Nicola Fioretti, il pittore della danza
amico di Tulli e Pannaggi
CIVITANOVA - Nella sua casa atelier, alla soglia dei 90 anni, ancora è solito prendere il pennello in mano per dipingere “le ansie e le vibrazioni dei suoi personaggi” come scrisse di lui lo scrittore Davide Lajolo

Nicola Fioretti con una delle sue opere
C’è una casa atelier a Civitanova, è quella di Nicola Fioretti, artista molto conosciuto anche fuori dai confini locali. È Nicola Fioretti, “il pittore della danza”, amico di nomi della storia dell’arte marchigiana come Trubbiani, Pannaggi, Fazzini, Tulli, Lupo, Peruzzi, Ciarrocchi, Cartechini e Capozucca. E alla soglia dei 90 anni ancora è solito prendere il pennello in mano per dipingere “le ansie e le vibrazioni dei suoi personaggi” come scrisse di lui lo scrittore Davide Lajolo.
Un interprete atipico che da quasi 50 anni si distingue per la sua capacità di innovare e sperimentare, portando avanti un percorso pittorico caratterizzato da una fusione tra futurismo, informale e realismo sociale. Le sue opere, vibranti di colore e movimento, hanno saputo catturare l’essenza del dinamismo e della danza, valendogli il titolo di “pittore della danza”.
Nel corso della sua carriera, Fioretti ha intrecciato rapporti con numerosi artisti di rilievo, instaurando un dialogo costante con figure di spicco della scena marchigiana e nazionale. L’incontro con Ivo Pannaggi, grande pittore futurista, si rivelò particolarmente significativo. Negli ultimi anni di vita dell’artista, ospite della casa di riposo Villa Cozza a Macerata, Fioretti ebbe modo di raccogliere aneddoti preziosi e consigli illuminanti. Pannaggi, che apprezzò in particolare una natura morta di Fioretti, lo introdusse ai segreti del Futurismo e ai racconti delle sue esperienze con Marinetti, Balla e Boccioni.

Altro snodo fondamentale fu il rapporto con Pericle Fazzini, che Fioretti ebbe l’opportunità di vedere all’opera nella realizzazione della celebre scultura “Resurrezione” nell’Aula Nervi in Vaticano. Un’esperienza che gli permise di osservare da vicino il processo creativo di uno dei maggiori scultori del Novecento.
Fioretti ha inoltre stretto un sodalizio artistico con Sergio Cartechini, con il quale ha esposto nelle principali città italiane, ottenendo riconoscimenti dalla critica e dal pubblico. Pur partendo da approcci diversi – Cartechini figurativo e tecnicamente rigoroso, Fioretti informale e sperimentale – i due artisti hanno saputo influenzarsi reciprocamente, mantenendo ognuno una cifra stilistica inconfondibile.
Il pittore civitanovese ha inoltre collaborato con il poeta Sandro Bella, illustrando alcune sue pubblicazioni, tra cui il libro “Li Portesi”.
Negli ultimi anni, Fioretti ha concentrato la sua produzione artistica sulla rappresentazione del movimento. Le sue tele si popolano di figure danzanti, che ondeggiano in esercizi ginnici, in un omaggio al grande Maestro Enrico Cecchetti, concittadino civitanovese. Questo filone creativo lo ha portato a partecipare all’evento “Cecchetti Meets Bournonville” a Forlì nell’agosto 2024, confermando la sua vocazione di “pittore della danza”. Il suo stile si distingue per un uso espressivo del colore, che prevale sulla costruzione compositiva.
Negli anni Settanta, la sua arte si è fatta veicolo di temi come l’integrazione e la pace, questioni ancora attuali alla luce degli eventi contemporanei. Parallelamente, la sua esperienza come educatore di bambini con disabilità ha influito profondamente sul suo approccio artistico. La pittura, per Fioretti, è stata anche un mezzo terapeutico, capace di dare voce agli ultimi e ai fragili. Numerosi critici e scrittori hanno elogiato la sua opera, tra cui Virgì Bonifazi, Marino Mercuri e Davide Lajolo. Quest’ultimo, in particolare, ha colto con precisione l’essenza della sua arte: “Fioretti non si ferma alla realtà apparente, ma entra nell’emozione dei suoi personaggi e ne rende appieno la personalità, le ansie e le vibrazioni”. Nonostante la lunga carriera, Fioretti non ha mai smesso di esplorare nuove possibilità espressive. La sua pittura continua a essere un ponte tra passato e presente, tra tradizione e innovazione.