendum abrogativo, ma per abolire la CGIL.
Paolo Bellavite
Buonasera, questi referenda servono a Landini per fare il grande salto lo sanno anche i muri; il che visto sotto una certa ottica potrebbe anche essere sacrosanto però basta non farne una questione di democrazia. D’altra parte mi sembra che ci sia anche il famigerato quesito tanto agognato dalla maldestra sinistra italica di aumentare il flottante dei votanti, per raccattare un cinque sette per cento in più, umili veramente.
Sul lavoro cosa vogliamo dire, consiglio invece un bel giro turistico presso qualcuno dei pochi opifici( che bel termine l’ho voluto usare di fioretto!) ancora attivi e ci si renderà conto che a dare quello che si merita: chi mai.potrebbe salvarsi dalla frusta? Buonanotte.
Per avere la cittadinanza italiana occorre anche dimostrare di essere economicamente autosufficienti.
Vogliono ripristinare qualcosa che ha tolto Renzi con la complicità dei sindacati e rischiare la chiusura di molte piccole attività. Complimenti alla sinistra
I sindacati quando nacquero, tanti anni fa, in particolare al sud, difendevano i lavoratori, oggi pensano solo ai propri interessi, distruggendo il mondo del lavoro Per la cittadinanza la porterei a 15 anni.
Ma se per gli operai non di destra sembra che votare Sì ai referendum, parlo di quelli sul lavoro è cosa buona e giusta, perché per il fascistume non lo è? Forse fa parte di una nuova élite uscita dai pensieri del Mostro della Garbatella, dell’ Untuoso del post Lega bossiana che lo definisce un gran testa di caxxxo ? (non ci metto quelli di Forza Italia in quanto semmai avessero avuto un senso, oltre a quello di arricchire il leader che usava inservienti come fa adesso Tajani a sua volta pure lui un bel sottomesso con la cravatta molto stretta, non l’ho mai capito) Sono venuti fuori tutti assieme dopo le ultime elezioni dove il fascistume meloniano rubando anche al leghismo neonazista salviniano ( tutti e due i soliti nazionalsocialisti de noandri, (più ridicoli o più pericolosi?) fanno parte di una ” aristocrazia” operaia piena di morti di fame come ancora ne siamo in tanti e qualcuno magari se diventa sindaco o assessore cerca di saziare la vecchia fame difficile da dimenticare e con la convinzione che si possa cambiare lo stato d’animo di un pezzente in un principe del bon ton. Insomma per farla corta, perché pur essendo in molti nello stesso campo di cotone si devono avere idee così discordanti? O meglio diverse da quelli che ragionano con la propria testa e da chi invece, poveretti, preferiscono appoggiarsi a chi li sta prendendo per i fondelli e senza neanche troppi sforzi. Per chi segue Salvini, a cominciare da Macerata così si capisce meglio che manca assolutamente il minimo tentativo di cercare di mettere in moto il cervello a quelli che seguono la filosofia meloniana dove si promette quello che non si farà e tutti lì a crederci lo stesso come se fossero ipnotizzati eppure possono aver visto solo dei notevoli peggioramenti in tutto ciò che riguarda il mettere mano al portafoglio. Ma è così che deve essere, un élite non deve ragionare, c’è chi lo fa per tutti. Ps. Non c’è solo Macerata, c’è molta Civitanova.
Ricordo anni indietro, la CIGL, in più occasioni si è schierata per il non voto ai referendum anche sui temi inerenti al lavoro, e così fecero diversi Presidenti del Consiglio e Presidenti della Repubblica, sottolineando che andare a votare non era un obbligo.
Mi domando cosa è cambiato ora.
“Tu non sai dove stai andando, miagoli nel buio, vai a dentoni. C’è molta violenza, c’è molto egoismo. Qua la gente non sa più quando stiamo andando sulla Terra. Tu hai grossa crisi. La risposta non la devi cercare fuori, la risposta è dentro di te. E però è sbagliata!”
Ognuno è libero di votare o non votare.
Oggi e’ una bella giornata andiamo tutti al mare !!!!!!!!!!!
Si può andare a votare E anche andare al mare.