«Le tracce del ‘200 e ‘300
rischiano di sparire con le demolizioni:
Camerino non sarà più la stessa»

L'APPELLO al commissario Castelli è stato firmato da un gruppo di docenti universitari, storici dell’arte ed appassionati cultori della storia della città ducale. Tra le proposte la banca della pietra antica e la preventiva rimozione degli intonaci degli edifici in via di demolizione

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Pietre del Trecento in una demolizione recente a Camerino

di Monia Orazi

Un appello al commissario Guido Castelli per salvare le tracce della Camerino del Duecento e del Trecento dalle demolizioni in programma nel centro storico della città è stato firmato da un gruppo di docenti universitari, storici dell’arte ed appassionati cultori della storia della città ducale. Primo firmatario è monsignor Sandro Corradini, promotore di giustizia in Vaticano presso la Congregazione per le Cause dei Santi, storico e ricercatore d’archivio, autore di innumerevoli pubblicazioni sulla storia camerte.

Capitello Duecentesco a Camerino

Scrivono gli studiosi: «Vorremmo con questo nostro appello presentarle la nostra grande preoccupazione per le demolizioni che dovrebbero concernere il centro storico di Camerino. Molti edifici della città si presentano infatti con il volto della ricostruzione ottocentesca e ricoperti di intonaci, privi quindi del vincolo specifico della Soprintendenza, benché al di sotto di tale copertura celino segni del passato tre-quattrocentesco della città coi suoi palazzi pubblici, i suoi palazzi porticati, i suoi fondaci dell’intraprendente ceto mercantile medievale. Le scorse demolizioni di un palazzo apparentemente di nessun pregio architettonico hanno poi rivelato la presenza di un edificio del Trecento: purtroppo a demolizione avvenuta è rimasto solo un mucchio di pietre antiche. È in programma la demolizione di un palazzo in Piazza Sant’Angelo (oggi Piazza Garibaldi), anch’esso all’apparenza di valore architettonico non straordinario, ma che cela al di sotto degli intonaci il porticato quattrocentesco in pietra del Capitano del Popolo, la famosa “trasanna” sotto la quale si è dipanata tanta parte della storia di Camerino».

Tracce di un loggiato trecentesco a Camerino

Il recupero delle testimonianze antiche secondo i promotori dell’appello va nell’ottica di valorizzazione turistica del centro storico di Camerino: «Da anni ci occupiamo di questa città, e cerchiamo di studiarne la storia e constatiamo che il suo patrimonio romano, medievale e rinascimentale non è del tutto perduto: esso è spesso solo celato, ed una demolizione che non rimuova preventivamente gli intonaci può rivelarsi disastrosa per quanto non è ancora noto, ma presente. Sappiamo che la situazione della ricostruzione è grave e la stanchezza degli abitanti è molta, ma quale prospettiva per una città d’arte come Camerino? Quale turista verrà a visitarla se non vi saranno testimonianze antiche che lo attraggono? Ma verrebbe da aggiungere quel che tanti camerti ci hanno confidato: “se Camerino non sarà più la stessa, avrà un senso affrontare sacrifici per tornarci a vivere o ce ne andremo altrove? Se non rivediamo il suo volto antico, che senso ha più il centro storico?”».

Gli appassionati lanciano la proposta operativa di una norma legislativa che preveda uno studio archeologico preventivo degli edifici interessati, per evitare di bloccare i lavori: «Facciamo altresì notare, davanti alla consueta obiezione del ritardo già accumulato, che, così come lo scavo preventivo accelera e non rallenta i lavori stradali, così un’indagine preventiva eviterebbe il blocco dei lavori necessario per legge, laddove emergessero evidenze importanti, alcune delle quali sono già individuabili. Le chiediamo quindi, avendone lei le facoltà a livello legislativo, un intervento perché, senza oneri aggiuntivi per i proprietari, si segua l’esempio lungimirante di Firenze dopo l’alluvione del 1966 e si provveda alla preventiva rimozione degli intonaci degli edifici in via di demolizione e ad un’attenta valutazione di essi da parte degli organi preposti».

Demolizione ex palazzo Priori per la costruzione del tribunale negli anni Sessanta

Altra proposta operativa è la realizzazione di una sorta di banca delle pietre antiche, da utilizzare per la ricostruzione in città: «A tal proposito mettiamo a disposizione fin d’ora gratuitamente qualsiasi competenza, notizia storica o studio inedito da noi effettuato sulla città in questi anni di interesse ed amore per Camerino. Laddove davvero si rivelasse, dopo attento esame, un’effettiva impossibilità di preservare le strutture antiche e la loro demolizione dovesse essere l’unica soluzione, chiediamo almeno che esse vengano documentate fotograficamente perché ne resti almeno memoria storica per i posteri e che si preservino gli elementi di pregio ed anche le pietre del Tre-Quattrocento in un’eventuale “banca della pietra antica” a disposizione dell’amministrazione pubblica per i restauri in città. Essendo la materia così capitale e delicata, ed essendo certi che un domani ci pentiremo di non aver fatto il possibile per preservare il passato, abbiamo voluto esprimerLe queste nostre preoccupazioni, pronti a dare tutto il nostro contributo nella ricerca di soluzioni alternative, che sono ancora possibili e anzi doverose».

A firmare l’appello storici dell’arte, archeologi, docenti universitari, storici locali: Matteo Mazzalupi, Don Stefano Carusi, Claudio Cingolani, Andrea De Marchi, Giuseppe De Rosa, Emanuela Di Stefano, Pier Luigi Falaschi, Leonardo Lolli, Fiorella Paino, Simonetta Stopponi, Giulio Tomassini, Corrado Zucconi Galli Fonseca, Paolo Liverani. Concludono i promotori: «Stiamo ricevendo altre illustri adesioni, come quella del prof. Paolo Liverani, professore ordinario di topografia antica all’università di Firenze e già direttore del reparto antichità classiche dei Musei Vaticani, il quale ha anche inviato importanti suggerimenti che prevediamo di discutere a breve. L’adesione di Liverani, apre uno scenario molto importante, ossia Camerino può diventare un vero laboratorio per il recupero filologico dell’antico dopo le catastrofi senza cancellare il passato, elaborando criteri che si riveleranno utili anche in futuro per altre realtà».

Un recente convegno sul tema con Claudio Cingolani, monsignor Sandro Corradini e don Stefano Carusi


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